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Cortocircuito del dolore

Lucia sapeva che da lì a qualche giorno le sarebbero iniziate le mestruazioni. Dietro le montagne, come quasi ogni sera di quell’estate…

Elisa Cat · 2023-08-01 09:32 · 0 claps · 5.0 min read
#femminilità #mestruazioni #depressione #donne #dolore
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Cortocircuito del dolore

Era un pomeriggio inoltrato d’estate e Lucia si trovava a casa dei suoi genitori, in campagna, per fuggire dal caldo asfissiante della città in cui viveva. Il suo impiego le permetteva di lavorare da casa, anche se per soli due giorni a settimana, così Lucia si trasferiva momentaneamente dove preferiva, a patto di avere una buona connessione internet. Inoltre, aveva un posto al quale tornare: una bella casa circondata dal verde, con un orto rigoglioso, non lontana dalle montagne che si stagliavano blu incorniciando l’orizzonte. Naturalmente di aspetti negativi ce n’erano molti. La vita di provincia, la noia, soprattutto in inverno, un senso di isolamento ed una certa chiusura mentale delle persone del posto. Persone che, al contrario di Lucia, erano soddisfatte di condurre una vita così tranquilla, monotona, uguale a se stessa.

Lucia sapeva che da lì a qualche giorno le sarebbero iniziate le mestruazioni. Dietro le montagne, come quasi ogni sera di quell’estate, si accumulavano nubi nere cariche di pioggia e fulmini. Lucia monitorava l’andamento del ciclo tramite l’app dell’iPhone. Nonostante non avesse una grande affinità con le agende, o con il tenere nota delle cose in generale, annotare l’inizio e la fine del ciclo era, per lei, diventata un’abitudine. Forse perché non richiede un grande sforzo in termini di tempo. Ma soprattutto, nel corso degli anni, aveva compreso che con l’avvicinarsi dell’inizio del flusso, la sua mente, in particolare, ne risentiva ed era come se subisse una trasformazione momentanea talmente forte in grado di scuoterla nell’animo e farla sentire totalmente sbigottita. Quindi, sapere che quei bruschi e pesanti cambi d’umore, anche se duravano i pochi giorni che precedevano l’inizio delle mestruazioni, erano dovuti a dei fattori ormonali era per lei di grande consolazione. Aveva bisogno di assicurarsi di non essere quella persona lì, dato che le sembrava che ci fosse qualcosa di essenzialmente sbagliato.

In quei giorni era come se la sua personalità di sempre venisse rapita, nascosta in un antro buio della sua anima, e scambiata con un altro essere che si impadronirà delle sue emozioni e della sua psiche. Era un burattinaio crudele. Il peggio era che spesso questo alter ego colpiva senza alcun chiaro preavviso, ma arrivava sempre puntuale come se fosse scaduto una specie di conto alla rovescia invisibile e silenzioso. Quasi ci fosse un patto segreto tra lei e l’Altro. Lucia era distesa a letto, il corpo rilassato e avvolto da un vestito leggero a fiori. Stava leggendo il suo romanzo estivo, un grosso tomo che poco aveva a che fare con quello che solitamente si definisce lettura estiva. Era di umore tranquillo, ma onde inquietanti si stavano affacciando all’orizzonte della mente preannunciando quell’arresto emotivo che ha un nome ben preciso: sindrome premestruale.

Effettivamente la metafora del mare e della marea è piuttosto efficace per descrivere precisamente le sensazioni che investono Lucia in quei giorni. Infatti, quello che accadeva, era come il ritirarsi della marea. Il riavvolgersi dell’acqua lasciava scoperto il fondale umido, pieno di forme di vita e non: alghe, granchi, conchiglie, bottiglie di plastica, reti da pesca, spazzatura. Tutto ciò che prima godeva della protezione delle acque ora giaceva nudo e inerte alla luce del sole. E questo faceva male, bruciava. Non poteva essere ignorato. Lucia ogni tanto pensava che l’assenza di protezione rivelasse in fondo la sua vera natura. Ma forse, proprio lì, si celavano insoliti tesori.

I suoi pensieri iniziano a prendere un’altra direzione, diventando ossessivi, negativi e petulanti: una forte depressione è in arrivo. Pian piano, le energie fisiche e mentali calano e anche le attività più semplici diventano faticose. La luce del sole, l’accecante vitalità estiva diventano assolutamente insopportabili. Tutto ciò di cui ha bisogno è il buio. Una sensazione fisica come un manto avvolgente appiccicoso a poco a poco le pervade il corpo, sembra una gelatina che lo immobilizza. La mente inizia a scollarsi tipo carta da parati. E nei giorni successivi è solo un peggiorare. Iniziano dei brevi vuoti di memoria, cose semplici ma importanti: ad esempio non ricordarsi il codice pin nel momento in cui si vuole pagare o ritirare dei soldi al bancomat. In generale vorrebbe piangere, ma le lacrime non escono dagli occhi. Lucia pensa che dovrebbe abbandonarsi a questo stato depressivo, anziché combatterlo o sentirsi in colpa.

Passano almeno 2 o 3 giorni così. Il pensiero di morire, di suicidarsi, sembra dolcemente liberatorio. E non fa paura, come nei giorni normali. La sua vita le pare un fallimento. Per fortuna è il weekend e non deve lavorare, altrimenti concentrarsi sarebbe stato troppo difficile, quasi impossibile. Ma come si fa a spiegare, ai propri colleghi o al datore di lavoro, le conseguenze della sindrome premestruale ed essere prese sul serio? Come non sentirsi in colpa o bugiarde ed esagerate? E se la prenderanno per pazza? E se pensassero che fosse solamente una scusa, una copertura, per nascondere quello che in fondo è veramente ? Considerando che, allo stato attuale delle cose, anche il dolore fisico provocato dalle mestruazioni, la dismenorrea, non è ancora riconosciuto a livello legale e dunque non è possibile ottenere un congedo dal lavoro, figuriamoci quando il dolore non è fisico ma emotivo, psicologico, cognitivo. Dunque, bisogna sopportare e resistere? Alla fine, Lucia conclude, è lo stato naturale delle cose: l’ormone che si chiama progesterone entra in campo alla fine dell’ovulazione e prima dell’inizio delle mestruazioni. Esso influenza il sistema nervoso centrale facendo aumentare la percezione di alcuni stimoli ed impulsi, piuttosto che altri. La sindrome premestruale, che nelle fasi più gravi si chiama disordine della fase premestruale, si manifesta attivando proprio quei pensieri intrusivi e destabilizzanti, facendo entrare in scena l’alter ego. È così naturale ma allo stesso tempo abominevole. Il corpo si stava preparando ad avere una gravidanza, lo stomaco, il cuore, il seno si fanno più affamati, palpitanti e turgidi, ma il preannunciare della sindrome premestruale sono il chiaro segno che nel corpo non c’è una nuova vita alla quale prepararsi. Sembra quasi una punizione. Così, pensa Lucia, rassegnata all’evidenza e vergognandosi per quei pensieri. Non che desiderasse avere un figlio, ma è il potere talvolta beffardo ed incontrastabile proprio della sua biologia che la sconvolge. E forse la sua psiche è particolarmente soggetta ad alcuni mutamenti. Eppure, pensa, è possibile trovare delle vie di conforto, anziché soccombere. Dal momento che ogni mese, con sfumature più o meno gravi di invalidità, questi episodi si ripetono, Lucia pensa che dovrebbe prendersene più cura e magari parlarne con qualche esperto. Forse, un primo passo sarebbe il riconoscere che questa fragilità non deve essere motivo di vergogna ma bensì sinonimo di accettazione di una delle tante sfumature della propria femminilità, cogliendone il mistero e la grandiosità che in essa si nascondono. D’altronde ci vuole molto coraggio nel sconfiggere i tanti pregiudizi che nel corso dei secoli hanno inquinato, attribuendo a questo fenomeno etichette assolutamente false, umilianti, e soprattutto pretestuose, riducendo, in totale malafede, la sindrome premestruale a qualcosa di melodrammatico o caricaturale, per l’appunto, isterico. Che cosa le sarebbe successo, si chiede, poco meno di un secolo fa? La risposta non tarda ad arrivare.

Ormai da qualche anno, soprattutto con l’avvicinarsi dei trent’anni, il flusso mestruale inizia quasi sempre puntuale. Lucia poco a poco inizia a sentirsi meglio, sapendo che per i prossimi venti giorni circa tornerà quella di sempre e comunque sperando che al prossimo ciclo la sindrome non sia così forte. Si chiede, un po’ spaventata, se e come cambierà nel corso degli anni, cosa accadrà dopo un’eventuale gravidanza o più tardi ancora quando arriverà la menopausa. Con tutte le sue forze vuole ricordare a se stessa, che comunque vada, in quest’esperienza non è affatto sola.


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