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Vivere attraverso le storie ci salverà l’anima?

Un gioco che non mi è piaciuto ha scatenato una riflessione sulla vita e sull’importanza delle storie in un “tempo di guerra” come il…

Fabio Di Felice in Panino al salame · 2021-01-19 20:15 · 3 claps · 4.9 min read
#videogiochi #videogames #sakura-wars
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Wiki topics: 🎮 · Gaming

Vivere attraverso le storie ci salverà l’anima?

Ieri ho finito i videogiochi che avevo accumulato. Quello che in gergo si definisce backlog e che, per quanto mi riguarda, solitamente conta uno o due titoli, non di più. È stata una corsa furiosa durata mesi, una catena di montaggio scandita al ritmo costante di finisci, riparti, finisci, riparti

Il perché ce lo siamo già raccontati **in un vecchio articolo di Panino che mi sta piuttosto a cuore: escapismo. Fuggo da una realtà che non capisco più e con il passare dei mesi la situazione non è migliorata, anzi. È stato bello però condividere con voi questa riflessione, parlare con i tanti che mi hanno scritto che si sentono smarriti allo stesso modo e che si sono rifugiati in un hobby**. Il vostro affetto, la vostra partecipazione e le vostre testimonianze mi hanno commosso e mi hanno fatto sentire meno solo. Lo scorso anno, in piena pandemia e con qualche mese di reclusione sulle spalle, ho riaperto Panino al Salame proprio per questo. Un antidoto contro la solitudine.

[embed]Gioco per sfuggire a una realtà che non capisco più Non capisco più cosa mi riserverà il domani.medium.com

L‘ultimo gioco da smaltire sullo scaffale è stato Sakura Wars, l’episodio uscito lo scorso anno su Playstation 4. Ce l’avevo lì da qualche mese, recuperato a due spicci in una qualche offerta Amazon del black friday. Un titolo di stra-nicchia, una visual novel che purtroppo diventa in breve una discreta marmellata di palle racchiusa in una confezione davvero bellina. Il gioco non mi sentirei di consigliarlo (a meno che non siate proprio amanti del genere), infatti mi fatto desistere dopo una mezza dozzina di ore di ciance. Dentro però ci ho trovato una riflessione davvero bella e attuale. Quella da cui nasce questo pezzo.

Lei è Sakura una delle protagoniste del gioco. Lui è komekazzosichiama, il nostro avatar conteso tra le belle ragazze protagoniste del gioco.

Lei è Sakura una delle protagoniste del gioco. Lui è komekazzosichiama, il nostro avatar conteso tra le belle ragazze protagoniste del gioco.

Il gioco è ambientato a Tokyo, in un contesto fantasy che mescola elementi palesemente futuristici (ci sono i mech i demoni robot e i treni volanti) e retrò in una di quelle commistioni giapponesi purosangue. Il protagonista, un ufficiale della marina, viene inviato a dirigere le ragazze del corpo di difesa imperiale tokyense. Sakura e le altre oltre ad essere (bone) eccezionali combattenti a bordo dei classici mech da battaglia, sono anche delle attrici alle prime armi che abitano in un teatro un po’ dismesso. Questa bizzarra doppia vita è spiegata da una frase semplice ed efficace: in tempo di guerra non è solo il corpo delle persone che dobbiamo difendere ma anche la loro mente, il loro spirito. Per questo motivo “combattere” sul palcoscenico è importante almeno quanto prendere a martellate i demoni. E anzi, considerando il tempo che si passa dietro le quinte a broccolare con le protagoniste, direi che è forse ancora più importante.

Come vi dicevo, il gioco l’ho tristemente abbandonato perché in questo periodo ho bisogno di qualcosa di più “giocoso” e mi pesa trascorrere le mie due ore libere al giorno premendo x sul pad per mandare avanti i dialoghi ma questa riflessione su corpo e mente mi ha colpito moltissimo. Mi ha colpito perché, cavolo, mi rendo conto che siamo in “guerra” con il virus da quasi un anno.

È stato strano girare liberamente per Night City e limitare gli spostamenti nella mia città. È stato come trasferirsi lì.

È stato strano girare liberamente per Night City e limitare gli spostamenti nella mia città. È stato come trasferirsi lì.

Questa consapevolezza ultimamente mi colpisce sempre più spesso. Quando ripenso alle serate al cinema, ai pomeriggi spesi in libreria, alle cene con gli amici o quando penso al Natale trascorso in casa da solo anziché con i miei nonni. Spero di poter condividere con loro il prossimo (e altri mille) prima che sia troppo tardi. È proprio una mentalità di guerra quella che abbiamo adottato per far fronte a questa minaccia invisibile che ci costringe a sopravvivere piuttosto che a vivere, limitando al massimo le attività sociali. E la cosa più spaventosa è che non c’è soluzione se non per piccole, limitate, parentesi.

Questa sera per esempio ho avuto l’interazione sociale più rilevante delle ultime settimane: un amico è venuto a trovarmi in negozio, siamo usciti a fare una passeggiata per fare due chiacchiere. Mentre parlavamo del più e del meno il telefono gli ha squillato: una mail da Unieuro che lo avvisava della rinnovata disponibilità di Xbox Series X. Sono due mesi che la insegue in tutti i negozi e non riesce a trovarla. Ci guardiamo impanicati, lui cerca di comprarla dal telefono e non ci riesce. Corriamo in negozio e ci mettiamo al PC. A quel punto, col fiato sospeso, inseriamo i dati della carta e riusciamo a prenderla. Volevamo abbracciarci per il successo ma ovviamente non lo abbiamo fatto. È stato incredibile però condividere un’esperienza così scema e superficiale dopo che tutte le interazioni degli ultimi mesi, dalle belle notizie alle brutte notizie, sono arrivate solo attraverso lo schermo del telefono. Mi chiedo se si possa davvero vivere senza queste piccole esperienze. Senza le nostre storie. La risposta è no. Non si può.

Personalmente sono uno che campa di storie da raccontare e l’unico modo che ho di ingoiarne tenendo al sicuro il corpo è evadere, andare a pescarle altrove. Lo faccio attraverso i videogiochi, lo faccio con i libri, sto tornando a farlo con il cinema recuperando qualcosa dalle uscite più interessanti che mi sono perso nell’ultimo anno.

In pratica sono come il pubblico delle ragazze di Sakura Wars: se non impazzisco è solo per merito delle storie che ascolto.

Vivere attraverso queste storie, attraverso l’arte, ci salverà davvero l’anima come dicono i personaggi di Sakura Wars? Non lo so, ma adesso come adesso è l’unica opzione per sfuggire a una routine fatta di (poco) lavoro e di (ancor meno) sonno.

Ecco come ho deciso di dannarmi l’anima dopo un pomeriggio di indecisione. Nioh 2.

Ecco come ho deciso di dannarmi l’anima dopo un pomeriggio di indecisione. Nioh 2.

Certo, ho le mie piccole scappatoie virtuali come le collaborazioni che porto avanti con i miei amici. L’altra settimana per esempio abbiamo organizzato una puntata speciale con i ragazzi del **podcast Free Playing nella quale abbiamo parlato del— famme gratta i cojoni —fascino dell’altro mondo o meglio degli altri mondi**. E comunque è proprio su Free Playing che mi potete beccare almeno una volta a settimana (che diventano due, che diventano tre perché immagino che anche per i miei amici e per il meraviglioso pubblico che segue il podcast, la diretta rappresenti un’occasione dove sentirsi meno soli).

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L’altra valvola di sfogo è Panino, dove parlo con me stesso di me stesso, e dove ogni tanto qualche matto\a come te che stai leggendo questo pezzo mi sta a sentire. Spero di riuscire a salvare un pezzettino della tua anima con le mie storie. Ci spero tanto.

Per quanto riguarda la mia di anima, dopo aver finito i giochi nella libreria, ho ripreso in mano NiOh 2 che non avevo ancora terminato perché troppo ostico. Così tra un accidente e l’altro la mia anima può bruciare all’inferno una volta per tutte.


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