Sapere quando bagnarsi
Sono a Budapest, vivo qui da più di due mesi ormai, e, essendo nata nel sud dell’Italia, mai mi sarei aspettata di patire tanto il caldo…
Sapere quando bagnarsi
Sono a Budapest, vivo qui da più di due mesi ormai, e, essendo nata nel sud dell’Italia, mai mi sarei aspettata di patire tanto il caldo nella capitale ungherese già ai primi di giugno.
Questa settimana è stata faticosa, ho dovuto comprare delle scarpe nuove, leggere e comode, e dei vestiti più leggeri.
Ho sempre la sensazione che il mio corpo percepisca il mondo in modo eccessivo. Quando fa freddo, il freddo è troppo: ho la sensazione che mi spezzi. Quando fa caldo, il caldo è troppo: ho la sensazione che mi soffochi.
Questa percezione del mondo così devastante mi ha consentito, nei miei anni di vita, di sviluppare una sorta — forse una vera e propria — ansia da controllo. Quest’ansia, però, sa come organizzare ogni cosa: ho sempre con me qualcosa che può servire a qualcuno — e, in realtà, il più delle volte i miei infiniti gadget di sopravvivenza hanno aiutato altre persone che ne avevano bisogno, più che me.
Mi chiedo, di fatto, se il mondo sia davvero così “duro” o se sia la percezione del mio corpo, e della mia mente, a farmelo sperimentare come tale. A vedere le notizie tutti i giorni a me sembra che lo sia, più che duro.
Ma il sole, il caldo; la neve, il freddo: possono davvero ferirmi così tanto?
Fuori, nei cortili del campus, c’è sempre qualcuno che gioca a pallavolo o a tennis o a calcio: e giocano di giorno, e di sera, e col caldo, e col vento. E io mi chiedo sempre, guardandoli: ma come fanno? Non è troppo da sopportare?
Un’ora fa il vento si è alzato, il cielo si è adombrato: se fossi stata fuori casa, mi sarei avviata per rientrare perché il mio fare esperienza nel mondo mi ha insegnato che quelle condizioni climatiche, di solito, peggiorano.
I ragazzi hanno continuato a giocare con la palla.
Poi è arrivata la pioggia: improvvisa, forte, un diluvio.
I ragazzi sono scappati da tutte le parti.
Ho pensato ai bambini e alle bambine: quanto sono capaci di ignorare il caldo e il freddo se il gioco è bello. Quanto tempo ci mettono a stancarsi, a perdere le forze e a decidere di riposare. Quanto il sudore può grondare dalla loro fronte prima che demordano.
Accumulare esperienza di vita nel mondo ci consente di trovare soluzioni ai problemi più velocemente, forse a volte anche in modo migliore, di chi quell’esperienza ancora non ce l’ha.
Il riconoscere un cielo plumbeo e sapere che lo accompagnerà la pioggia è dunque una forma di saggezza? Capire di dover mettersi al riparo prima di bagnarsi è una forma di sopravvivenza?
Da piccola, semplicemente, non ci pensavo. Sapevo che se fuori diluviava, non potevo uscire. Sapevo che se c’era il “solleone” (il sole-leone, come lo chiamava mia madre per convincermi a non andare fuori, e io immaginavo un’enorme testa di leone in cielo), non potevo uscire.
Ma se giocavo con un’amica e faceva caldo, semplicemente sudavo. Se la pioggia arrivava, mi bagnavo.
Credo abbia senso che la percezione del mondo passi per così tanta acqua addosso.
Ha smesso di piovere e, dalla finestra socchiusa per lasciare, finalmente, rinfrescare il mio piccolo monolocale, sento nuovamente i rimbalzi del pallone: i ragazzi, umidi, hanno ricominciato a giocare.
La saggezza è la capacità di comprendere i propri limiti, sperimentati attraverso la percezione del mondo.
Forse, semplicemente, i loro limiti sono oltre i miei.
Questo mi fa pensare che non sono saggia, sono solo vecchia.
메타데이터
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