Sulla cultura di destra
A proposito dell’ultimo saggio di Mimmo Cangiano
Sulla cultura di destra
A proposito dell’ultimo saggio di Mimmo Cangiano
Cultura di destra e società di massa. Europa 1870–1939 è un saggio di Mimmo Cangiano, pubblicato pochi mesi fa da Nottetempo nella collana di critica letteraria Extrema ratio. Si tratta di uno strumento molto utile per approfondire i tratti morfologici e l’articolazione genealogica dell’intera cultura di destra tra fine Ottocento e prima metà del Novecento, premessa indispensabile per la decostruzione dell’odierno pensiero di destra.

Una struttura elementare della “cultura di destra”
La struttura elementare che Cangiano rintraccia all’interno dell’orizzonte discorsivo degli intellettuali di destra (dall’ambiente reazionario-conservatore fino al sindacalismo nazionale e al nazionalsocialismo) coincide con l’idea che la “comunità”, intesa idealisticamente come gruppo sociale organico e indiviso e come espressione di una Kultur unitaria (coestensiva alla nazione), sia minacciata da forze atomizzanti legate allo sviluppo della società di massa.
All’interno di questa prospettiva, tanto l’individualismo borghese (precipitato etico del libero mercato, correlato dell’amoralità di cui il denaro è epitome) quanto la lotta di classe (fenomeno che distrugge la coesione interna della “comunità” creando polarizzazioni e antagonismi tra le classi sociali) vengono interpretati come le due facce della stessa medaglia: il trionfo del moderno materialismo sull’orizzonte auratico dei valori tradizionali.
La stigmatizzazione del materialismo
La critica di destra al materialismo (in tutte le sue declinazioni: dall’edonismo allo stesso materialismo storico) è senz’altro uno dei punti che il saggio di Cangiano affronta in modo approfondito. La portata del tema sfonda ovviamente i confini spazio-temporali della destra otto-novecentesca per arrivare direttamente al presente.
Nella cultura di destra (e non solo) ogni materialismo è stigmatizzato in quanto forza disgregante che sottrae l’individuo al suo “naturale” ruolo di vettore vivente dei valori spiritualizzati della Kultur. In questa prospettiva, l’edonismo, in quanto soddisfacimento centrifugo dei desideri del singolo, va per forza a scapito degli elementi coesivi e centripeti che aggregano la “comunità” intorno al baricentro dell’assiologia condivisa (al contrario, Herbert Marcuse in Eros e civiltà del 1955 sosterrà la messa a valore dell’edonismo nel quadro di un’azione politica orientata al benessere di tutti). Il denaro, strumento operativo dell’edonismo dei singoli, è visto a sua volta una forza atomizzante, simbolo dell’erranza valoriale di una finanza internazionale (che lo stereotipo antisemita riconduce puntualmente agli ebrei, come fa Werner Sombart in Mercanti ed eroi del 1915) contrapposta alla fissità della “comunità” nazionale e della sua Kultur.
Per la cultura di destra, si noti, il problema non è il capitalismo in quanto sistema di potere basato sull’egemonia di pochi (fatto considerato naturale e necessario), ma il capitalismo come fonte di contaminazione morale e spirituale della “comunità”. La diffusione del materialismo è intesa, allora, come sintomo di un progresso che è necessariamente decadenza: a tale “malattia” gli intellettuali di destra contrappongono il ritorno alla tradizione, additato miticamente come rimedio palingenetico, oppure (in particolare dopo la prima guerra mondiale e con l’avvento dei fascismi) il potenziamento della funzione spirituale ed anti-materialistica, dunque fondamentalmente repressiva, dello Stato (è il caso dello Spengler di Prussianesimo e socialismo del 1919).
L’egemonia della “religio mortis”
Dietro la critica al materialismo sta quella che Furio Jesi in *Cultura di destra (Garzanti 1979, riedito da Nottetempo nel 2011), uno dei principali punti di riferimento del libro di Cangiano, chiamava religio mortis*: l’esaltazione mortifera dello spirito di abnegazione e di auto-sacrificio, la feticizzazione del “dovere” nei confronti dei dispositivi di dominio (es. la patria nel nazionalismo), l’ideale della repressione e della totale spiritualizzazione-alienazione del corpo.

Copertina di Furio Jesi, Cultura di destra nell’edizione Garzanti del 1979.
Dietro la critica al materialismo sta, cioè, l’asserzione di una “naturale” vocazione dei corpi alla sottomissione (idea antica quanto il platonismo) in funzione del mantenimento dei vigenti assetti di potere (status quo). Si tratta di un senso comune ancora oggi ben radicato, che l’ideologia del neoliberismo — al contrario di quel che affermano i censori dell’edonismo contemporaneo — non ha mai realmente messo in crisi, ma di cui piuttosto si è nutrita. Basti pensare alla feticizzazione del lavoro come priorità esistenziale, alla “meritocrazia” come diuturno autosacrificio e impegno asintotico verso l’eccellenza, agli ideali competitivi del libero mercato che producono nuove forme di quelle che Michel Foucault chiama “tecniche del sé”. Nei sistemi neoliberisti i piaceri privati e la gratificazione edonistica vanno bene solo fintantoché non compromettono la piena disponibilità dell’individuo ad annullarsi in funzione del sistema.
Per verificare come l’orizzonte discorsivo del moralismo di destra sia ancora oggi attivo e pericolosamente pervasivo, basta considerare l’offensiva (promossa anche da individui che si auto-ascrivono alla cultura di sinistra, es. la pagina Facebook “Osservatorio Italiano sul Neoliberalismo”) contro la questione di genere e contro il transfemminismo, interpretato come espressione estrema di un individualismo/materialismo che agisce in sinergia con le forze che minacciano la coesione della “comunità” e il suo repertorio spiritualizzato di valori tradizionali (tra cui figura ovviamente il binarismo di genere, l’eteronormatività, etc.).
Tra questo approccio reazionario all’analisi dei fenomeni sociali e la produzione discorsiva degli intellettuali della destra otto-novecentesca analizzati da Cangiano c’è una totale (e allarmante) corrispondenza.
Proprio per questo motivo (e a maggior ragione a fronte dei risultati delle ultime elezioni) leggere il saggio di Mimmo Cangiano può essere un buon punto di partenza per riflettere criticamente sul carattere ancora oggi pervasivo ed egemonico di certa cultura di destra e per elaborare nuove e più radicali strategie di resistenza.
Dino Ranieri Scandariato
메타데이터
- post_id
- 7ab3ca5f00a9
- slug
- sullubiquità-della-cultura-di-destra-7ab3ca5f00a9
- url
- https://medium.com/@laforestadeicedri/sullubiquit%C3%A0-della-cultura-di-destra-7ab3ca5f00a9
- canonical_url
- https://medium.com/@laforestadeicedri/sullubiquit%C3%A0-della-cultura-di-destra-7ab3ca5f00a9
- author_url
- https://medium.com/@laforestadeicedri
- status
- ok
- fetched_at
- 2026-06-22 05:41:33