Paride e la più bella
Tutto comincia per colpa di un invito mancato
Paride e la più bella
Tutto comincia per colpa di un invito mancato

Il sogno di Ecuba, 1536, Giulio Romano, Palazzo Ducale
Alla madre di Paride, la regina Ecuba, viene predetto che il figlio che avrebbe partorito sarebbe stato la causa della distruzione del suo regno, la città di Troia. Giulio Romano interpreta il sogno di Ecuba come un incubo.
Ecuba racconta tutto al marito Priamo, che decide di abbandonarlo. Verrà allevato da pastori.

Mercurio e Paride,1597 -1604 ca.,Annibale Carracci, Farnese Roma.
Annibale Carracci è l’artista che rivela l’amore per la realtà e molto note sono le sue scene di genere dove il pittore abbandona le scene religiose o mitologiche per narrare la vita quotidiana. Questa sua peculiarità lo porta comunque a sottolineare vivacità e immediatezza anche nelle opere, che al tempo, venivano considerate più importanti. Il mito diventa il pretesto per liberare la sua fantasia e definire scene in movimento nel gusto teatrale ma senza dimenticare l’equilibrio della classicità.

Nozze di Peleo e Teti, 1636–1638, Jacop Jordaens, Museo del Prado, Madrid
Ma andiamo con ordine.
Al matrimonio della ninfa Teti e del mortale Peleo vennero invitati tutti gli dei dell’Olimpo ma non Eris, divinità minore, dea della discordia. La sua vendetta fu di lanciare sul tavolo del banchetto una mela d’oro con la scritta “alla più bella fra tutte le dee”.
Nella tela, progettata da Rubens e poi definita dal suo aiuto, emergono chiaramente le identità e le personalità delle tre dee che si avventano sulla mela. Venere di spalle indica il suo corpo nudo con un piccolo e paffuto Cupido alle ginocchia. Giunone non ha la solita corona ma è vestita come una matrona, mentre Atena con la sua armatura, si allunga oltre per afferrare il premio d’oro.
Una figura alata in ombra, sta uscendo dalla scena ma è colta nell’atto di un lancio. Mercurio, con il suo berretto alato, tocca il globo d’oro della contesa e si fa garante di consegnarlo a un mortale per definire la più bella.

Le nozze di Peleo e Teti, 1638, Abraham Bloemaert, Mauritshuis, l’Aia
Anche Abraham Bloemaert, pittore olandese, descrive le nozze di Teti e Peleo. In primo piano vi è Venere seduta accanto ad Apollo, alle spalle Minerva con l’elmo, Giunone, accanto a Giove con la corona in testa, che pare ascoltare Mercurio intento a sussurrarle all’orecchio. La perfida Eris lancia sul tavolo il pomo della discordia.
Rispetto al precedente dipinto i colori appaiono più cupi, come immersi nell’ombra, le dee, inoltre, non sembrano ancora contendersi la mela.

Il Giudizio di Paride, 1483–1488, Sandro Botticelli, Collezione Vittorio Cini, Venezia
Come al solito Botticelli narra il mito quasi senza profondità e proprio per mostrarlo come una favola senza tempo. Illustra, tuttavia, un paesaggio molto definito come il monte su cui Paride sta pascolando gli armenti di pecore, mucche e capre con l’aiuto di due cani. In lontananza, a destra si trova una città ricca con edifici turriti, che si affaccia sul mare mentre sulla sinistra,dopo un’insenatura, vi è un’altra città, con costruzioni parzialmente in rovina forse per evocare la distruzione di Troia.
Delle tre dee non vi sono attributi iconografici e l’unica che possiamo identificare è Venere, vestita di bianco,perchè sta prendendo la mela offertale da Paride.

Il giudizio di Paride. 1528, Lucas Cranach il Vecchio, Metropolitan Museum of Art, New York
Lucas Cranach ha dipinto alcune versioni del giudizio di Paride e lo ambienta nel mondo medioevale. Paride non è più un pastore ma un cavaliere. Giunone non è più una matrona ma è la dea con il cappello piumato. Mercurio un rosso cavaliere. La prospettiva ampia lascia andare lo sguardo oltre al bosco verso due città, una lacustre ed un’altra arroccata su un picco roccioso.
Ambientando il mito nel suo tempo, Cranach sottolinea l’aspetto allegorico. Un principe atto ai propri doveri, all’opposto di Paride, deve scegliere la saggezza e ottenere l’equilibrio fra potere, amore e gloria.

Il giudizio di Paride, 1638–1639, Pieter Paul Rubens, Museo del Prado, Madrid
Rubens compone la vicenda orizzontalmente e presenta sulla destra le tre dee con i loro attributi iconografici: Giunone con il pavone, Venere con la presenza di Cupido mentre Atena contraddistinta dall’elmo e lo scudo. Paride sulla sinistra è in compagnia di Mercurio e sta ancora decidendo.
Per rendere la scelta più facile, e per vincere, tutte e tre fecero una promessa a Paride: Giunone il dominio dell’Asia, Atena la sapienza, mentre Venere l’amore della donna più bella del mondo.

Il giudizio di Paride,, 1680–1682, Luca Giordano, Museo Civico, Vicenza
Luca Giordano presenta, come gli altri artisti, Paride come un giovane pastore che sta per assegnare il pomo alla più bella tra le tre dee. Venere, in primo piano, è chinata su Cupido, Giunone sembra discutere con Atena che, rassegnata, tiene il capo abbassato con la mano sul petto. Venere e Paride sono disposti lungo diagonali che convergono su uno sfondo di nubi scure, evocando l’esito della scelta.

Il giudizio di Paride, 1718–1721, Jean-Antoine Watteau, Louvre, Parigi
Jean-Antoine Watteau in alcuni dipinti anticipa la rappresentazione del mondo e della natura attraverso gli occhi di un artista, anticipando in alcuni tratti -sfondo e sfaldamento delle figure- l’impressionismo.
Il mito viene raccontato con Venere in primo piano a cui Paride sta consegnando il pomo della discordia. Minerva è armata e Giunone sta scomparendo con l’immancabile pavone.

Il giudizio di Paride, 1904, Enrique Simonet, Museo di Malaga, Malaga
Enrique Simonet è stato un pittore spagnolo e alcuni lo definiscono “orientalista”, ovvero di aderire a quella tendenza, di fine ‘800 e inizio ‘900, di rappresentare nelle arti figurative motivi degli usi e della cultura orientale.
In questo dipinto si nota l’abilità dell’uso della luce e l’attenzione nella descrizione dell’ambiente naturale come il pavone, attributo di Giunone, o l’oleandro rosa che chiude la narrazione a sinistra.
Tutti gli autori, comunque, non fanno che sottolineare la morale del mito: le scelte sbagliate possono avere conseguenze negative.

Elena di Troia, 1898, Evelyn De Morgan, De Morgan Foundation, Londra
La donna più bella del mondo era però già sposata con Menelao, re di Sparta. Venere, ottenuta la mela d’oro, deve far fede alla propria promessa e Elena si innamora di Paride, quando questi, nelle vesti di principe troiano viene ospitato da Menelao.
L’artista, appartenente alla confraternita dei Preraffaeliti, ci narra una Elena splendente circondata da colombe e rose bianche. La balaustra di colonne marmoree la separa dal paesaggio marino da cui si ergono due monti, uno dei quali con una città arroccata.

Urna con rapimento di Elena, 150–100 a.C., Musei Vaticani, Roma
Paride non può far altro che rapire Elena. Il modello iconografico del rapimento, in cui Elena viene sorretta da due uomini per farla salire sulla nave che la porterà a Troia, è simbolico e allude alla morte.
Infatti, oltre a scatenare la guerra fra troiani e greci, Euripide nella sua tragedia “Elena” -412 a.C.- ci narra che Paride non rapì Elena, ma solo la sua essenza, l’anima. Elena viveva in altro luogo.
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