Ciao, sono la rana
In alcuni giorni è un attimo: sentirsi una rana. Così, con disinvoltura, nel bel mezzo del truciolato che produce il quotidiano umano…
Ciao, sono la rana
In alcuni giorni è un attimo: sentirsi una rana. Così, con disinvoltura, nel bel mezzo del truciolato che produce il quotidiano umano.
Un’occhiata sfuggente al semaforo, mentre si attraversa la strada, le creste punk non necessariamente geolocalizzate nella colorata Camden Town, anche in qualche provincia dell’Appennino.
Un piatto fondo strabordante di cime di rape, una foglia di basilico morente ma ancora profumata. L’insalata. Regale e solenne nel suo cappotto di foglie. Verde, con tutti i suoi attributi.
Si avverte, come un prurito di cui occorre liberarsi subito, la necessità di ammettere che il proprio habitat non potrebbe che essere una palude paludosa. È così che ce lo si dice, piuttosto in fretta. Un’ammissione, una promessa, un patto, un promemoria. Appartenere all’aria stagnante, umida, ma pur sempre fresca. Verde.
Le rane sono verdi e anche le ninfee lo sono, anche i salici, le querce, anche i cespugli dietro cui si nascondono animali insetti anfibi. Tra questi le rane. Con le loro lunghe corse e i loro poi stiramenti. Con i loro balzi e le loro soste. Baccano e quiete. Grandi allargamenti, grandi intensità e fortunosamente nuovi poi lunghi silenzi.
Dove tutto è verde, le rane si mimetizzano e se già prima verdi, in mezzo a tutto quel verde, si fanno ancora più verdi. Le rane sviluppano verde, lo proliferano. Ne beneficiano e ne diventano benefattrici.
Questo per dire che, tempo fa, durante una passeggiata, mi sono raccontata, abbandonata al sacro silenzio dell’aria primaverile, la favola della rana. E poi mi sono detta che, se avessi potuto, mi sarei data tutta intera alla gentilezza dei prati, sì, anche io, proprio come lei. Solo che in quel momento il prato non potevo averlo, avevo il mare. Che è blu. Da allora il mare, che di fatto è un ladro, lo chiamo prato blu.

Toscana dal finestrino, al quasi-tramonto, quando le rane non riescono a decidere se dormire o godersi quella luce
Che noia badare ai tuoi sbalzi d’umore, come non bastassero già i miei, caro cespuglio infangato mio, piccola ranocchia claudicante, salta, ti dico problematizza il mondo, non le tue mani, quelle lasciale su di me e taci.

Toscana dal finestrino, nel primissimo pomeriggio, a sole alto, altissimo, quando le rane gracchiano con fierezza
Sono solo una raganella che ama i salici ma non riesce a guardarli, sempre impegnata a saltare di qua e di là e quando poi si ferma e li osserva, piange.

Mercato di Pisa: si salta da un colore all'altro, noi rane
Post scriptum
Le rane credono che il tramonto possa arrivare prima dell’alba o del mezzogiorno: non credono che la giornata inizi al mattino. Le rane ci salvano dai mal di schiena e dalla pigrizia. Nel sottofondo di un prato, anche nei giorni di pioggia.
메타데이터
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- 2026-07-25 23:01:09