La casa in fiamme -5a puntata
Racconto a puntate di Marcello Meneghin
La casa in fiamme -5a puntata
Racconto a puntate di Marcello Meneghin

L’investigatore Artemisio
La cosa che resta da fare è una soltanto: dare incarico ad un investigatore di ricercare la verità e la soluzione dei problemi che ora li attanagliano.
A tale proposito è noto in tutto il territorio come un investigatore veramente bravo sia un certo Artemisio, di cui si racconta l’abilità alla risoluzione di casi veramente difficili. Lo incontrano e gli affidano l’incarico di chiarire tutta la faccenda.
Artemiso accetta ed inizia subito a fare le indagini.
Il primo suo intervento è scandagliare la vita di quel giostraio che Maria conosceva e con il quale si erano avuti i recenti dissapori per via dell’appartamento in affitto negatogli.
Prende tutte le informazioni del caso partendo dall’ipotesi che possa essere il giostraio l’autore della lettera anonima ed anche dell’incendio. In effetti risulta l’immagine di un personaggio poco serio ed incapace di lavorare con continuità, dedito piuttosto a passatempi di tutti i tipi. Però risulta non aver mai compiuto atti illeciti o scorrettezze con chicchessia e a giudizio di Artemisio non sussiste nessun motivo per ritenerlo capace di compiere un atto grave come quello in oggetto.
L’indagine successiva riguarda lo stagnaio. È persona seria dedita al suo lavoro che svolge bene senza problemi né con la giustizia né di comportamento. Anche in questo caso non sussiste alcun motivo per ritenerlo capace di compiere un gesto grave come quello in oggetto.
La terza indagine riguarda il campo nomadi. In questo caso deve dichiarare impossibile che la lettera anonima possa essere partita da quell’insieme di persone, che non hanno nulla di compatibile con una lettera del genere. Per questo è escluso anche l’addebito ai rom delle azioni in argomento.
Alla fine delle tre indagini non si riesce ad entrare in possesso di nessun dato che possa far progredire verso la soluzione, anzi Artemisio conclude con sicurezza che nessuno dei tre sospettati abbia a che fare con la lettera anonima e soprattutto con l’incendio.
Artemisio decide dunque di approfondire al massimo il contenuto della lettera anonima. Esaminandola per bene scopre nell’indirizzo all’esterno della busta un banale errore di interscambio di due lettere alfabetiche. In dettaglio la via Vittorio Veneto, in cui si trovava effettivamente la casa, figura nell’indirizzo della lettera anonima come Via Vittorio Venote a causa dello scambio delle due vocali o ed e. Artemisio domanda a Maria ed a Franco se hanno un’idea dell’errore e gli viene risposto che è uno sbaglio commesso anni prima nella stampa dell’elenco telefonico, errore che essi non si sono mai presi la briga di far correggere in quanto tutti al paese, ed in genere nel Veneto, conoscono bene il nome Vittorio Veneto ed istintivamente quando consultano l’elenco telefonico capiscono che Maria e Franco abitano esattamente in Via Vittorio Veneto, come è in realtà.
Artemisio, al contrario dell’indifferenza dimostrata dai due coniugi a quel dettaglio, gli dà subito una grande importanza in quanto lo considera un indizio rivelatore dell’identità del mittente della famosa lettera anonima. Secondo lui, chi l’ha spedita non può essere un veneto e tanto meno un abitante del paese, cioè persone che conoscono troppo bene il nome della storica città di Vittorio Veneto, è invece evidente che l’indirizzo è stato copiato letteralmente così com’era scritto nell’elenco telefonico da qualcuno che pensava che Vittorio Venote fosse il vero nome di una personalità storica o artistica alla quale poteva essere stata intitolata una via del paese.
Andò oltre e stabilì che quella lettera facesse parte di una lunga serie di missive, tutte anonime e tutte scritte prelevando a caso gli indirizzi dall’elenco telefonico, al fine di interessare alla richiesta di denaro un grande numero di persone. Pensa quindi che si tratti dell’azione di un delinquente seriale che inoltra le sue lettere minatorie sparpagliandole in molte parti d’Italia, onde rendere difficile riconoscerne l’autore, riuscendo qualche volta a spaventare il ricevente la lettera il quale preferisca pagare il milione di lire piuttosto che correre il rischio di gravi incendi. Per l’investigatore la prova della veridicità di questo assunto è data anche dal fatto che nella lettera non venga ogni volta fissata la data di scadenza in modo preciso di giorno e mese, in quanto sarebbe stato impossibile stabilirla contemporaneamente per tutte le lettere. Invece, la indicava genericamente con la fine del mese in corso.
In conclusione, Artemisio ritiene che la lettera anonima ricevuta da Maria sia partita da una regione lontana, probabilmente inviata da delinquenti seriali che usano il sistema di spedire a casaccio molte lettere anonime, riuscendo spesso a farsi consegnare il riscatto nei paesi più svariati. Per avere la lunga serie di nominativi cui inviare le lettere, l’ignoto mittente usa il vigente elenco telefonico scegliendovi dei nominativi distribuiti a casaccio in diverse parti di tutta Italia.
Appare dunque chiaro che l’investigatore comincia ad arrivare ad una conclusione importante. Non siamo in presenza di una persona del luogo, ma di un delinquente che usa questo metodo per ricattare molte persone.
Il difficile ora è come fare per trovare il nominativo del farabutto. Non resta che continuare ad operare sulla lettera anonima, scritta con le parole formate da striscioline ritagliate da un giornale. Artemisio è al corrente che la stampa dei vari giornali italiani, essendo ubicata in varie parti d’Italia, non viene fatta usando, giornale per giornale, la medesima macchina di stampa, al contrario ogni giornale usa un’attrezzatura diversa dalle caratteristiche precipue. Facendosi aiutare da un perito chimico esperto nella fabbricazione della carta da giornale e da un altro esperto di stampe meccaniche, riesce ad accertare le particolarità della carta e dei caratteri di stampa delle striscioline incollate sulla lettera.
Rintraccia poi una copia dei giornali più diffusi in Italia e trova che quello la cui stampa e carta più assomigliano a quelle della lettera è “Il Tirreno”, quotidiano della regione Toscana.
Viene così assodato che il delinquente dovrebbe essere un toscano lettore de Il Tirreno.
Artemisio organizza un incontro con il direttore del giornale a Livorno, dal quale riceve notizie estremamente interessanti. Risulta infatti che in un paese toscano lì vicino, è stato scoperto un delinquente che spediva proprio lettere minatorie come quella mostrata da Artemisio. Il Tirreno aveva scritto diversi articoli su questo fatto, pubblicando anche una copia autentica di una lettera minatoria. Il tutto aveva portato all’arresto del delinquente e all’inizio di una causa promossa da alcuni danneggiati, ai quali si sarebbero potuti aggiungere anche Maria e Franco. Allo scopo viene fatto il confronto tra la copia della lettera pubblicata dal Tirreno e quella in mano a Maria e si scopre che sono identiche.
Artemisio si rende conto dell’importanza di questa vero e proprio scoop che cambia completamente la consistenza dell’evento delittuoso.
Marcello Meneghin

Nato a Quero, in provincia di Belluno, il 1 Novembre 1932, ha conseguito il diploma di geometra nel 1951.
Da allora ha lavorato prima presso lo studio Aureli di Feltre, per il quale ha realizzato importanti lavori topografici per il tracciamento di impianti idroelettrici e dighe ad arco; poi è stato dipendente della Società Elettrica SELT VALDARNO di Firenze, impiegato nella direzione lavori.
Ha lavorato dal 1960 al 1992 per la Società Compagnia Generale delle Acque di Venezia, ha collaborato con la Compagnie Gènèrale des Eaux di Parigi, svolgendo importanti compiti di progettazione, costruzione e gestione di acquedotti e di impianti fognari.
In quegli anni ha svolto inoltre mansioni di rilievo nella costruzione di acquedotti e dighe su tutto il territorio nazionale.
Accanto all’attività lavorativa, svolge importante attività scientifica e di divulgazione, in importanti convegni sul tema degli acquedotti. È autore di numerose pubblicazioni sullo stesso tema.
Il suo sito https://www.certimodididire.it tratta argomenti vari che spaziano dall’intrattenimento alla cultura.
Ha pubblicato con Mnamon:
Acquedotti, Realtà e futuro. Nel saggio è presa in esame la rete di distribuzione idrica italiana, evidenziandone pecche ed obsolescenza tecnologica.
Il guardiacaccia. Romanzo giallo che si svolge sullo sfondo della costruzione di un Impianto di generazione elettricità nelle Alpi.
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