One of Our Aircraft Is Missing
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Ieri sul sito di news della BBC è uscito un pezzo, questo, che parla di cattolici tedeschi e di tasse ecclesiastiche. Lì si racconta che in Germania a partire proprio da ieri i fedeli cattolici che hanno deciso di non pagare più le tasse destinate alla loro chiesa perdono tutti i benefici e i sacramenti; insomma, non hanno più diritto a fare parte del gregge: chiuso, finito, morta lì. Il pezzo è stato ripreso oggi da molti giornali e siti di informazione, anche dagli amici del Post, che hanno provato a spiegare al meglio (qui) una cosa che è diventata complessa ma in realtà non lo è se uno la conoscesse per intero. L’autore della BBC ha fatto casino, ma tanto, ha fuorviato tutti mettendo in piedi una notizia che non esiste e adesso fra termini ambivalenti, abbagli, pregiudizi e un po’ di voglia di randellare i preti — che va anche bene ma senza scadere in qualità, allora — si rischiano di pestare molte merde e di montare un caso che nella realtà sta prendendo pieghe quanto meno deprecabili in tutt’altra direzione a quella offerta al pubblico dei lettori non tedeschi.
Le cose stanno così. Uso termini burocratici della lingua italiana, così si capisce tutti. In Germania il mantenimento delle istituzioni religiose riconosciute dallo Stato è affidato ai cittadini che fanno parte di una di quelle istituzioni. Per i cattolici va così: se uno è battezzato, all’Agenzia delle Entrate se lo segnano. Poi ogni anno, alla consegna della dichiarazione dei redditi, una percentuale dell’imponibile sul dichiarato viene riscossa per il mantenimento dell’istituzione Chiesa Cattolica. La stessa cosa vale anche per altre chiese e confessioni. I soldi, una specie di otto per mille obbligatorio, per intendersi, vengono incamerati dallo Stato e poi girati all’istituzione religiosa. Ecco, ci tengo, capiamoci bene: in questo Paese nessuna, nessuna chiesa o ente religioso ha potere di riscossione di imposte dirette dal cittadino. A questo proposito oggi ho letto delle robe da fare venire la scabbia.
Il meccanismo è regolato dalla costituzione tedesca all’articolo 140, che riprende l’articolo 137 della precedente costituzione della Repubblica di Weimar (1919). Il tutto ha radici nel primo ‘800, quando per mantenere preti, pastori e beghine e conventi, parrocchie e quant’altro si stabilì che le chiese non fossero solo comunità spirituali ma anche istituzioni, enti, opere sociali.
Siccome le chiese in Germania sono anche tutto questo da circa due secoli, l’uscita da esse è possibile attraverso un atto burocratico che si può fare in un ufficio pubblico deputato al caso. L’atto si chiama Kirchenaustritt e non è una cosa degli anni Settanta: già in un editto di tolleranza di Federico Guglielmo IV si iniziava a parlare di “uscita dalla chiesa in rispetto della libertà religiosa del cittadino”. Era il 1847. Da allora, uno va in un ufficio, firma una carta, paga una marca da bollo e fine della storia, cioè: niente più tasse ecclesiastiche e anche niente più chiesa, però.
L’istituzione religiosa, infatti, dal lato suo, da quando valgono queste regole ha stabilito una serie di obblighi per il fedele che ha deciso di lasciare la sua comunità. Per la chiesa cattolica tedesca, non da ieri, ma da quando qui sembrava di essere dentro a The Elphant Man o quasi, dice che se un fedele esce volontariamente dalla chiesa non è più cattolico. Punto. Non può più confessarsi, prendere la comunione, essere testimone di battesimo. Per essere testimone di nozze ci vuole un permesso speciale della curia e può anche succedere che al fuoriuscito venga negato un rito funebre in chiesa. È una «scomunica light», dicono qui. Tutti quelli che decidono di uscire sono a conoscenza delle regole.
Poi succede che nel 2007 un fedele decide di non pagare più le tasse ecclesiastiche, ma continua a praticare la propria fede. La curia lo ha denunciato, domani c’è la sentenza. La chiesa cattolica tedesca ogni anno perde fedeli a manetta, cioè ogni anno perde un sacco di soldi, sempre di più. Il vaticanista della Süddeutsche Zeitung, Matthias Drobinski, lo dice proprio così, in un commento molto bello uscito ieri in cui nel totale imbarazzo attacca la nuova strategia della Conferenza Episcopale tedesca, quella — ci siamo — che l’autore di BBC ha completamente frainteso creando i soliti mostri di quando non sei sul posto, sai la lingua giusto per imbarcare e allora inventi, tanto chissenefrega, no?
Allora, se volete, la notizia è questa: da ieri i cattolici tedeschi che decidono di uscire dall’istituzione Chiesa Cattolica, riceveranno una lettera firmata dal loro parroco, ma redatta dai vescovi crucchi, in cui il fedele, burocraticamente già liberato dagli obblighi fiscali ecclesiastici, viene invitato in parrocchia (in una maniera peraltro, dice Drobinski, molto minacciosa) a discutere dei motivi della sua rinuncia.
Questo è: «Vuoi uscire dalla chiesa? Parlane una volta col prete. Perché? Perché qui si rischia la bancarotta». Insomma, era una bella notizia, un gran colpo, l’hanno mancata tutti. Ci siamo persi pezzi affilatissimi su come la chiesa cattolica punti in maniera limpida e miseramente goffa ai soldi delle sue anime, editoriali anticlericali e baracconi sulla modernità e lo stato laico, grandi ospitate di porporati: un vero spettacolo. E invece niente: titoli a caso, redazioni in subbuglio, casino diffuso. Che poi sarebbe bastato leggere cosa dice Wikipedia alle voci Kirchensteuer e Kirchenaustritt, a saperlo, il tedesco. Oppure chiedere: per esempio qui, per non andar troppo lontano.
메타데이터
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