Ok, il prezzo è giusto
Ok, il prezzo è giusto
Fin dall’inizio di tutto questo casino dell’orda migratoria africana ho avuto le idee abbastanza chiare sulla mia posizione: sto con le leggi attuali, con l’applicazione della Bossi Fini.
Nonostante il Nord Africa stia vivendo una specie di rivoluzione liberale e in Libia sia ancora in piedi la guerra civile, l’atteggiamento dell’Italia e del continente europeo deve essere improntato a un solido realismo, all’interno della legislazione pensata in momenti diversi da quelli attuali. Questo perché è abbastanza palese che le guerre locali non sono il presupposto per un’immigrazione di tipo diverso da quella degli anni scorsi, non sono i profughi disperati che fuggono dal teatro delle operazioni, colonne di civili con donne e bambini al seguito. E’ la stessa immigrazione di prima, fatta di giovani maschi in forze e spirito di avventura provenienti dalla Tunisia e dall’Africa Sub Sahariana, che approfittano del caos generato dalla caduta dei governi tunisini e libico per trovare un varco più largo verso le solite rotte italiane-francesi-tedesche.
Non c’è quindi un fatto nuovo tale da sospendere la legge Bossi Fini che deve essere applicata con la “riconsegna” dei clandestini al Paese di origine fatte salve eccezioni da verificarsi di volta in volta, soprattutto per chi provenisse dalla zona occidentale della Libia, ancora in mano a Gheddafi. Allo stesso tempo, mentre la si applica, si può aprire un dibattito se la legge Bossi Fini sia ancora in grado di gestire una situazione epocale come quella dello scacchiere mediterraneo attuale. Nel frattempo i clandestini vanno accolti, sfamati, controllati e rispediti a casa.
La Sinistra, come spesso accade quando si fa sopraffare dalla sua anima ecumenica, si è consegnata armi e piedi alla propoganda pro-sbarcati, facendo parallelismi inconsistenti con la migrazione italiana di inizio Novecento, dimenticando che quella era un’emigrazione legale, anzi sostenuta dagli Stati Uniti e dall’Argentina, nazioni sottopopolate che avevano bisogno di manodopera per compiere il grande balzo in avanti. L’Italia di oggi non è così, come tutta l’Europa, soffrendo di una disoccupazione attorno al 9%: imbarcare migliaia di africani non ci salverà.
Dunque sin dall’inizio ero d’accordo con Maroni e La Russa, pur non condividendone i soliti toni ribaldi da campagna elettorale in trincea.
Poi è successo che ho visto Maroni lottare nell’acqua alta, e mi sono reso conto che non è capace.
Ha cominciato a strillare ai due milioni di sbarchi dalla Libia quando ne sono arrivati a migliaia, ma dalla Tunisia. Ha subito gridato al lupo della Unione Europea che non ci aiuta, irritando i vertici di Bruxelles, ha quindi ripiegato sulla soluzione interna spingendo sull’accelleratore del “sono clandestini da spedire a casa” per poi ripiegare sul “no, non sono clandestini, sono rifugiati politici e li dobbiamo accogliere”, per evitare l’orrore di una possibile tendopoli a Somma Lombardo; infine ha concluso che “non solo sono rifugiati ma hanno diritto a un permesso di 3 mesi e se vogliono possono andare in Francia”, nel tentativo, tutto napoletano, di rifilare la grana ai paesi Shengen, applicando il trattato in maniera unilaterale e truffaldino.
Oggi la Francia ha addirittura bloccato tutto il traffico ferroviario a Ventimiglia, per impedire di farsi vendere la Fontana di Trevi da parte del nostro ministro dell’Interno: forse abbiamo sbagliato Paese, per fare i duri. Vogliamo davvero entrare in conflitto aperto con l’Hexagon? Ci conviene? Non dovremmo piuttosto trattare furiosamente nell’ambito diplomatico? Non abbiamo davvero armi da sfoderare nelle sale ovattate delle ambasciate invece di fare delle figure da truffatori davanti al mondo, en plein air?
Maroni non sta annaspando un po’ troppo nel suo attacco in scarpe di cartone al confine meridionale francese? Non si starà impiccando con la sua stessa corda?
Non è solo un problema di adeguatezza del ministro dell’interno. Nell’emergenza africana mi pare che stia cadendo tutta la quinta artificiale della politica estera italiana nei confronti dell’Unione Europea e dei suoi stati guida, che non siamo noi. A forza di politiche del cucù, di ministero degli esteri vacante per mesi, di relazioni privilegiate con Paesi canaglia senza una vera dialettica con Francia e Germania, finisce che quando c’è da trattare le cose serie noi ci si trovi isolati e in balìa dei nostri vecchi trasformismi. Quanto peso specifico abbiamo nel Centro e Nord Europa? La Lega ha sempre detto peste e corna dell’Unione per guadagnare voti facili nella provincia italiana e adesso pretende di essere presa come interlocutore serio?
Sarebbe anche ora di rimpolpare la nostra diplomazia con gente quadrata, con “le palle”, ma riconosciuta come credibile, che sappia trattare in questi frangenti. E serve anche qualche testa più illuminata a Bruxelles, nel Parlamento Europeo, che porti avanti le nostre ragioni in maniera più rilevante, mentre fino a oggi le elezioni europee sono prese addirittura come ripiego, da politici che piuttosto sognerebbe un posto al Consiglio Provinciale di Monza.
Anche se ero d’accordo con la posizione iniziale della Lega, del centro destra e di Maroni, sono anche convinto che il prezzo di tribolazione che stanno pagando ora sia giusto, il prezzo di una campagna ventennale di incuria per le relazioni con i nostri vicini di casa val bene le difficoltà nelle quali sono immersi, adesso.
Per dirne una mi capita di intercettare l’illustre parere di un nostro parlamentare europeo a Bruxelles, la signora Iva Zanicchi. L’argomento è interessante e in linea con l’attualità: l’immigrazione clandestina e il rischio del terrorismo islamico in Europa. Ma il curriculum vitae della signora Iva Zanicchi, inserita come prefazione al testo dell’intervento al Parlamento Europeo, mi sembra meno in linea con le esigenze di una diplomazia estera che parta dalle istituzioni di Bruxelles per portare le nostre ragioni all’opinione pubblica europea:
“ Si è diplomata presso la Scuola di Musica e Canto del Maestro Bertani a Reggio Emilia. Nel 1962 ha partecipato al Festival di Castrocaro. Nel 1963 è risultata vincitrice del Festival Internazionale di Musica di Zurigo e si è esibita al Camegie Hall di New York. Negl’anni 1967, 1969 e 1974 ha vinto il Festival di San Remo: è ancora oggi l’unica cantante donna ad aver vinto il Festival tre volte. Ha collaborato con Teodorakis e Aznavour e inciso moltissimi dischi. Nel 1974 ha cantato al Madison Square Garden di New York (1974) e si è esibita al Teatro Regio di Parma. Nel 1981 è stat la prima cantante ad esibirsi in Unione Sovietica. Nel 1984 è iniziata la sua carriera televisiva. Attualmente sta recitando in TV accanto a Virna Lisi. Fra il 1984 ed il 1999 ha compiuto tournèes in tutto il mondo: dal Sudamerica al Giappone, dall’Australia alla Corea, oltre a Stati Uniti ed Europa. Nel 200° ha pubblicato il libro “Polenta di Castagne”, nel 2004 il libro “I Prati di Sara”.
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