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La questione saudita.

Politica estera e diritti. Renzi e Babadook

Massimo Micucci · 2021-02-28 18:54 · 2 claps · 5.0 min read paywalled
#renzi #saudi-arabia #italy #politics #human-rights
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La questione saudita.

Politica estera e diritti. Renzi e Babadook

Mi scuso con chi è impegnato nell’indignazione contro Renzi, lo citerò alla fine. Scrivo di un tema “minore” : la politica internazionale, in questa epoca difficile. Per affrontare il tema dei diritti umani nei paesi autoritari bisogna fare i conti con la realtà ed il senso di responsabilità. Altrimenti siamo tutti solidali, coi diritti degli altri.

Lasciamo, per il momento, da parte la questione nelle potenze globali, molto aggressive contro diritti e libertà (Cina, Russia) e molto influenti. Affrontiamo, in parte, il complicatissimo Medio Oriente e mondo Arabo:

Gli interessi strategici (pace e sicurezza) si difendono con un mix ragionevole di politiche (possibilmente concertate tra Europa e USA) verso le potenze globali e regionali. L’obbiettivo è ridurre ed eliminare conflitti devastanti, violazioni della sovranità degli Stati e garantire la sicurezza combattendo il terrorismo. Da questo punto di vista, il paese più ambivalente, radicale, espansionista e minaccioso nell’area è stato l’Iran. Anche altri hanno svolto giochi ambivalenti in diversi scacchieri, ed oggi ci sono nuovi rischi inquietanti (Turchia). L’Arabia Saudita, che ha un ruolo chiave, ed un passato molto critico, ha ridotto in parte la conflittualità, ha messo fine all’embargo sul Qatar ed ha favorito la ripresa di rapporti di Bahrein ed Emirati con Israele. È un risultato enorme e va salvaguardato. Il confitto tribale-terrorista in che dilania lo Yemen , col sostegno esterno Iraniano , punta alla devastazione dell’equilibrio nell’area a favore di gruppi terroristici. Questo il motivo per cui gli Stati Uniti hanno confermato l’alleanza con l’Arabia Saudita. Trump senza riserve, con armi illimitate e mescolando anche affari di famiglio, Biden lo fa cercando di limitare e condizionare il tipo di intervento, ma senza revocare il ruolo stabilizzatore di Ryad. Queste le ragioni internazionali , diplomatiche , per le quali molti paesi e personalità diverse hanno incontrato a più riprese lo sceicco Mohammed Bin Sultan, che governa di fatto il paese e continueranno a dialogare e, se possibile ad influenzare per ridurre le tensioni tra Israele e Mondo Arabo e tra i paesi arabi. Che gli Stati Uniti siano da poco tornati ad una logica non unilaterale è dunque un gran bene. Fare diplomazia è indispensabile.

Il golfo conteso

Il golfo conteso

Veniamo al tema dei diritti umani, che sono una componente non più eludibile delle strategie globali. Anche perché le potenze autoritarie (Russia, Cina, Turchia) premono e attaccano la democrazia nel mondo libero e spingono il “malessere democratico” verso il populismo autoritario. Come fare? Come rendere efficaci le denunce, e le richieste , come quelle rivolte da Amnesty International anche all’Arabia Saudita. Sappiamo per certo che l’”esportazione della democrazia” ha fallito , siamo nell’epoca della complessità e dello “Smart Power” (Soft e Hard) e le cose sono difficili da cambiare. Pensiamo all’Egitto (il paese padre del mondo Arabo), perchè la “primavera” della rivolta di popolo (smart and powerful) s’è risolta con un ritorno dei militari al potere con le conseguenze di un potere autoritario? Anche per la vastissima mobilitazione del radicalismo dei fratelli musulmani sostenuti da Qatar e Turchia, che poi ha portato al golpe di Al Sisi di nuovo con sostegno popolare. Dunque la via della rivoluzione dei social, sostenuta da Obama , è servita ad avanzare, ma ha portato stabilizzazioni molto parziali e forti contraccolpi. Nè sono serviti l’appeasement prima è l’intervento armato contro Gheddafi, a liberare e migliorare la Libia, dal punto di vista dei diritti umani. Joe Biden ha riportato gli USA in campo e punta ad una difficile combinazione di contenimento (sanzioni, colpi al terrorismo, trasparenza) che punti anche a fare avanzare i diritti umani. Seguendo questa linea con senso di responsabilità ha rivelato il coinvolgimento del regime Saudita nell’assassinio del giornalista Khashoggi, ha reso pubblica una lista di responsabili che verranno sanzionati, ma non ha , per ora, indicato sanzioni contro il principe Mohammed Bin Sultan. Questo giustifica l’assassinio di un giornalista? No. Ma è un segnale preciso non tanto di real-politik (il veto su armi aggressive è già avvenuto prima), ma anche di prudenza verso l’ “indirizzo” dato finora dalla leadership saudita fondato su una apertura e riforma sistema post feudale: stabilità locale, lotta al terrorismo, graduale evoluzione ed apertura. Rispetto a questo l’assassinio di Jamal Khashoggi è stato uno schiaffo alle speranze che non poteva passare sotto silenzio, ma secondo la linea statunitense, non è tale da giustificare l’inserimento nella short list dei leader totalmente banditi (come Kim Jong Un, Mugabe, Lukashenko o Maduro)

Quella di Renzi, in tutto questo, è una vicenda assai più piccola , e resta , a quanto ha descritto, “nella scia di Biden”. I farisei nostrani ne fanno un Mister Babadook , un mostro che si presenta a chi lo evoca , come corresponsabile del tiranno più sanguinario del mondo. Giusto chiedere informazioni, ma come non vedere l’ipocrisia di chi ha chiamato Obama golpista, di chi s’è messo al servizio degli autarchi post sovietici, di chi “inciucia” con la Cina aprendo un’auto-strada di seta alla dominazione tecnologica senza riequilibrio (come invece ha chiesto il Parlamento Europeo). Come non ricordare chi. verso Putin non ha speso più di “un corsivo” per la Politikovskaya, per l’avvelenamento di Navalny, nè gli ha chiesto coerenza per aver scatenato la guerra in Europa, e per essersi bevuto la Crimea e Donbass.

In tutti i casi riportati e con tutte le differenze, però, i rappresentanti dei popoli o degli stati democratici debbono contrastare ciò che è aggressivo e pericoloso con le misure necessarie e con politiche diplomatiche: l’Iran va riportato alla credibilità e ad un accordo, ma non a qualunque costo, la Turchia va ridimensionata e riportata ad un ordine, ma ancora non viene espulsa o bandita. In altri casi, come la Russia si deve ricorrere a Sanzioni (non solo per i diritti violati). All’Arabia Saudita va dunque chiesto di riprendere una strada di apertura e va rivolto un monito forte al rispetto dei diritti umani . Su diritti e libertà non basta però la testimonianza, e la polemica, lo scontro globale è tra apertura e chiusura , in ogni campo. Perciò se per ogni violazione è giusta una condanna possibilmente efficace ad ogni passo positivo va un sostegno. Il convegno cui ha partecipato anche Renzi da consulente e conferenziere, è un ambito non privo di contraddizioni, ma perfettamente legittimo. Molti politici, in carica e non, hanno partecipato e tutt’ora partecipano, gratis, o nell’ambito del lavoro per cui sono pagati, o come consulenti dietro compenso. (Sulla “scoperta ad hominem delle revolving doors” a la Calenda torneremo)

(Sugli incontri precedenti, più o meno istituzionali, con l’Arabia Saudita: nessuno degli indignati reclamanti ha mai fatto obiezioni sulle partecipazione, né sui contenuti e per lo più neppure sulle decisioni politiche che hanno coinvolto e riguardano, non “un solo esponente”, ma tutto il governo ed il paese rappresentato. Anzi non ne sappiamo letteralmente nulla, perché non se n’è detto nulla. Se non qui, qui e qui)

Salvo diversa prescrizione di legge o salvo diversa concertazione internazionale, un’ occasione di apertura, se utile, va incoraggiata, aiutata e sostenuta, ogni passo avanti va recepito. Questo non impedisce di mantenere ( e di verificare ) la coerenza nelle condanne di ciò che va condannato, come crimini, persecuzioni, limitazioni dei diritti umani. Ma sempre. Non con l’indignazione in un solo paese… e contro uno solo. Anche se è Matteo Renzi o Babadook.

Massimo Micucci


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