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La pandemia non ci spaventa

Ovvero il biasimo sociale della sicurezza

Davide Scarafile · 2020-05-27 09:18 · 0 claps · 2.8 min read paywalled
#covid19 #fase-2
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Il trionfo della morte, affresco siciliano del 1445.

Il trionfo della morte, affresco siciliano del 1445.

La pandemia non ci spaventa

Ovvero il biasimo sociale della sicurezza sanitaria

La fase 2 è partita anche in Italia e molte persone la stanno vivendo come se la pandemia fosse stata ormai risolta, ovvero come se la crisi sanitaria non fosse più un vero rischio.

Un interessante articolo del NY Times analizza, con l’aiuto degli storici, la distinzione fra conclusione sanitaria e conclusione sociale della pandemia arrivando a fare delle previsioni abbastanza precise:

Le persone potrebbero stancarsi delle restrizioni al punto da “dichiarare” conclusa la pandemia anche se il virus dovesse continuare a colpire la popolazione e prima che siano disponibili un vaccino a una cura. […]

“Potrebbe arrivare un momento in cui le persone diranno ‘ora basta, merito di tornare alla mia vita normale’”. […]

Con il peggioramento delle condizioni economiche dovuto al virus, un numero sempre maggiore di persone sentirà di averne abbastanza. […]

Le autorità sanitarie puntano alla conclusione medica, ma alcune persone hanno in mente soprattutto la conclusione sociale.

Effettivamente anche in Italia mi pare stia succedendo la stessa cosa, ovvero che molti dichiarino, attraverso i propri espliciti comportamenti espliciti ancor più che mediante le parole, che per loro la pandemia è conclusa, facendo così precedere la conclusione sociale alla sua effettiva conclusione sanitaria.

Problemi della Conclusione Sociale

Questa situazione porta però con sè due problemi molto diversi ed entrambi molto gravi.

Problema Sanitario

Il primo problema è sanitario: ci stiamo esponendo ad un serio rischio di nuove ondate pandemiche, anche più gravi di quella che abbiamo appena affrontato. E lo stiamo facendo non perchè siamo certi (come potremmo?) dell’impossibilità di nuove ondate pandemiche bensì soltanto perchè abbiamo intenzionalmente deciso di credere che tali ondate non ci saranno. Si tratta di un processo con cui stiamo però solo razionalizzando la nostra scelta di fare ciò che preferiremmo, escludendo ingenuamente le conseguenze, anzichè accettare la situazione con lucido realismo.

Problema Sociale

Il secondo problema è sociale ed è già in corso adesso: poichè abbiamo socialmente deciso che la pandemia è conclusa, chiunque si dimostri ancora preoccupato della sicurezza sanitaria e rifiuti di adeguarsi alla conclusione sociale della pandemia, viene etichettato come paranoico, come qualcuno che, per propria scelta o per propri problemi, abbia deciso di restare rintanato incasa, quando invece sarebbe ovvio che si può finalmente tornare a fare (quasi) la vita di prima.

Badate bene: non parlo di persone talmente spaventate da aver cercato di creare a casa propria aree di decontaminazione o camere sterili, nè di quelli che sentono il bisogno di disinfettare ogni singolo tarallino che entra in casa propria. Grazie al cielo sembra infatti che la pandemia non sia così grave da richiedere davvero questi comportamenti, che in caso contrario sarebbe invece stato giusto e doveroso adottare.

Parlo semplicemente di persone che, come me, da febbraio lavorano in casa avendo interrotto praticamente tutte le notevoli attività sociali cui prima erano abituate. Persone che prima avrebbero camminato a piedi nudi anche in strada per giocare a pallone con gli amici e che ora invece sentono la pesantezza e la preoccupazione dell’uscire di casa, anche solo quella singola volta a settimana fanno la spesa o vanno in farmacia.

Persone che temono di essere categorie a rischio o che banalmente si preoccupano di non mettere a rischio la vita di altri.

Persone che sanno di indossare la mascherina chirurgica non per proteggere se stessi ma principalmente per proteggere gli altri. Gli stessi altri che invece, con la scusa della sigaretta, della corsa o della bicicletta, ti passano praticamente addosso senza neppure più rispettare la distanza di sicurezza. Mentre tu sei lì, ad indossarla proprio per loro, mentre la barba ti prude da impazzire e vorresti infilarti un dito nel naso.

Persone come me che, quando poi vedo uno come te che prima rischi di contagiarmi perchè te ne fotti, poi mi dai pure del cretino perchè io invece mi interesso (cit.), ad un certo punto vien voglia di insegnarti le regole sanitarie tirandoti le buste della spesa in testa.

E qui arriviamo all’altro impatto: la tensione sociale fra chi si polarizza da un lato, chi dall’altro e chi, semplicemente, vorrebbe che si usasse un po’ di più la testa da entrambi i lati.


메타데이터
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