Lungo la Loira ci sono i castelli
Dopo due giorni abbiamo trovato il primo
Lungo la Loira ci sono i castelli
Dopo due giorni abbiamo trovato il primo
Anche oggi si parte con previsioni meteorologiche pessime e la notte agitata dalla pizza della machine, che non era proprio gourmet. In un grigiore opprimente degno di un cielo pavese a novembre seguiamo strade che avremmo apprezzato maggiormente con il sole. La Loire a Velo segue prevalentemente l’argine della Loira e le alzaie dei canali, come in Lombardia, ma ovviamente con un paesaggio completamente differente. Qui gli spazi senza abitazioni sono molto più estesi, per chilometri non si vedono case o insediamenti, anche se la campagna è coltivata. Anche nel Nebraska padano tra Cremona e Mantova si incontrano cascine e piccoli agglomerati piú spesso che in questa Francia centrale che va desertificandosi. Altra differenza sono le aree golenali, qui molto meno ampie e meno coltivate (i boschi sono selvatici, non ci sono i pioppeti che caratterizzano le golene lombarde) rispetto a quelle del Po, fiume più modesto della Loira, che giorno dopo giorno diventa sempre più ampia anche se non molto ricca d’acqua.

Il canal lateral della Loira
A Chatillon sur Loire sosta per la colazione, ormai ci consideriamo pratici e alla boulangerie compriamo le brioche, almeno nelle intenzioni, perché i croissant sono finiti, anche i pain au chocolat e pure i pain au raisins … e sono solo le nove del mattino! Ripiego su un pan brioche, praticamente una briosciona da dividere in tre. Poco più avanti ci fermiamo nel solito bar triste per il caffè, scoprendo che il caffè macchiato si chiama noisette. La briosciona si rivela molto grama: è una brioche salata con la potenza idrovora di un buondì. Non si riescono a mangiare due bocconi senza bere un sorso di caffè. I clienti, al contrario di quelli di ieri, non bevono alcolici mattutini, ma si dedicano al gioco d’azzardo. Specialmente a gratta&vinci locale e a una specie di lotteria degli scontrini alla francese che implica una maggiore interazione con il giocatore, incatenandolo alla ludopatia disperata.

Il pont canal di Briare
Pochi chilometri più avanti troviamo una meraviglia dell’ingegneria ottocentesca: il famoso Pont Canal di Briare. Questa struttura è stata costruita tra il 1890 e il 1894 per far superare la Loira a un canale di navigazione. Il ponte è lunghissimo e altissimo, fa impressione percorrerlo accanto all’acqua che scorre a questa altezza. Sara non ha il mio stesso entusiasmo, perché non riesce a capire che utilità possa avere far superare un fiume a un canale, basterebbe costruire un immissario e un emissario sull’altra sponda … dopo qualche tentativo rinuncio a spiegarglielo, lasciamola nella sua perplessità.

Selfie sorridente perché stiamo disturbando la registrazione di un video promozionale di un gruppo di musicisti
La strada prosegue attraversando bei luoghi, boschi e prati o alzaie ombreggiate quando si pedala di fianco a canali. La ciclabile della Loira è conosciuta e ben segnalata, ache pubblicizzata sui social, perciò me la sarei aspettata più frequentata, invece incrociamo ogni tanto solo qualche ciclista in senso opposto, che immancabilmente saluta con un cortese bonjour. Il gruppo più numeroso che incontriamo è formato dai bambini di un grest ciclistico che ci salutano in serie con le vocine esili, che scatenano i pensieri e i commenti erodiani di Sara e Silvia.

La Loire á velo
Quando attraversiamo dei villaggi è impressionante quanto sembrano disabitati. Non sono abbandonati, perché ci sono i fiori ai crocicchi, le case sono in ordine, tutto è pulito, ma non c’è un’anima in giro, nessun segno di vita. Credo ci fosse più vita sociale a Pavia durante il periodo più segregato del COVID. Quando arriviamo a Gien ci sembra una metropoli e ci fermiamo per una sosta di ristoro e immersione nell’umanità con somma gioia.

Il ponte e il castello di Gien
Gien, il suo ponte e il castello sono stati distrutti nel 1940 durante l’avanzata tedesca. La Loira era diventata — in quella campagna rapidissima — la linea dell’estrema resistenza dei francesi. Perciò tutto i ponti sono stati teatro di aspre battaglie e distruzioni. I Francesi riescono a celebrare anche quella cocente sconfitta, infatti in ogni paese ci sono lapidi in memoria e onore dei caduti pour la patrie in quell’occasione. Gien in particolare fu rasa al suolo, ma divenne uno dei primi centri ricostruiti nel dopoguerra. La soluzione di recupero dell’aspetto originario, rinnovando completamete la struttura degli edifici, ne ha fatto una pietra miliare della ricostruzione postbellica in Francia. Mentre scrivo mi rendo conto che questa informazione non è proprio pregna di significato e degna di interesse, se non per rimarcare che i Francesi sono in grado di celebrare tutto ciò che accade in Francia, infatti riescono a esaltare il Re Sole, la Rivoluzione e Napoleone senza vedere la contraddizione. Il castello di Gien è parte interessante di una specie di acropoli, infatti domina il fiume e il ponte, ha l’aspetto di un palazzo del Cinquecento ed è ancora oggi famoso per aver ospitato quattro volte Giovanna d’Arco nel 1429 e — soprattutto — per il museo dei Playmobil che ha sede nelle sue sale. La nostra voglia di socialità è soddisfatta solo dopo la ormai quotidiana sosta a un centro commerciale, a Gien l’Auchan locale si onora della nostra visita. Devo dire che è davvero brutto, vecchio come concezione infatti i negozi hanno entrate autonome verso l’esterno non obbligano il cliente a entrare nell’edificio come quelli di più recente e infida costruzione.

Finalmente un castello
Finalmente raggiungiamo il primo castello della Loira del nostro viaggio. Non poteva essere che il Castello di Sully semplicemente perché è quello più orientale e noi siamo partiti da est. Sully deve la sua forma attuale al duca di Sully, che ha rimaneggiato il maniero medievale costruito a protezione del mercato e del ponte. Di fatto nel XVIII secolo l’edificio è stato trasformato da difensivo a residenziale, conservando traccia di tutte le sue vicissitudini. Per questo motivo è poco armonico dal punto di vista architettonico, ma è interessante per questo in quanto attesta la sua evoluzione durante i secoli. Ad esempio le torri sono di altezza diversa, perché il duca di Sully durante la Rivoluzione le ha mozzate tutte per esprimere il suo favore verso le idee giacobine. I suoi successori, di convinzioni differenti, ne hanno ricostruite tre su quattro verosimilmente maledicendo il loro antenato.

Il castello di Sully
Tappa successiva all’Abbazia di Fleury, scelta come visita per reminiscenze dell’esame di storia medievale. E giustamente, perché Fleury è stata fondata nel 660, quando i monaci benedettini provenienti da Montecassino hanno trasportato qui le reliquie di San Benedetto. Nella cripta della chiesa abbaziale si conserva ancora oggi l’urna con i resti del santo. L’abbazia è stata uno dei centri culturali, religiosi ed economici più importanti del periodo carolingio, ma poi è caduta in disgrazia fino alla sua chiusura da parte del governo giacobino. Solo nel Novecento i monaci hanno ricostituito una comunità che si è adoperata per restaurare la chiesa e far rivivere il centro di culto.
Rimanendo in odore di carolingi, ci imbattiamo nell’Oratorio carolingio di Germiny des Pres. La sua particolarità risiede nella pianta originaria della chiesetta costruita presso un’azienda agricola nell’VIII secolo. L’edificio era una croce greca con quattro absidi. oggi ne rimangono tre, perché nei secoli successivi è stata aggiunta una navata, rovinando la sua originalità.
Infine arriviamo all’avventura, nel senso che il nostro albergo si chiama l’Aventure. Fatichiamo a trovarlo perché la sua insegna é molto discreta e ha l’aspetto di una casa privata. Infatti é una casa di famiglia riadattata ad albergo, mantenendo, però la struttura originale. La nostra camera è un mini appartamento con due stanze e il bagno, con mobili della nonna, o da cantina, tanto che da Sara e Silvia c’è anche un vecchio banco di scuola, simile a quelli su cui ho studiato al Foscolo. La gestrice ci accoglie in giardino in modo molto informale, insieme a un altro ciclista arrivato insieme a noi. Speriamo in una suntuosa colazione, le premesse ci sono tutte vista la familiarità dell’accoglienza.

Il giardino de l’sventure
Si ripresenta anche stasera il problema della cena, a Châteauneuf ci sono solo due ristoranti indicati dalla nostra ospite. Il primo, l’Auberge du port ha ottime referenze, ma è al completo, perciò ripieghiamo sull’unica alternativa nel paese: una steak house dignitosa, ma poco caratteristica. Oltre alla scarsa offerta i ristoranti hanno orari di apertura limitatissimi, perché servono dalle 19 alle 20.30. È vero che non c’è nessuno in giro, ma così non possono sperare di attirare molta gente.
메타데이터
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- 2026-06-29 01:02:39