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Il cittadino digitale

Quella che propongo di seguito è l’introduzione del mio libro Il cittadino digitale, uscito a giugno 2016. Questo il sottotitolo: “Per…

Paolo Pisani · 2017-03-08 10:14 · 0 claps · 4.0 min read
#digitale #consapevolezza #smart-citizens #cittadino-digitale #italia
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Wiki topics: 🧘 · Spirituality

Il cittadino digitale

Quella che propongo di seguito è l’introduzione del mio libro Il cittadino digitale, uscito a giugno 2016. Questo il sottotitolo: “Per capire, orientarsi, muoversi, essere consapevole e cogliere i benefici che il mondo digitale (e non solo) mette a disposizione di tutti”.

Anno 2016: si parla di tecnologie all’avanguardia e di cloud, con un touch (neanche più con un clic) mettiamo in linea su Facebook o qualsiasi altro social network immagini, file, posizioni e mille altre cose, ma quando parliamo di altri aspetti, quelli sì veramente utili, niente da fare, non ci siamo. Mi riferisco a qualcosa che in particolari momenti della vita può essere utile, se non addirittura indispensabile.

Sono le mie informazioni medico-sanitarie, alcune di una semplicità elementare come il gruppo sanguigno (io non ri­cordo mai quello di mia moglie e di mio figlio!), altre un po’ più complesse riguardo patologie o malattie pregresse, op­pu­re, semplicemente, la mia storia clinica e le cartelle clini­che di eventuali precedenti ricoveri, di qualsiasi tipo esse siano.

Perché non posso trovare nel cloud anche queste informa­zioni? Perché ogni volta che vado al pronto soccorso o devo subire un ricove­ro mi devono fare sempre le stesse domande (a cui peraltro non so quasi mai dare risposta): “l’ha fatta la scarlattina?” Lo sapeva mia mamma, io non lo so.

Perché se ho urgenza di avere queste informazioni, non pos­so acce­dervi? E se in un altro Paese dovessi avere un in­cidente? Esa­mi del sangue routinari in queste circostanze ci fanno per­dere tempo e denaro. Ci vuole così tanto a stendere un proto­collo nazionale, o meglio internazionale, per far fronte ad emergen­ze di questo tipo? La tecnologia ce lo consente, già da un pezzo. Costa sicuramente di meno recu­perarle nel cloud — ma che cosa è il cloud? –, di cui si parlerà più avanti.

Invece no, oggi pos­siamo recuperare le infor­mazioni più futili tramite i social network, ma non quelle veramente utili.

Il cittadino digitale deve po­ter chiedere a gran voce che una sanità pubblica ponga ri­medio a questa carenza nella “Smart Country” del prossi­mo futuro, ovvero nell’accezione più ampia di quell’insieme di città, grandi e piccole, di cui da parecchio tempo tanto si parla e che pochi sanno di cosa si tratta: le smart city.

Il termine smart associato a qualsiasi altro termine come phone, tv, city, è abusato da parecchi anni a questa parte; con esso si intende qualcosa di innovativo, di intelligente, di interessante, qualcosa che dia un valore aggiunto agli og­getti a cui si accoppia, più o meno come la lettera i per Ap­ple, affiancata ad altri termini (pod, phone o pad), che definiva un oggetto collocato nel futuro (chissà poi perché non hanno prodotto l’iWatch, ma l’Apple Watch?).

Il titolo di questo libro potrebbe essere “il cittadi­no smart” o l’”i-cittadino”, o le sue varianti nella sola lingua inglese.

Il concetto di “cittadino digitale” vuole essere invece più pragma­tico, senza cre­are aspettative sull’abusato termine “Smart” o sul prefisso “i”, perché l’obiettivo di questo libro è condurre per mano chi abita il nostro Paese, all’inter­no del nostro mon­do digitale, quello italiano.

Il contesto digitale italiano, seppure con i suoi limi­ti, può mostrare al cittadino con­sapevole tut­ti i van­taggi che in questo momento la tecnologia ci offre.

La consapevolezza del cittadino digitale non può non te­nere conto di al­tri aspetti verso i quali dovremo impattare in un prossimo futuro: si comprenderà come l’utilizzo re­spon­sa­bile dei mezzi digitali vada coniugato con tanti al­tri aspetti come l’ambiente, la mobilità, la governance del si­stema ur­bano, il contesto eco­nomico, la partecipazione alla vita sociale, la vivibilità di tutti i giorni.

Ecco qualche esempio.

La prima settimana del maggio 2015 le agenzie di stampa se­gnalano risultati importanti per il fotovoltaico siciliano; il prezzo unico nazionale dell’elettricità (il PUN) ed il prezzo zonale sono stati equivalenti: 0,051 euro a kilowattora. Si­gnifica che l’energia prodotta da fonti rinnovabili è concorrenziale, come costo, a quella prodotta in modalità classica. Se ci si pensa, è un passaggio epocale: significa che, poten­zialmente, in un prossimo futuro potremo diminuire sempre più l’uso di combustibili fossili a favore di energia pulita. E nel frattempo non bisogna dimenticare che la tecnologia avanza: Solarwindows, società americana dal nome signifi­cativo, promette entro pochi anni di aumentare l’efficienza dei pannelli fotovoltaici di parecchie volte, senza nemmeno collocarli sui tetti delle case, ma sosti­tuendo le finestre.

E in quest’ottica, per esempio, a Milano, il superamento del limite dei 35 giorni del Pm10 stabilito dai parametri euro­pei, anziché venire superato tra febbraio e marzo, come av­viene da quando tali limiti sono stati definiti, potrebbe slit­tare molto più in là, o non riproporsi nemmeno; dobbiamo fare in modo che una situazione come quella dei continui sforamenti del limite avvenuti tra novembre e dicembre 2015, non solo a Milano, diventi un ri­cordo da non ripetere più.

Insomma, il cittadino moderno e digitale deve sapere che la tec­nologia può dare una mano, e di fronte a scelte antiquate da parte dell’Amministrazione pub­blica o di chicchessia, può de­cidere, consapevolmente, se e come far valere la pro­pria voce, col supporto di dati oggettivi.

La parola smart, quindi, non va intesa solo come stretta­mente legata all’Information Technology, ma è lecito usarla ogni volta che si crea un valore aggiunto da associare ad una attività esistente che viene reinterpre­tata, con l’obiet­tivo di migliorare le condizioni dell’essere umano in senso lato: l’utilizzo di energia pulita determina una riduzione dell’inquinamento che si traduce in un mi­glio­ramento gene­rico della qualità della vita, ma anche in un minor numero di malattie polmonari con minori costi a carico della sanità pubblica.

La smart city, sulla quale mi dilungherò nel quarto capitolo, non è fatta di sola tecnologia, ma di cittadini che svolgono un ruo­lo essenzialmente proat­tivo; dice Carlo Ratti, diret­tore del Senseable City Lab al MIT di Boston: “Il mondo dei dati in tempo reale sta trasformando le nostre città. Una città intelligente non è fatta di tecnologia, ma di cittadini che svolgono un ruolo essenziale: la funzione cardine di rac­cogliere, condividere ed elaborare dati. I cittadini connessi sono il motore del cambiamento del tessuto urbano per la città del domani”.

Un’ultima nota: sono un informatico sensibile alle temati­che ambientali e mi definisco sul mio profilo Twitter “bike addicted”; questo libro è quindi naturalmente orientato a pri­vilegiare queste tematiche rispetto ad altre, per passione e per deformazione professionale.


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