Silver Horses, “Weird Tales”, recensione
Voto: 63/100, Sergio Grossi
Silver Horses, “Weird Tales”, recensione
Voto: 63/100, Sergio Grossi

(Elevate Records, 2026)
“Weird Tales” segna il ritorno dei Silver Horses con un lavoro che punta dritto al cuore dell’hard rock classico. La band mette sul tavolo esperienza e mestiere: Jacopo Meille alla voce è una garanzia, Gianluca Galli costruisce riff solidi e atmosferici, mentre Castelli e Bonini formano una sezione ritmica compatta e affidabile. Le influenze sono chiare (Led Zeppelin, Deep Purple, Black Country Communion) e il gruppo le rielabora con rispetto, senza scimmiottature.
Il disco offre tredici brani che alternano potenza, romanticismo oscuro e qualche tocco più moderno. L’atmosfera c’è, la personalità anche, e in diversi momenti la band riesce a creare quel mood “vintage” che gli appassionati apprezzeranno. Tuttavia, nonostante la cura negli arrangiamenti, non tutti i pezzi mordono come dovrebbero: alcune tracce scorrono senza lasciare un vero impatto, e l’insieme tende a perdere tensione man mano che si procede nell’ascolto.
La produzione è buona, ma non sempre riesce a valorizzare appieno le idee più riuscite, e il disco finisce per oscillare tra episodi convincenti e altri più ordinari. Rimane comunque un lavoro onesto, suonato con passione e con una sua identità, che si distingue in un panorama spesso omologato.
“Weird Tales” è un album che si ascolta volentieri, pur lasciando la sensazione che la band abbia ancora margini per colpire più forte. Un passo solido, ma non decisivo.
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- 2026-08-15 10:51:08