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Dove iniziano le rivoluzioni?

Quando parliamo di rivoluzioni tendiamo ad immaginare scene cruente di barricate e capovolgimenti di potere nelle nazioni. Ma sappiamo…

PolarBear · 2025-08-22 07:47 · 0 claps · 2.9 min read
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Dove iniziano le rivoluzioni?

Quando parliamo di rivoluzioni tendiamo ad immaginare scene cruente di barricate e capovolgimenti di potere nelle nazioni. Ma sappiamo davvero capire da dove iniziano?

La falsa rivoluzione

Sfogliando i miei libri di storia un po’ ingialliti…

Trovo il più delle volte rivoluzioni che tendono a nascere in salotti di persone in genere benestanti e non coinvolte in disagi concreti e pressanti, e che soprattutto hanno a disposizione una manciata di questi ingredienti: Risentimenti nei confronti dei poteri costituiti; Abilità retorica (e manipolatoria); Condizioni di disagio diffuso nella popolazione (spessissimo determinato o influenzato da loro stessi); Appoggi interni (da frazioni del potere); Appoggi esterni, all’estero; Denaro e soprattutto Tempo.

I libri ci parlano di queste “rivoluzioni” forse abusando un poco del termine. A vedere (soprattutto) le più distanti nel tempo ci si rende conto che queste componenti unite a volte sfociano in situazioni di disagio ancor peggiori di quelle di partenza.

Ah-Ah

Credo troppo nella parola per non capire che se una rivoluzione si sviluppa trasformando dei disagi in disagi peggiori, qualcosa non va. Più ci rifletto e più mi convinco che spostare significa muovere qualcosa dal punto A al punto B, non dal punto A al punto A. Se una rivoluzione prende disagi e produce disagi, forse più che di rivoluzione potremmo parlare al massimo di rimescolamento.

Ma allora se esistono false rivoluzioni, quelle vere invece?

Quando il cambiamento viene dal basso

Viviamo continuamente delle rivoluzioni. Le società per loro natura cambiano, evolvono, si rinnovano. Sono in rivoluzione perenne le società, soprattutto grazie al prezioso apporto delle masse giovanili che premono verso un progresso. Sono queste le rivoluzioni che mi piacciono, quando ogni cosa si sviluppa da un modo comune di vedere il mondo più che essere imboccata da un leader. Può sussistere anche una conflittualità ma il cambiamento anche se inizialmente può non piacere a tutti, quando prende trazione porta positività per ciascuno. Pensiamo all’impatto che può avere avuto l’evoluzione tecnologica che viviamo, che da un lato abilita evoluzioni culturali prima non pensate neanche dai più ricettivi di noi, ma che indubbiamente si propaga prima o poi a tutti quanti.

Nuova normalità è rivoluzione

La tecnologia è spesso un fattore abilitante ma non credo possa essere considerata il cuore per una rivoluzione. Rivoluzione è sapere che i confini non sono sulla terra ma sulle carte geografiche, e che anche le distanze fisiche possano essere molto più astratte di quanto si immagini. Non è rivoluzione lo strumento che mi permette di parlare in tempo reale con un’amica in Nuova Zelanda, ma il fatto che avere un’amica in Nuova Zelanda sia del tutto normale. Rivoluzione è la transizione da una normalità all’altra.

dal basso, da esigenze concrete…

L’apertura di nuove possibilità di pensiero, la rimozione di vincoli culturali e cognitivi è rivoluzione, ma forse lo ancora di più lo è la consapevolezza che questi vincoli esistano e siano ingiusti. Prima dell’invenzione della stampa la cultura era retaggio di una élite di persone che potevano affrontare costi insostenibili alla maggior parte delle persone. La stampa ha creato la possibilità la possibilità di accedere a risorse prima inaccessibili, con costi molto più bassi, non sarebbe stata poi così rivoluzionaria se una creatività, che è costantemente alla base delle rivoluzioni non avesse evidenziato un nuovo bisogno, quello di accesso alla cultura.

Problemi

Il seme del cambiamento è l’individuazione del problema: si arriva ad un punto in cui si finisce per non poter più tollerare i paletti che ci pone lo status quo, ed è da lì che nasce il cambiamento. Ciò che prima era parte integrante modo di vivere e della visione comune del mondo diventa gradualmente oppressivo, e forse rivoluzione è proprio il reagire all’oppressione. Liberarsi da qualcosa è la soluzione e tutto nasce da una consapevolezza condivisa del problema.

Soluzioni: We have a dream

Ci sono cose che dopo che le vedi la prima volta non puoi più non notarle. Per tanto tempo le società erano tipicamente composte di classi dominanti e classi subalterne, non si è mai pensato a quanto ciò fosse ingiusto, ma quando cominciò la pressione sui diritti civili cambiò tutto. Tutti assunsero consapevolezza che esistono modi sbagliati di esistere e adesso i diritti civili sono parte della nostra cultura profonda.

Inseguire un sogno, fargli assumere trazione, condividerlo diffonderlo e renderlo permanentemente parte delle esistenze di tutti è la rivoluzione.

Siamo pronti?


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