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Ora basta! post sfogo.

60 CFU, GPS e mercato dei titoli: supplenti ancora una volta lasciati soli. Ne parlo senza peli sulla lingua.

Sodano Davide · 2026-02-27 08:41 · 2 claps · 4.0 min read
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Ora basta! post sfogo.

60 CFU, GPS e mercato dei titoli: supplenti ancora una volta lasciati soli. Ne parlo senza peli sulla lingua.

Oggi scrivo solo per un motivo: sfogarmi!

Ebbene sì, perché sono stanco. Stanco di queste piattaforme che ti buttano fumo negli occhi, stanco di quel che accade nel mondo, e in particolare stanco — ancora una volta — dello schifo del sistema scolastico italiano.

Le GPS: una macchina ben oliata per succhiare sogni

In questi giorni si sono aperte le GPS, le Graduatorie Provinciali di Supplenza. Per chi non lo sapesse, si tratta di graduatorie che dovrebbero permettere agli aspiranti docenti di ottenere supplenze secondo un criterio meritocratico. Ma la realtà è ben diversa.

Dietro la facciata di equità si nasconde un meccanismo che sembra progettato per far girare soldi, succhiandoli soprattutto da chi sogna di lavorare nella scuola. Persone che si aggrappano a quel sogno con tutte le forze, investendo tempo, energie e denaro in corsi, titoli e aggiornamenti.

Lo scandalo dei 60 e 30 CFU

Come se non bastasse, c’è lo scandalo dell’abilitazione da 60 e 30 CFU. Corsi tenuti nelle università, spesso da docenti che — diciamolo chiaramente — non sempre sono qualificati o competenti. In alcuni casi, le lezioni sono state affidate a chi non aveva una preparazione adeguata sugli argomenti trattati, generando frustrazione e senso di presa in giro tra gli studenti.

Iscrizioni separate e inganni burocratici

Come al solito, quando parlo lo faccio per esperienza sul campo. La normativa prevedeva che chi accedeva con riserva al percorso da 30 CFU, se non rientrava in graduatoria, potesse accedere di diritto a quello da 60. E invece no. Questi “geni” — sì, del male però — si sono inventati due iscrizioni separate: 100 euro per i 30 CFU e altri 100 (o anche 150) per i 60. In pratica, per provare ad accedere a uno dei due percorsi, bisognava pagare 200 o 300 euro. E se ti candidavi solo per i 30 CFU e non rientravi, eri fregato.

L’assurdità della selezione

La conseguenza? Un docente con 5 anni di insegnamento che non riesce ad entrare nei 30 CFU viene fatto fuori, mentre nel percorso da 60 CFU entrano candidati che non hanno mai insegnato, persino laureandi. Questi si abiliteranno prima di chi ha anni di esperienza, e accederanno direttamente alla prima fascia scavalcando docenti con anni di esperienza.

La beffa dei concorsi e dei 24 CFU

E già, la prima fascia. Perché se avete vinto o siete stati idonei a uno degli ultimi concorsi, come il sottoscritto, vi è andata male. Prima bastava per essere abilitati, ora bisogna fare questi corsi. E tanti di noi avevano già i 24 CFU. Ci sono sentenze in rete di persone che hanno fatto ricorso e si sono viste riconoscere l’abilitazione per averli conseguiti.

Ancora una volta, i docenti devono diventare “astronauti” per insegnare. Dietro questa richiesta di iper-qualificazione c’è un muro fatto di contanti che i supplenti stanno cacciando. I 60 CFU costano 2500 euro, e alcune università furbescamente fanno pagare quota di iscrizione, quota d’esame, marca da bollo a parte, fregandosene del tetto massimo stabilito dal governo.

Io, come tanti, ho dovuto affrontare l’abilitazione lontano da casa. Ho speso energie, tempo, ho pagato viaggi e hotel. Se ne sono andati almeno 5000 euro, altro che duemila.

Insomma, ancora una volta non ci resta che piangere. Nessuno vuole gridare. Anzi, da quando è uscita la notizia sembra che tutti siano felici: abilitarsi cacciando i soldi anziché studiare, prepararsi e affrontare un concorso pubblico? Dove devo firmare, grazie.

Purtroppo questo è il pensiero che si cela dietro il finto moralismo di molte persone.

LE CERTIFICAZIONI INFORMATICHE NELLE GPS

Pensavo che le acque fossero calme… e invece ecco il colpo di scena.

Le certificazioni informatiche, quelle che fino a ieri andavano tutte bene (o quasi), ora sembrano non essere più valide se non parliamo di DigComp Edu e DigComp 2.2, purché riconosciute da Accredia. Il massimo del massimo. Wow.

Certificazioni talmente qualificanti che basta fare un giro online per trovare pacchetti da 300/400 euro con promessa annessa: “in pochi giorni è tua!”.

E le competenze? Tranquilli. Se sapete accendere un computer, dovreste riuscire a completare l’iter senza traumi. XD

Nel frattempo, chi era già in graduatoria continua a vedersi riconosciuti “2” punti per quattro certificazioni. Con le nuove, però, si può arrivare a 4 punti. Sì, lo so. Non ridete. O almeno, non troppo forte.

Ovviamente, tra nuovi ingressi e chi si inserirà per la prima volta in prima fascia delle GPS, potete immaginare il putiferio. La mia casella email è stata presa d’assalto da enti pronti a offrirmi l’antico tesoro perduto: la certificazione miracolosa per scalare le vette delle GPS e diventare docente supplente megagalattico.

Oggi non le mando a dire. Proprio a nessuno.

Sono partito con entusiasmo, convinzione, voglia di costruire qualcosa di serio. Giorno dopo giorno, però, ho aperto sempre di più gli occhi.

Sono approdato su Medium come un pirata corsaro, in cerca della mia isola felice. Un posto dove le parole non si disperdano nel vento, dove non restino sospese nel vuoto digitale.

E invece la prima sensazione è stata un’altra.

La piattaforma è fortemente anglofona. Gli autori e i lettori italiani? Pochi, o almeno questa è la percezione che ho scorrendo la bacheca. Come al solito, sembriamo arrivare dopo. O forse semplicemente non ci siamo ancora davvero.

Gli articoli che emergono sono vari, molto generici, spesso orientati a temi pratici, crescita personale, business, tecnologia. Di narrativa ne vedo poca. O forse l’algoritmo non la mette davanti ai miei occhi.

Io continuo a sognare di portare piccole pillole narrative, frammenti, storie brevi. Ma sempre più spesso mi chiedo se non sia un sogno destinato a restare tale. Ho l’impressione crescente che non sia questo ciò che la maggior parte delle persone cerca.

Spero sinceramente di essere smentito.

Nel frattempo sto ragionando su un nuovo progetto, qualcosa di diverso, più mio, più autentico. Ve ne parlerò nelle prossime news.

A presto, cari amici.


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