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Intelligenza artificiale ed etica umana?

Post-HUMAN RESOURCES · 2025-09-08 18:04 · 7 claps · 7.0 min read
#inte #science #ethics #society
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Intelligenza artificiale ed etica umana?

La riflessione che faccio questa volta sul rapporto tra uomo e tecnica è una riflessione circa l’etica più che la tecnica.

Ho già parlato qua e là della IA (ovviamente anche con colleghi ed amici) e tutti ne parleremo e ne sentiremo parlare ancora per molto tempo, fino a quando non sarà una normale presenza nella nostra vita.

La IA non è ovviamente la sola tecnologia che sta cambiando il nostro modo di vivere e di pensare, di agire…ecc, ma è uno dei driver del cambiamento poiché si innesta ormai in moltissimi campi del sapere e del saper fare e sta uscendo sempre più dai confini del web per entrare nei dispositivi indossabili e in numerose tecnologie di uso quotidiano.

Oggi abbiamo infatti a che fare non solo con la c.d. Ai generativa (usate per lo più per testi, immagini, simulazioni) ma anche con protesi ad alta tecnologia, orecchie elettroniche, occhiali per la realtà aumentata, esoscheletri per lavorare e superare la fatica, e molto altro ancora, e tutta questa tecnologia ci permette di superare il limite corporeo umano.

Siamo dunque pienamente nell’epoca post-umana (guarda caso come il titolo di questo blog).

Ogni tecnologia che abbiamo inventato ed imparato a padroneggiare, dalla ruota fino ai razzi spaziali, dalla lancia alla bomba atomica, dal corno al cellulare, dal fuoco ai satelliti, ci ha messo di fronte a nuove possibilità ma anche di fronte a nuove domande etiche e possiamo affermare con certezzaa che non sia avvenuta rivoluzione tecnologica che non abbia portato con sé una rivoluzione etica se non politica: ci basti pensare a come la nascita dell’industria tessile meccanica abbia portato alla nascita di movimenti politici di operai che sono poi giunti alla piena maturazione con la nascita del proletariato e il conseguente movimento marxista.

Se per lungo tempo le religioni hanno guidato l’etica dei popoli (si veda anche il cleberrimo L’etica protestante e lo spirito del capitalismo di Weber) e successivamente lo hanno fatto le ideologie politiche, il XX ed il XXI secolo hanno necessitato di impianti etici più pratici, più vicini alla realtà di un mondo che viene modificato (minacciato anche) costantemente dalla economia e dalla tecnica. Il mondo deve essere affrontato per quello che è e per quello che ci presenta di giorno in giorno la stessa intelligenza umana.

A questa visione etica contemporanea hanno certamente contribuito pensatori come M Foucault (diritti del corpo e della sessualità), Habermas (la libertà nel pubblico dibattito tra persone libere) o come Rawls (la giustizia ed equità sociale) e Jonas (la responsabilità verso il futuro).

Questa etica contemporanea dovrebbe avere oggi il suo comandamento nel principio di responsabilità:

“Agisci in modo tale che gli effetti della tua azione siano compatibili con la continuazione della vita”. H.Jonas .

Ho usato il condizionale perché non mi pare che stia funzionando fino in fondo, anzi vedo molte falle, ma non vedo nemmeno alternative al seguire questa strada in un mondo ormai rimpicciolito al quale partecipiamo tutti attivamente a prescindere da religione, status, genere...

L’etica pragmatica di questo secolo dovrebbe avere lo scopo, corale, di guidare la ricerca scientifica, le decisioni economiche, la comunicazione, le scelte ambientali, in un’epoca in cui la techné abbraccia tanto l’uomo quanto la biosfera.

La domanda che tutti dovremmo porci prima del nostro agire sociale è: “come possiamo agire per limitare l’arroganza dell’uomo verso il pianeta e tutti gli esseri che lo popolano”?

Questo è il principio di responsabilità che dovremmo applicare ogni volta che inventiamo una nuova tecnologia, o usiamo una tecnologia, sapendo che dopo di noi dovranno vivere sul pianeta altre generazioni di uomini.

Sembra tutto molto chiaro e semplice. Lo è davvero?

Ma veniamo alla tecnologia: la tecnica trasforma inevitabilmente il nostro rapporto con l’etica e questo appare chiaro ogni giorno anche quando parliamo di procreazione assistita o di terapie geniche, ma anche quando parliamo di atleti paralimpici dotati di arti super tecnologici.

Ricordiamo che Pistorius ottenne i 100 mt in 10’’.91 e Bolt in 9’’.68.

In quanto tempo gli atleti con protesi saranno in grado di superare i record del corpo umano? Non è possibile stabilirlo ovviamente ma potrebbe esserci un domani fatto di atleti “bionici” più performanti degli atleti pienamente biologici. Questo cosa comporterebbe rispetto al concetto di sport?

Il numero di Luglio di WIRED era tutto incentrato sulle tecnologie legate alla IA e conteneva una simpatica intervista a Bebe Vio — che è la nostra “donna bionica” per eccellenza — e lei stessa faceva riferimento ad una serie di Netflix intitolata Bionicos nella quale, in un futuro distopico, atleti bionici gareggiano tra loro superando gli umani e dietro questo mondo c’è un mercato nero delle protesi e delle amputazioni.

In un futuro non troppo lontano potrebbero esserci persino lavori che possono essere svolti solamente, o in modo migliore, da persone bioniche, per i quali saranno richieste certe caratteristiche speciali.

Non sappiamo cosa accadrà davvero ma alcuni già si pongono queste domande.

Bebe Vio nella intervista di cui sopra dice :

“Sono fatta di tecnologia , da 16 anni il mio corpo è in parte umano, in parte tecnologico. Dico sempre che ringrazio di essere nata in quest’epoca perché in un’altra avrei avuto piedi di legno. Probabilmente non sarei nemmeno sopravvissuta alla malattia”.

E’ straordinario. Siamo pienamente nell’epoca post-umana.

Come già accennato, al mutare significativo di una qualche tecnologia dobbiamo necessariamente ripensare anche il nostro impianto etico perché dobbiamo rivedere il ruolo che l’uomo si ricava nel mondo ed il rapporto con gli altri esseri viventi. Dopo l’atomica, ad esempio, abbiamo dovuto interrogarci su fin dove fosse lecito spingersi nella creazione di queste armi e dopo l’incidente di Chernobyl abbiamo dovuto interrogarci sulla sicurezza della energia nucleare.

Oggi, con il salto tecnologico che stiamo vivendo, nuove sfide etiche si pongono davanti a noi.

Lo stesso allungamento della vita media dovuto alle condizioni di vita migliori, alla alimentazione più sana, alle medicine più efficaci, può essere al centro delle domande “a chi giova che l’uomo viva più a lungo? La specie ci guadagna qualcosa? Il pianeta cosa guadagna dalla nostra nuova longevità? Fino a che punto è sostenibile l’aumento della vita media se consideriamo i consumi e le spese sociali?”

Inoltre, cosa comporta psicologicamente una vita che si allunga così tanto?

Kirkegaard ci ha insegnato che il timore stesso della morte è un motore dell’agire umano, sia in senso negativo (ci spinge a proteggerci, a stimare il pericolo) sia in senso positivo (ci spinge a costruire per gli altri, per chi viene dopo di noi e a vivere con saggezza), ma se non temiamo la morte, perché la tecnica di fatto ci permette di sopravvivere anche a gravi incidenti, come cambia il nostro rapporto con la morte? Anche in questo caso suggerisco la visione di una serie TV intitolata Altered Carbon ambientata in un mondo dove i ricchi posso essere immortali grazie al trasferimento della propria coscienza in corpi nuovi ogni volta che lo desiderano.

Ed ecco infine un’altra grande domanda: se entro alcuni decenni la IA sarà in grado di prendere decisioni al posto nostro in economia, in medicina, nella ingegneria, ecc… Quale sarà il nostro ruolo?

Sì, perché la IA, differentemente da quello che molti possono pensare, non è semplicemente uno strumento (lo credevo anche io) ma è anche un agente che può generare a sua volta nuovi prodotti [ si veda Yuval Noah Harari — filosofo autore di Sapiens e Homo Deus] ed in questo senso è più simile ad una via di mezzo tra l’uomo e gli animali, ovvero è una intelligenza in grado di generare prodotti ma priva naturalmente di etica e anche priva di coscienza di sé e del mondo, mentre l’uomo detiene ancora questa possibilità e deve coglierla ora che la tecnologia è fresca e plasmabile.

E se una IA generasse una nuova religione e convertisse milioni di persone? E’ già — quasi — successo ed è la storia di Truth Terminal…cercatela su google, è interessante.

A mio parere il nostro ruolo dovrebbe essere quello di programmare le IA secondo schemi di ragionamento che le guidino in quelle scelte che abbiano ricadute positive sul genere umano e sul pianeta al fine, quantomeno auspicabile, di proteggere e migliorare la condizione umana.

Ma siamo in grado di assolvere a questo compito? Non ne sono certo. Con Ultron non era andata benissimo…il Prompt di Tony era stato troppo vago e insieme troppo preciso: “pace per il nostro tempo”…e Ulyton ha pensato fosse giusto far estinguere la specie umana. ahahah.

Mi interrogo su questo tema poiché per certi versi l’uomo sembra essere lo stesso di migliaia di anni fa se guardiamo anche solo alle guerre nel mondo e non nutro particolare fiducia nelle capacità umane e faccio fatica a pensare che l’umanità trovi un accordo su cosa sia etico e cosa non lo sia, su cosa sia lecito e cosa no; se ne fossimo stati capaci avremmo già risolto da molto tempo i problemi di convivenza su questo pianeta che ancora oggi vogliamo risolvere a colpi di missili.

Tuttavi bisogna agire ora! Bisogna partire subito con chiare linee guida etiche da riversare nella programmazione. Insommma, Asimov ce lo aveva già detto nel 1942 …abbiamo avuto molto tempo per pensarci sopra ed ora il genio sta uscendo dalla lampada. Quale etica saremo in grado di dare dalle macchine se non siano in grado nemmeno di averne una comune come genere umano? Se non siamo nemmeno in grado di fermare una guerra tra due Stati?

Io sono un amante della tecnologia e delle innovazioni nonché un fan della fantascineza, sono un’ entusiasta delle novità e non sono un pessimista che vede un futuro alla Matrix ma spera in mondo alla Star Trek, intendiamoci, ma il mio timore è che stiamo smettendo di produrre vera filosofia, avendola comunemente etichettata come una “oziosa perdita di tempo”, mentre oggi diventa cruciale parlare di etica, di linguaggio, di verità.

In realtà stiamo perdendo tempo poiché lo sviluppo tecnologico non è mai stato così veloce come oggi e noi non siamo eticamente maturi per queste nuove tecnologie.

Sono tante le sfide etiche che la tecnologia ci pone, come abbiamo visto.

Se non ritroviamo il giusto passo, il giusto rapporto tra techné ed ethos rischiamo di rimanere schiacciati dalla stessa tecnologia che stiamo creando. E allora, almeno, se siamo programmatori chiediamoci “come posso essere utile al genere umano con il mio lavoro”? E se utilizziamo le tecnologie chiediamoci “Sto usando questi strumenti nel modo migliore possibile ed utile a tutti”?

Ah certo, in alternativa potremmo sempre chiedere a Chat GPT di generare un manuale universale di etica ed attenerci tutti a quello.

libreria utile:

J. Habermas, Etica del discorso, Laterza;

J. Rawls, Una teoria della giustizia, Feltrinelli;

H. Jonas, il principio di responsabilità, Einaudi;

M. Foucault, Nascita della biopolitica, Feltrinelli;

L. Floridi, Etica dell’intelligenza artificiale, Raffaello Cortina Editore;


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