A mio marito
Nell’attesa di scegliersi mentre ci stiamo scegliendo
A mio marito
Nell’attesa di scegliersi mentre ci stiamo scegliendo.
Questo ultimo mese è stato maledettamente difficile. Non riuscivo a concentrarmi a lavoro. Non riuscivo a godermi i momenti di pausa. Mi faceva fatica anche fare cose divertenti. Mi sono sentita tanto sola. Mi sono sentita sola in solitudine e mi sono sentita sola anche in mezzo ad altre persone. Nemmeno 7 ore al mare mi hanno fatto tornare il sorriso. Nemmeno tre giorni di concerti. Nemmeno le cicale.

Kintsugi — https://www.instagram.com/giuliajrosa/
Ad inizio luglio, a una fermata del bus dove non era assolutamente previsto che mi sarei dovuta trovare, un turista, dopo avermi chiesto informazioni sul perché il bus non passasse in una città ad entrambi straniera, dal nulla mi ha detto che non appena si incrociano i miei occhi si scorge la mia luce e che il mondo ha bisogno di angeli come me.
Abbiamo iniziato a parlare fittamente. Prima del viaggio in Italia che stava facendo con i suoi amici e poi del suo lavoro; dopo altri due minuti netti stavamo già approfondendo temi di spiritualità. Non sei sola, mi ha ripetuto decine di volte durante la nostra conversazione.
Come fa a sapere esattamente la frase che avevo maledettamente bisogno di sentirmi dire, senza sapere assolutamente niente di me?
Si è caricato il mio trolley in braccio, perché la pavimentazione era poco adatta alle rotelline della valigia, ed abbiamo iniziato a passeggiare.
Abbiamo iniziato a parlare dell’universo e delle sincronicità. Ho comprato della frutta da spilluzzicare mentre camminavamo e il fruttivendolo, essendo prossimo all’orario di chiusura, mi ha riempito di frutta in più senza farmela pagare. Così, a mia volta, l’ho regalata a una mendicante incontrata poco dopo. Mi sono girata verso di lui, gli ho chiesto di passarmi la busta di frutta e quando sono tornata mi ha guardato dritto negli occhi, mi ha preso per mano e mi ha detto tutto serio: “Mi ricordi mia moglie”. “Sei giovane, sei già sposato?”, chiedo. No, è single, mi risponde. Mi ha raccontato della sua ultima relazione con una persona speciale, che adesso è dall’altra parte dell’oceano. Non stanno insieme al momento, ma è sicuro che la sposerà. Ripete, “è mia moglie, tutto qui”. Il ragazzo sa solo cosa desidera il suo cuore.
Gli uomini sicuri sono dannatamente affascinanti ed ho pensato a quanto possa esser magico aver qualcuno nel mondo che possa provare per te questo sentimento così imperturbabile alle vicende delle vita e alla distanza, così forte da parlare subito di te a una sconosciuta.
Abbiamo continuato a parlare dell’universo, delle sincronicità, mi ha chiesto quale sia lo scopo di vita che mi rende felice e realizzata, mi ha raccontato il suo. Sorrideva calmo, composto, ma molto spontaneo, giocherellone, centrato. Ad ogni passo si è assicurato che io non avessi bisogno di altro e che stessi bene. L’ha fatto con delicatezza, genuina curatela. Mi ha fatto un sacco di complimenti. Mi ha detto che non devo mai dimenticarmi che sono una regina, che chiunque condivida con me il mio cammino è fortunato e dovrebbe esercitare gratitudine e farmi sentire amata, perché quando vengo amata risplendo, dono amore e guarigione a tutti coloro che incontro. Questo è il mio scopo.
Quando vengo amata e mi sento amata, esercito in modo assai più potente la funzione per la quale sono stata chiamata sul Pianeta Terra. Mi ha ripetuto che mi devo sempre ricordare qual è il mio dono e che colui che mi starà accanto dovrebbe essere al servizio del mio piacere e del mio scopo di vita, assieme a me. Mi ha fatto ricordare che quando non vengo onorata e il mio fuoco non viene alimentato, invece di difendermi e allontanarmi, inizio ad accartocciarmi su me stessa e sul dolore. Mi ha fatto ricordare che devo sempre percorrere la via dell’amore puro e della passione (intesa anche come piena e coerente realizzazione del Sè) condividendo con gli altri la mia esperienza e il mio processo di guarigione.
Mi sono ricordata di mio marito.
In passato ho sempre avuto la percezione che fossi una sorta di prete, che “parla di” e allena gli altri a qualcosa a cui egli stesso non è destinato.
Di contro però già a 18 anni cercavo in modo spasmodico di creare una mia famiglia. Forse per ricreare quella che mi era mancata. Da ragazzina partivo però dal bisogno viscerale. Avevo un bisogno ansioso di creare una famiglia Mulino Bianco. Questo bisogno si nutriva dell’ansia generata dal senso di solitudine, della paura dell’abbandono e dalla mancanza affettiva. Volevo una famiglia ma rimanevo concettualmente sempre con un piede fuori. L’idea di sposarmi per davvero mi metteva ansia.
Volevo qualcosa che io stessa non ero ancora in grado di offrire.
Succedeva quindi che rinunciavo a parti di me, importanti, pur di non rimanere sola. Andava a finire che mi accontentavo di cose che toglievano energia invece di contribuire a rigenerarla, pur di avere una parvenza di soddisfazione di quel “bisogno”. Ovviamente poi mi sentivo in prigione. Incasellavo. Ecco perché non funzionava.
Due anni fa decidevo categoricamente che non avrei iniziato relazioni “tanto per”, piuttosto sarei stata sola per tutta la vita. Conobbi un ragazzo che sembrava la manifestazione di tutto ciò che avevo sempre desiderato e, rispondendo alla sua insistente proposta di formalizzare il nostro rapporto nato da appena un mese, gli dissi: “non voglio stare sei mesi con una persona e passare da una relazione all’altra, la prossima relazione ufficiale voglio che sia con l’uomo della mia vita, se pensi davvero di esserlo allora possiamo ufficializzarci come coppia”. Sinceramente? Pensavo di spaventarlo e di dare un taglio a quell’avventura estiva così, anche per non rischiare di soffrire, e invece tutto convinto mi rispose di sì. Ovviamente la relazione durò esattamente 6 mesi.
L’universo è molto letterale quando ti consegna le lezioni da imparare.
Negli ultimi 6 anni quindi ho avuto 3 frequentazioni serie molto brevi, ma solo due in cui mi sono sentita emotivamente di desiderare la “coppia” e messe insieme non arriviamo nemmeno a un anno. Di base anche perché fino a due anni fa rifiutavo di definirmi in coppia se non era evidente per me, fin dal secondo appuntamento, che fosse l’uomo “perfetto”.
Lo vedi? Di nuovo una forzatura, di nuovo una prigione mentale.
Quest’anno qualcosa è cambiato. Ho abbandonato quel dogma perché ogni rigidità è la morte della possibilità e della creatività, intesa come forza generatrice del nuovo e dell’inaspettato. Ho deciso di lasciarmi andare all’inaspettato, al non evidente, di lasciar arrivare persone e situazioni anche se non ricalcavano la mia improbabile lista di “must have”. Di amare chi mi ama, di dare una possibilità all’imperfezione, ma allo stesso tempo di non forzare più le situazioni. Per la prima volta mi sono allontanata da qualcosa che avrei voluto ma che non mi faceva sentire voluta davvero, su tutti i piani di una relazione amorosa.
Adesso sono pronta per incontrare mio marito perché sarebbe la ciliegina sulla torta, perché voglio ed ho imparato ad offrire quello che desidero. Questa Regina adesso è pronta per avere accanto il suo Re.

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A volte le persone arrivano nella nostra vita e ci ricoprono di così tanto amore, magari anche in un brevissimo lasso di tempo, che rivoluzionano il nostro percorso e ci obbligano a guardarci dentro, a raggiungere profondità mai raggiunte, magari anche a riappacificarci con parti di noi stessi/e. Queste persone ci aiutano a rompere vecchi schemi e ci ispirano a fare un salto evolutivo, se riusciamo a cogliere l’opportunità rifuggendo dalle nostre rigidità.
Ci danno ispirazione per far emergere un “io interiore” che magari è rimasto soffocato per anni oppure, a volte, un “io” che non ha nemmeno mai avuto la possibilità di sbocciare, venire al mondo. Tramite quell’amore iniziamo ad imparare a conoscerci, capirci e ad amare noi stessi, per quanto difficile possa essere a volte.
“Chi ti ha amato abbastanza da aiutarti a ritrovare te stesso?”
Amare se stessi comunque non mi sembra che risolva tutti i conflitti e che sia la risposta a tutte le domande… a quella, a volte inutile, tendenza di cercare e di pensare di volere sempre quello a cui non si ha immediato accesso in un preciso momento.
Spero che mio marito sia davvero paziente come lo immagino.
Aspiro alla mente del samurai con una mente in dotazione di serie che è sempre in subbuglio e sempre a farsi domande, analizzare, approfondire, catalogare, dissipare, dubitare, cercare e volere risposte nette, chiarezza, certezze, sentenze di cassazione. Due, tre voci in contemporanea. Le cicale che cantano, initterrotamente, le ho in testa tutti i giorni dell’anno. Ecco forse perché il loro suono lo trovo rilassante, il doppio canto annulla la ruminazione e il tachipsichismo.
Non è facile starmi accanto… immaginatevi starmi dentro.
A volte vorrei prendere una pausa da me stessa. Buttarmi su una sedia, uscire di casa e volare libera tra le dimensioni e lo spazio infinito. Tornare ad essere pura vibrazione.
Invece io e te, dico guardandomi allo specchio, siamo destinate a trovare una quadra ogni santo, santissimo, giorno.

Autoritratto
Mi sono innamorata di me un anno e mezzo fa, direi quindi che non è stato proprio un colpo di fulmine. Ogni giorno imparo nuove lezioni per amarmi, ma l’amore non è come il granito, è più come l’oceano, tra maree, tempeste, albe quiete, silenziose e tramonti mozzafiato.
Se dovessi spiegare che tipo di amore penso di meritare, che varrebbe la pena vivere e che posso donare, lo farei raccontando l’esempio di una coppia di cui ho letto la vicenda sul giornale, Amanda Scott e Shaye Scott. Coppia etero, dopo venti anni insieme uno dei due capisce che deve fare la transizione di genere e la coppia decide di rimanere assieme, trovando nuovi equilibri, anche di passione. Chiaramente non è che letteralmente desidero vivere questa esperienza, ma è il simbolismo che porta con sé. In storie come queste puoi vedere due anime ricongiunte in un legame e una complicità indissolubile, che muta e trova nuovi equilibri. Per me l’amore puro è questo, e io risplendo in questo tipo di amore. Che poi se ci pensi è prima di tutto l’amor proprio.
In ogni caso adesso penso che se lo posso immaginare, se lo sento così nel profondo, credo proprio che arriverà… nel frattempo mi alleno nella cosa che mi riesce peggio da sempre: lasciar scorrere le cose, lasciare andare le persone, senza spiegare e incasellare tutto e subito.
La psicologa martedì scorso mi ha detto:
“Sono successe davvero tante cose in due settimane. Puoi provare a stare in questo caos, a viverlo e sentirlo, senza per forza prendere decisioni drastiche, dare etichette, darti etichette, emettere sentenze e decretare cambiamenti netti e assoluti?”
Io ho annuito, dicendo una cosa del tipo che durante la settimana, prima del colloquio successivo, potevo provarci. Lei, lapidale:
“Intendo fino alla fine dell’estate. Magari provi a tirare le somme a ottobre di quel che è successo, per capire se sei davvero cambiata e cosa desideri. Ora stai dentro al caos.”
Due mesi e mezzo immersa nel caos emotivo senza intellettualizzarlo e senza mettere punti esclamativi, punti interrogativi ma sopratutto punti fermi e punti a capo? Avere pazienza, senza spiegare e incasellare tutto e subito? Ok, dottoressa, proverò a scalare l’Everest.

Credits: https://www.instagram.com/giuliajrosa/
L’amore, in ogni sua forma, adesso per me è l’apoteosi dell’imperfezione, ma è un’imperfezione magnifica e sublime.
L’amore è l’amare la stranezza che l’altro offre, che è poi ciò che lo rende un unicum. Nel guardare qualcuno e pensare: “sì, è proprio il mio tipo di strano”, sorridendo dolcemente, con il cuore che batte lento per scandire le cinque di una mattina di luglio. Nel desiderare l’altrui felicità più della propria, a costo della propria e (solo quando questo è reciproco) allora dare vita a un’unione dimostrando concretamente di volere una relazione, un rapporto che intreccia intimità, passione e impegno, riferito alla responsabilità di mantenere e curare la relazione nel tempo (Sternberg, 1985).
Alzarsi, guardarsi allo specchio e scegliersi. Alzarsi, guardare negli occhi qualcun altro, abbracciarlo/a e scegliersi.
Muoversi nel mondo, imparare qualcosa di nuovo e scegliersi. Muoversi nel mondo, imparare qualcosa di nuovo, chiedere all’altro come sta andando la giornata e scegliersi.
Sperimentare nel mondo, cadere, scegliersi e rialzarsi. Sperimentare nel mondo, fare un errore, chiedere scusa all’altro, scegliersi e rialzarsi.
Incontrarsi, darsi piacere e scegliersi. Incontrarsi, fare l’amore e scegliersi.
Coricarsi, chiudere gli occhi, fare tre lunghi respiri e scegliersi. Coricarsi, stringersi in un lungo abbraccio con l’altro, baciarsi lentamente e scegliersi.
Darsi e dirsi il buongiorno e la buonanotte. Fare sempre del proprio meglio, imparare.
Continuare a scegliersi giorno dopo giorno, tra un mutamento, una stasi nel caos, un passo indietro e tre in avanti.
메타데이터
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- 2026-06-27 18:20:27