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Elfo per una notte

Può un’influenza, una sfortuna, trasformarsi in un sogno? É quello che scoprirà il piccolo Alessandro, un grande amante del Natale

Giulia Lentini · 2025-01-20 05:25 · 0 claps · 6.5 min read
#oneshot #racconti-brevi #babbo-natale #elfos #natale
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Elfo per una notte

Fuori aveva cominciato a nevicare da dieci minuti e le strade iniziavano a tingersi di bianco. La temperatura calava vertiginosamente al di fuori del piumone.

Alessandro non poteva che maledire quel dannato freddo che l’aveva fatto ammalare proprio il giorno prima di Natale. Già, trentanove e due di febbre, raffreddore e mal di gola, un ottimo modo di passare la festività che tanto amava.

«Dobebo proprio ammalammi oggi?» sbuffò, di certo il naso chiuso non lo aiutava.

Si rigirò nel letto. Si sentiva andare in fiamme, ma era ben consapevole che se si fosse scoperto, anche per un istante, sarebbe congelato. Avvertiva il suo corpo farsi sempre più pesante e dolorante.

Aveva aspettato quel Natale con ansia, “mi sono comportato splendidamente durante tutto l’anno” ripeteva ai suoi amici e non vedeva l’ora di poter scartare i suoi regali. Si era preparato per bene, durante i mesi precedenti aveva stilato una lista di giocatoli che avrebbe tanto desiderato, sapendo che non avrebbe potuto inserirli tutti nella sua letterina. Alla fine ne scelse soltanto due.

Trovava davvero affascinante la storia di Santa Claus, l’idea che un uomo potesse fare il giro del mondo in una notte su una slitta trainata dalle sue fidate renne, a consegnare giocattoli, lo elettrizzava.

Sbatté le palpebre, era stanco, ma il calore generato dalla febbre e il fatto che non riuscisse a respirare bene gli impedivano di addormentarsi. Fu solo quando, pensando al suo eroe sulla slitta, realizzò che se non avesse chiuso occhio, sotto l’albero non avrebbe trovato alcun tipo di regolo. Babbo Natale aveva una regola: I regali saranno consegnati solo ai bambini che, la notte della vigilia, dormiranno serenamente nei loro lettini; gliel’aveva detta il suo papà.

Alessandro maledisse nuovamente di essersi ammalato. Non voleva e non poteva accettare di rinunciare a quello che aveva scritto sulla letterina.

Chiuse gli occhi. Si sforzò di tenerli serrati, pregò di addormentarsi velocemente e provò persino a contare le pecorelle, ma nulla sembrò funzionare. Tirò su col naso ormai sconsolato, rassegnandosi all’idea che Babbo Natale avrebbe saltato la sua casa.

Si girò nuovamente nel letto, ritrovandosi a pancia in su, aprì lentamente un occhi e poi l’altro. Rimase per qualche secondo a fissare ciò che si trovava sopra di sé.

«… Eh?!» si tirò su di scatto lanciando via le coperte. «Dove sono?»

Quello di certo non era il suo soffitto, almeno che i suoi genitori non l’avessero dipinto a sua insaputa, ma anche così dubitava potesse davvero somigliare a un cielo stellato. Fu una folata di vento gelido, che lo congelò fin dentro le ossa, a fargli capire che no, non era più a casa.

«Oh oh oh!»

Sbarrò gli occhi quando, girandosi in direzione della risata, si ritrovò davanti a un uomo con una lunga barba, gli occhiali sul naso, un vestito e cappello rosso.

«B-ba-babbo Natale?!» urlò.

«Ti sei finalmente svegliato, mio piccolo aiutante.»

Alessandro non sapeva cosa pensare né tanto meno come sentirsi, quello davanti ai suoi occhi era davvero Babbo Natale, il suo più grande eroe.

«Cosa? Aiutante?» domandò.

Si diede una rapida occhiata in giro. Era buio, ma la luna illuminava la slitta e il suo cammino. Sì, non c’erano dubbi, stava proprio volando trainato da nove renne e sì, quello alle sue spalle era una sacco marrone traboccante di doni.

Sobbalzò e per poco non cadde dalla slitta.

«Oh oh oh, stai attento, non vorrai mica precipitare di sotto», esclamò Babbo Natale. «Ora tieniti forte, si scende», con un movimento deciso mosse le briglie e le renne iniziarono a muoversi verso il basso, trainandosi dietro la slitta.

Fece come gli era stato consigliato e si tenette forte alla sua seduta finché non toccarono terra, o meglio, finché non si adagiarono su un tetto.

«Bene, piccolo elfo, scendo un attimo a consegnare questi doni», sorrise tirando fuori dal sacco due pacchetti colorati.

Alessandro rimase stupito nel vedere quell’uomo cicciotto entrare nella bocca del camino con tanta facilità. Ci vollero soltanto qualche minuto per vederlo tornare con in mano, al posto dei due regali, un paio di biscotti al cioccolato.

«Tieni», disse offrendogliene uno. «La generosità dei bambini… mi lasciano sempre un bicchiere di latte e un piattino di biscotti. È per me un piacere, più che un dovere, portargli ciò che mi chiedono… mi rende davvero felice il loro ringraziamento.»

Ancora non riusciva a capacitarsi del fatto che accanto a lui si trovasse Babbo Natale o che meglio ancora, era lui ad affiancarlo.

Si fermarono in una decina di casa prima di riprendere il volo.

«P-posso chiederti una cosa?»

«Dimmi pure, non temere.»

«La prossima volta che ci fermiamo… potrei… insomma… accompagnarti?» si fece coraggio.

La risposta fu soltanto un immenso sorriso e Alessandro non sapeva minimamente come interpretarlo.

Rimasero in silenzio per il resto del viaggio, di sottofondo solo i campanellini delle renne. Fu impossibile per Alessandro quantificare quanto tempo ci impiegarono per raggiungere un nuovo quartiere. E di nuovo giù fino a posarsi nuovamente su un tetto.

«Allora? Andiamo?» chiese Babbo Natale recuperando dei sacchetti da dentro il sacco.

Alessandro sorrise. «Certamente», saltò giù dalla slitta.

L’uomo vestito di rosso passò le buste al ragazzo e si appropinquò verso il camino. «Non avere paura, lasciati scivolare lungo la parete del camino e per l’atterraggio… beh… vedrai», sorrise.

«O-ok…»

Si lasciò andare come gli aveva detto. Non è male scendere giù per un camino, constatò. Si era davvero divertito come se fosse salito su uno scivolo, solo verticale. L’atterraggio fu qualcosa di assurdo, non avrebbe mai pensato che in fondo al camino ci fosse un panettone.

Si diede dei colpetti sul pigiama per scrollarsi di dosso la fuliggine. Strizzò gli occhi cercando di mettere a fuoco, nel buio, lo spazio che lo circondava, improvvisamente senti qualcosa strusciarsi sulla sua gamba.

Sobbalzò. «B-babbo? C-cosa mi sta toccando?»

Non ricevette risposta, se non una leggera risata. Quando i suoi occhi si abituarono all’oscurità ne comprese il motivo. Ai suoi piedi un piccolo cucciolo di cane alquanto stravagante, sulla testa un cerchietto con un corno finto di renna. Alla fine anche Alessandro sorrise.

«Ciao, bello, buon Natale», accarezzò l’animale sotto il collo.

«Passami i regali, così che possa posizionarli sotto l’albero. Non possiamo rimanere dentro a una casa troppo a lungo.»

Avrebbe voluto restare ad accarezzare quel cane così buffo ancora un po’, ma Babbo aveva ragione, era rischioso restare. Si rimise in piedi e si avvicinò all’albero, posò a terra i due sacchetti e ritrasse le mani.

«Bene, torniamo alla slitta.»

Annuì.

Risalirono sul tetto, non prima di aver fatto un’ultima carezza al cane. Ripartirono, c’erano ancora tante case da visitare e ancora molti regali da consegnare.

Guardare il mondo da quell’altezza era fantastico, tutto sembrava così piccolo e la neve sembrava brillare ai raggi della luna.

Le renne si fermarono ancora, un nuovo tetto, un nuovo camino. Alessandro aveva perso il conto di quante case avessero visitato quella notte e quanti doni avessero consegnato, ma nonostante la distribuzione fosse stancante, dal suo viso non spariva mai quell’immenso sorriso. Si sentì immensamente appagato all’idea di aver aiutato a rendere felici tutti quei bambini, ma soprattutto sazio, i biscotti che venivano lasciati sui piattini erano davvero deliziosi.

«Andiamo, mio piccolo aiutante», lo chiamò Babbo Natale.

Non se lo fece ripetere due volte, scese dalla slitta e si tuffo nel camino assieme al suo eroe. Ormai ci aveva preso la mano e se non fosse stato per la fuliggine che gli riempiva tutte le volte il pigiama, sarebbe stato tutto perfetto.

Una volta atterrati si guardò attorno, gli piaceva osservare le abitazioni addobbate a festa, ma quella casa era particolare, c’era qualcosa di strano che Alessandro non riusciva a comprendere. Non si soffermò molto su quella sensazione e svolse il suo lavoro, posando due pacchetti sotto l’albero.

«Fatto», sussurrò ritraendo le mani.

Fu come se il mondo fosse rallentato, vide la sua mano sfiorare un ramo e una pallina staccarsi. Cercò invano di prenderla prima che toccasse terra. Ci fu un susseguirsi di leggeri tocchi, la decorazione stava rimbalzando sul pavimento perdendo velocemente slancio.

Alessandro si voltò di colpo verso Babbo Natale, il quale l’osservava impassibile, come se non fosse successo nulla, anzi sul volto un sorriso. Non seppe come comportarsi, passando per vari stadi emotivi: paura; confusione e preoccupazione, ma fu solo quando sentì una porta aprirsi che iniziò veramente a sudare freddo.

Ci furono lunghissimi istanti di silenzio rotti soltanto da dei leggeri passi, poi una luce accecante.

«Alessandro?» chiamò. «Alessandro, forza svegliati», continuò.

Si rigirò tra le coperte mugugnando qualcosa come “ancora cinque minuti”, poi scattò su come una molla… cosa? Era nuovamente nel suo letto, davanti a lui non più l’uomo con la lunga barba, il panzone e gli occhiali, ma una donna esile, dai capelli corti e corvini… sua mamma.

«M-mamma?» si stropicciò gli occhi.

«Buon Natale, mio piccolo ometto. Sei pronto ad aprire i tuoi regali?»

«Mamma, devo raccontarti una cosa fortissima!» urlò. «Stanotte ho volato sulla slitta di Babbo Natale, l’ho aiutato… sono stato il suo aiutante!» si alzò dal letto.

Alessandro non si seppe spiegare per quale motivo sua madre ridacchiò a quelle parole, ma non gli importava realmente, era ancora su di giri per la nottata appena trascorsa.

«Noto con piacere che la febbre ti è passata», sorrise la madre.

«Sì, mi sento molto meglio», corse in cucina. «Papà, papà! Stanotte ho aiutato Babbo Natale.»

«Davvero? Ma è fantastico», sorrise il padre accarezzandogli la testa. «Racconta, com’è volare sulla slitta?» chiese facendo l’occhiolino alla moglie.

«Fighissimo», agitò le mani.

I suoi genitori si guardarono sorridendo.

«Forza, è ora di aprire i regali», gli ricordò il padre.

Alessandro si voltò verso il soggiorno e si bloccò. Aveva capito, aveva compreso cosa fosse quella strana sensazione che aveva provato quella notte… Famigliarità. Era casa sua, il suo soggiorno, le sue decorazioni. Raggiunse velocemente l’albero, sotto vi erano due pacchetti, uno con la carta blu e l’altro rossa e persino le dimensioni e il peso erano uguali.

Sì, era tutto vero, non l’aveva sognato. Aveva davvero aiutato Babbo Natale.


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