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Tra “fico” e “fichi”, il mondo iniziò con un sì …

Quest’anno, per una strana combinazione i due alberi della nostra vigna non hanno prodotto i soliti fichi di cui mia moglie ed io siamo…

Antonio Gallo · 2025-07-25 09:46 · 1 claps · 3.9 min read
#erica-jong #fico #chi-fi #sesso #poesia
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Tra “fico” e “fichi”, il mondo iniziò con un sì …

Foto@angallo

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Quest’anno, per una strana combinazione i due alberi della nostra vigna non hanno prodotto i soliti fichi di cui mia moglie ed io siamo golosi. Sono del tipo nero detto “brogiotto”. Un peccato, e così ho comprato da Rosa, la fruttivendola, cinque fichi bianchi. Il fico ha una ricca simbologia legata all’amore e alla sessualità, radicata in tradizioni culturali antichissime che attraversano diverse civiltà mediterranee. Da lì ebbe inizio il mondo. Continuate a leggere e saprete il perchè.

Nell’antichità classica, il fico era sacro a Dioniso e rappresentava la fertilità e la fecondità. La forma particolare del frutto, con la sua apertura che suggerisce l’organo genitale femminile, ha alimentato questa associazione simbolica. I Greci consideravano i fichi afrodisiaci, e questa credenza si è tramandata nella cultura popolare mediterranea.

Ma sarebbe riduttivo considerare il fico esclusivamente simbolo dell’amore carnale. Nella tradizione biblica e cristiana, il fico assume significati più complessi: dalla conoscenza (le foglie che coprono Adamo ed Eva) alla promessa messianica (“sotto la propria vite e il proprio fico” come immagine di pace). Nel mondo islamico rappresenta uno dei frutti del Paradiso.

La complessità semantica del fico lo rende quindi non tanto “il” simbolo dell’amore, quanto piuttosto un simbolo polivalente in cui l’amore, soprattutto nella sua dimensione fisica e generativa, costituisce uno degli aspetti principali insieme alla fertilità, all’abbondanza e alla conoscenza. L’amore è sempre al centro della vita degli uomini.

Amore fisico amore spirituale, amore sacro amore profano, amore poetico amore romanzato, amore eterno amore impossibile, amore strano amore amaro, amore tradito amore fedele … Potrei continuare con tutti gli aggettivi del vocabolario ed essere sicuro di non sbagliare a dire che questa è la parola più caratterizzata da sempre.

Al cinema, a teatro, nelle arti, alla TV, sul web, sulla stampa l’amore che però piace ed impazza di più resta quello legato al sesso. Anche la poesia non sfugge a questa legge. La poesia della scrittrice di cui intendo parlare in questo post ne è un mirabile esempio.

Scrittrice ed anche poetessa l’americana Erica Jong, all’età di ottanta e passa anni, (1942), continua ad essere una delle donne più impegnate sulla scena letteraria internazionale a ridefinire gli stereotipi femminili lottando e scrivendo contro i miti della sessualità umana.

Il suo primo libro di poesie risale al 1971 e d’allora non ha smesso di scrivere di sesso in forma poetica. Nel 1973 ebbe uno straordinario successo anche con un romanzo intitolato “Paura di volare” con il quale diventò un caso letterario con oltre venti milioni di copie vendute.

Le sue crude descrizioni di sesso, proposte in un linguaggio del tutto disinibito, sollevarono lode e indignazione sia dalle femministe che dai moralisti. Ben oltre Lady Chatterly …

Ma non tutti si sono resi conto che l’atteggiamento che la scrittrice ha nei confronti del sesso e della sessualità è sostanzialmente una parodia della pornografia contemporanea. Essa tende a liberare la donna dalle sue insoddisfazioni piuttosto che esporla sessualmente.

Femminismo e senso di colpa, creatività e sesso sono i temi intorno ai quali ruota il personaggio di Isadora nel suo “Paura di volare” e dei successivi romanzi. La stessa cosa accade con la poesia con il suo primo libro di poesie pubblicato nel 1971 “Fruits & Vegetables” una raccolta di poesie molto sensuali nelle quali la mente femminile elabora poeticamente visioni semiserie, accoppiando frutta e carne.

Molti dei motivi che lei elabora non sono altro che rifacimenti di personaggi trattati anche nei romanzi. La lista dei libri di poesia è abbastanza folta: “Half-Lives” (1973);“Loveroot” (1975); “At The Edge Of The Body” (1979);“Ordinary Miracles” (1983); “Becoming Light: New And Selected” (1991). A distanza di quasi venti anni ha pubblicato un’altra raccolta di poesie dalla quale ho tratto questa che segue traducendola liberamente:

Figs — Fichi

Italians know/how to call a fig/a fig: fica./Mandolin-shaped fruit,/feminine as seeds,/amber or green/and bearing large leaves/to clothe our nakedness.

Gli Italiani sanno/come chiamare un fico:/fica/Un frutto a forma di mandolino,/femminile come i semi,/ambra o verde/per coprire la nostra nudità.

I believe it was/not an apple but a fig/Lucifer gave Eve,/knowing she would find/a fellow feeling/in this female fruit

Io penso che/non fu la mela ma un fico/che Lucifero diede a Eva,/sapendo che lei avrebbe/trovato piacere/in questo frutto femminile

and knowing also/that Adam would/lose himself/in the fig’s fertile heart/whatever the price —

e sapendo anche/che Adamo avrebbe/perso se stesso/nel cuore fertile del fico a qualunque costo -

God’s wrath, expulsion/angry angels/pointing with swords/to a world of woe.

L’ira di Dio, l’espulsione/degli angeli arrabbiati/condannati dalle spade/verso un mondo di peccato.

One bite into/a ripe fig/is worth worlds/and worlds and worlds/beyond the green/of Eden.

Un morso/nel fico maturo/vale mondi/e mondi e mondi/al di là del verde/dell’Eden.

**“Figs” by Erica Jong, from “Love Comes First.” © Penguin Group, 2009.**

Certamente ci sarà qualcuno che troverà questa poesia blasfema, irriverente, immorale, specialmente nella chiusa finale allorquando l’autrice sembra ricalcare la famosa espressione “Parigi val bene una messa” con “l’Eden val bene una fica”. Lo fece Adamo, continuano a farlo gli uomini, da sempre.

Ma proprio qui si scopre l’abilità poetica della Jong, nell’affermare la concretezza veramente terragna, terrestre e terrena della disobbedienza umana nei confronti del divieto divino: la sfida che i due, Adamo ed Eva, lanciano al loro Creatore scegliendo quel “frutto” tipicamente dell’estate che avrebbe dato loro la possibilità di eguagliarlo.

Solo mangiando di quel “frutto” essi avrebbero potuto illudersi di creare la vita, così come lo stesso Creatore aveva fatto con loro. Una intuizione poetica che sembra scavalcare la teologia usando la poesia. Qui al link potete ascoltare Erica Jong parlare di questo libro e del significato che lei dà alla poesia.

Erika Jong

Erika Jong


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