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Salgari, lo scontro tra editoria e forza creativa

Quando pensiamo a Sandokan, pensiamo a mari esotici, avventure, personaggi eroici e indipendenti, opposti alle convenzioni sociali. Non c’è…

Monica Vitali in Dioneo · 2020-08-24 12:01 · 1 claps · 2.9 min read
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Salgari, lo scontro tra editoria e forza creativa

Quando pensiamo a Sandokan, pensiamo a mari esotici, avventure, personaggi eroici e indipendenti, opposti alle convenzioni sociali. Non c’è dubbio che questo sia stato l’immaginario dell’autore, ma come è stata la vita di Salgari rispetto ai suoi romanzi? Di viaggi ne fece pochissimi: tutti i libri sono il frutto di anni di studio e della sua personale creatività, dimostrazione di quanto una passione possa essere potente e generatrice di bellezza.

Il sogno di imbarcarsi lo domina sin dalla giovinezza: si iscrive al Regio Istituto Tecnico e Nautico “Paolo Sarpi” di Venezia, ma non diventa mai capitano di marina, e l’unica navigazione che compie è nell’Adriatico. Le competenze tecniche si notano nella descrizione dei viaggi in mare e degli arrembaggi, ma da sole sarebbero state sterili. Salgari studia storia e geografia, consulta atlanti e carte nautiche, traccia percorsi, analizza modelli di imbarcazioni, cerca usanze esotiche da nominare. Trascorre il tempo in biblioteca, soprattutto a Torino, animato da un entusiasmo onnivoro. I suoi testi sono sempre in parte corretti e in parte approssimativi, mossi da credenze errate (che spesso erano comunque considerate credibili anche in ambienti seri, all’epoca) e da genuino slancio. I personaggi e i luoghi peccano di esotismo, ma stimolano la fantasia e arrivano a un nucleo di significato autentico. “I pirati della Malesia” si basano su dicotomie forti e ingenue (i valorosi pirati malesi dai vestiti sontuosi combattono con i coltelli le tigri e cedono talvolta ad atti di barbarie, gli inamidati inglesi sono persone per bene con una mentalità chiusa e bellissime figlie compassionevoli) ma quelle stesse dicotomie scardinano alcuni pregiudizi. In un contesto profondamente coloniale, degli stranieri dediti ad atti illegali vengono presentati come mossi da autentica passione e un senso dell’onore ormai assente nell'ipocrita civiltà occidentale. Le famiglie inglesi soffocano nell'asfissia delle loro convenzioni, la Perla di Labuan è una giovane ragazza che dopo aver curato Sandokan si fa rapire volentieri per seguirlo nella sua isola, ribellandosi già in precedenza alla sua famiglia attraverso l’adozione di abiti locali. D’altra parte, la gentilezza femminile inglese stempera i lati più rozzi e vendicativi del pirata. Salgari fu, anche suo malgrado, un outsider sociale: sposò un’attrice, ebbe sempre difficoltà economiche (affondava nei debiti e, nei momenti peggiori, anche nell’alcol e nel fumo), visse con quattro figli in condizioni precarie soprattutto dopo il ricovero della moglie in manicomio. Ebbe un rapporto pessimo con i suoi editori: non c’erano i diritti di oggi, e stava agli autori capire come contrattare. La differenza tra un Collodi pagato poco nonostante l’immenso successo e un De Amicis che il successo se l’è gettato addosso, sta tutta in questo rapporto. Salgari viene pagato a forfait, da 100 a 500 lire, anche quando scrive per Treves o Bemporad. Autore di decine e decine di libri, obbligato a pubblicarne quattro o cinque all’anno, ottiene dopo fin troppo tempo uno stipendio mensile, ma mai a percentuale sulle vendite. Suicidatosi con un rasoio, lascia scritto un foglio per i suoi editori: «A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna». La tragica storia familiare proseguirà con il suicidio di entrambi i figli e la morte della figlia per tubercolosi.

Ciò che rimane è un universo composito, mosso da alcune forze primarie che si compensano a vicenda: eroismo e meschinità, personaggi focosi e irrazionali (Sandokan e Tremal-Naik), ‘aiutanti’ ironici e attraenti come Yanez de Gomera, figure del tutto inventate e altre ispirate a politici, avventurieri (esemplificativo è il ritratto di James Brooke, Rajah di Sarawak: sfruttatore, nemico dei pirati, ma ormai così profondamente coloniale da aver bisogno della loro presenza, da amare l’equilibrio della lotta reciproca).

La miniserie di Sollima del 1976 per alcuni è più famosa dei romanzi (non per me a 10 anni, incollata ai libri, ma forse per me a 13 sì, per altri motivi), e presenta un cast di prima qualità: Kabir Bedi nel ruolo di Sandokan, Carole André come Marianna, Philippe Leroy come Yanez e Adolfo Celi come sir Brooke.

La sigla e il famoso motivetto:

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Uno dei momenti più intimi tra i due protagonisti:

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