Nodi
I nodi da sciogliere. Quelli del cuore sfregiato, delle speranze tradite, delle promesse dimenticate. I nodi della perdita che si…
Nodi
I nodi da sciogliere. Quelli del cuore sfregiato, delle speranze tradite, delle promesse dimenticate. I nodi della perdita che si impigliano in qualsiasi tentativo di novità, di vita, di leggerezza. Nodi che continuano a tornare al pettine e non se ne vogliono più andare. Quanto tempo serve per domare certi grovigli impazziti, quante lacrime per districarli e provare a ricomporre fili che sembrano essersi sfibrati. Sono i nodi del dolore, quelli che a volte tiriamo per farli diventare più piccoli, così piccoli che a colpo d’occhio non si vedano più. Così che li senta solo chi ci accarezza con tutte e due le mani, con cura e orecchio attento.

Cerchiamo la fune più grossa per poterci salvare
I nodi da stringere. Quelli che servono a tenere insieme le estremità, gli antipodi. Matasse sottili e lunghissime che legano ciò che va a tutti i costi tenuto assieme. Anche se sembra assurdo, impossibile, pazzesco. Nodi di fune per solcare i mari di quest’esistenza, stretti dalla maestria di secoli di esperienza, belli di quella complessità che solo la tradizione di intrecci e sequenze precisi può generare. Promesse d’amore che secoli fa si stringevano legando e slegando lacci tra le mani degli innamorati. I nodi per segnare il vincolo. Due che diventano uno. I flick e flack di mignoli annodati che da bambina ti facevano diventare sorella della tua migliore amica. Promesse recitate che trasformavano in sangue i legami di scelta.
I nodi delle trame. Ricami di uncinetti e telai. Fili che corrono per dare vita a ciò che prima non esisteva, la creazione che nasce dall’intreccio, dal nodo, dall’incastro. Una litania di punti e incroci che senza sosta produce, disegna forme morbide nel silenzio del pensiero che si stacca dall’azione per farsi cura, terapia delle mani che si muovono per fermare il pensiero. Penelope che crea per disfare, un po’ come facciamo tutti, con le nostre tele di progetti ed entusiasmi e con le notti buie in cui non sappiamo più vedere l’ordito di ciò che stiamo imbastendo. E ricominciamo, da capo.
I nodi al fazzoletto. Segnaposto di scadenze e obblighi che ci diamo per provare a correggerci, a essere migliori o anche solo a sembrarlo. Sforzi di ricordarsi ciò che non dobbiamo ripetere, tic del cuore da correggere, spasmi della pancia da bloccare. I nodi da guardare per smettere di pensare sempre e solo a noi e vedere anche gli altri, l’altro. Come un gigantesco gomitolo ingarbugliato in cui inciampare per cadere dall’esistenza in cui trottiamo e capovolgere la prospettiva da cui guardiamo questo mondo obbligato ad ospitarci.

Un uccello tessitore, architetto con le ali che costruisce il suo nido intrecciando fili d’erba
I nodi dell’intoppo. Quelli che non vanno né su né giù. Quando siamo noi quelli intrappolati in gigantesche fettuccine che ci imbrigliano nel sospeso. Minuti come ore come anni. Spezzoni di vita in cui lasciamo andare invece di prendere in mano i fili e riaggiustare il tiro. A volte lo vediamo il buco da rammendare, sentiamo perfettamente dove va passato l’ago e dato il punto, ma non ripariamo. Rimaniamo incastrati nel non decidere, nel domani, nel dopo. Lo squarcio si allarga e il nodo che ci lega con lui, come se la dimensione dell’errore fosse direttamente proporzionale alla paura di affrontarlo. I nodi che non fanno passare la linfa del cambiamento, giunture che non funzionano più e azzoppano il movimento. Questi sono i nodi che vengono sempre, prima o poi, al pettine. Ma questa è un’altra storia.
I nodi dell’attesa. Spesso abitano in gola, mentre si aspetta che l’angoscia scenda e si possa riprendere a respirare. I nodi che tutti oggi stringiamo e intrecciamo come possiamo. Chi finge di non vederli, chi ci perde le giornate a cercarne il bandolo e ne esce stremato e senza soluzione. Chi ha trovato finalmente il coraggio di metterli in fila e affrontarli tutti. Chi in questo mondo contorto su se stesso prova a chiedersi come cosi tanti fili abbiamo finito per diventare uno solo.
Il mondo ci chiede di smettere di guardare ai nostri tre gomitoli e di accorgerci finalmente della trama che come abitanti ingrati di questo mondo stiamo intrecciando. Quanti nodi abbiamo seminato nel nostro ricamo rovinando una Creazione che era perfetta. Nodi di foga, di disamore, di terrore, di cupidigia. Non conterà chi avrà il filo più bello, né più lungo. Conterà solo se tutti sapremo prenderci cura della tela Mondo, sciogliendo ogni singolo nodo che la imbruttisce e la deforma. E per farlo dovremo cambiare passo. Cambiare intreccio. Imparare a fare solo i nodi che servono a reggere e non a rompere.
메타데이터
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- 2026-06-20 20:29:01