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La torinese che parlò in Rai

Non valletta, non annunciatrici che sorridevano in silenzio. Parola, appunto. E voce

Crpiemonte · 2025-11-04 22:56 · 0 claps · 4.0 min read
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Enza Sampò nel 1973

Enza Sampò nel 1973

La torinese che parlò in Rai

Non valletta, non annunciatrici che sorridevano in silenzio. Parola, appunto. E voce

*di *Giovanni Monaco

Torino, 14 febbraio 1939. Nata il giorno di San Valentino, Enza Sampò era destinata a una vita di passioni: quella per la parola, per l’immagine, per la televisione che stava per nascere. Ma nessuno, allora, poteva immaginare che quella ragazza “brunetta tutto pepe”, come la definirono al suo primo provino Rai nel 1955, sarebbe diventata la prima donna della televisione italiana con diritto di parola.

Enza Sampò nel 1973

Enza Sampò nel 1973

Non valletta, non annunciatrici che sorridevano in silenzio. Parola, appunto. E voce.

“Non passai la selezione - ricordava - dissero che ero adatta a programmi per ragazzi. Ma non mi scoraggiai: due anni dopo presentavo Anni verdi”.

Fu l’inizio di una carriera che avrebbe attraversato mezzo secolo di storia televisiva, e insieme mezzo secolo d’Italia. La Rai, nata appena un anno prima, era ancora una creatura in fasce. Lei le diede volto, cadenza, e garbo.

La ragazza che bucò il video

“Nel ’59 ho fatto l’inviata di Campanile sera. Mike Bongiorno era in studio, io ed Enzo Tortora nelle piazze”.

Era un’Italia divisa e curiosa, ancora sospesa tra il dopoguerra e il boom economico. Lì, nelle strade polverose dei paesi, Enza Sampò scopriva quanto fosse nuovo - e fragile - il ruolo della donna in video.

“Dovettero darmi la scorta”, raccontava con una punta di ironia, “perché lo sport preferito degli uomini era toccarmi il sedere. Arrivavano lettere piene di insulti e disegni osceni”.

Era la prima a non restare ai margini, a porre domande, a tenere la scena con naturale autorevolezza. Un’anomalia, per l’Italia televisiva del tempo.

Il fascino dell’intelligenza

Torinese fino al midollo, Enza portava con sé quella compostezza sabauda che sapeva però trasformarsi in ironia. Non aveva il passo leggero delle dive, ma lo sguardo limpido delle intellettuali.

A vent’anni, s’innamorò di un giovane piemontese, teorico della semiotica che avrebbe cambiato la cultura italiana: Umberto Eco.

“Faceva il militare e scendeva dal tram in divisa. Io mi vergognavo un po’, sembrava un ragazzino e io già apparivo in tivù. Ma era affascinante, onnisciente. Mi faceva leggere Lolita e i nuovi filosofi”.

Frequenta Vattimo, Berio, Leydi, Furio Colombo. È il cuore pulsante della Torino colta, e lei vi si muove con naturalezza.

“A un certo punto - ammise - capii che con lui sarei stata sempre sotto esame. E ci lasciammo”.

Cordialmente, la signora della Rai

Da Il circolo dei castori a Cordialmente, da Paese mio a Insieme, facendo finta di niente, Enza Sampò costruisce un repertorio televisivo che unisce eleganza e curiosità, rigore e tenerezza.

Negli anni Ottanta, diventa un volto familiare del pomeriggio con Tandem, il programma dove un giovanissimo Fabrizio Frizzi muove i primi passi. Poi i quiz, le rubriche del mattino, le inchieste verità.

Con Io confesso (1988) porta la televisione-verità in Rai, anticipando formati che sarebbero esplosi solo decenni dopo. Ma, come spesso accade agli innovatori, paga il prezzo del coraggio: “Troppo invasivo”, dissero i dirigenti. Il programma non fu riproposto.

La televisione come educazione del gusto

Negli anni, Enza non ha mai smesso di riflettere sul mezzo che l’aveva resa celebre.

“Ai miei tempi era diverso, si dice sempre così, ma lo era davvero. Il maestro Manzi insegnava a leggere, il varietà faceva cultura. Oggi vedo più ombre che luci: troppi cuochi, troppa cronaca nera. La televisione dovrebbe far crescere il pubblico, non stimolare i suoi bassi istinti”.

Non nostalgia, la sua, ma lucidità. L’osservazione di chi aveva creduto nel valore formativo della televisione.

“Una volta i dirigenti erano intellettuali. Oggi sono manager: l’audience vale più dei contenuti”.

La signora che non volle mai essere diva

Negli anni Duemila, mentre il piccolo schermo cambia volto e ritmo, Enza Sampò resta fedele al suo stile: colta ma accessibile, elegante ma ironica. Lavora dietro le quinte come autrice, firma programmi come In famiglia, poi torna a condurre Cominciamo Bene su Rai 3, dove la rubrica Fra le righe racconta il costume italiano con leggerezza e intelligenza.

Quando le chiedono perché non sia mai diventata una diva, sorride:

“Forse perché non ho mai recitato me stessa. Ho sempre preferito raccontare gli altri”.

E così, senza clamore, nel 2009 lascia lo schermo. L’uscita di scena di chi ha saputo farsi ricordare più per le parole che per l’immagine.

Epilogo

Oggi, Enza Sampò vive lontana dai riflettori, ma la sua voce appartiene ancora alla memoria collettiva di un’Italia che imparava a conoscersi attraverso il tubo catodico.

Torinese, garbata, sottile, intelligente.

La prima donna della Rai con diritto di parola.


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