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Una giornata a Genova e la mostra di Moby Dick

Genova mi ha accolto in una giornata di pioggia e di vento. Si è lasciata scoprire poco a poco, con qualche difficoltà, ma come una bella…

Giacomo Bonini · 2026-02-05 16:04 · 1 claps · 3.0 min read
#genova #moby-dick #mostra #cultura #arte
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Una giornata a Genova e la mostra di Moby Dick

Genova mi ha accolto in una giornata di pioggia e di vento. Si è lasciata scoprire poco a poco, con qualche difficoltà, ma come una bella sorpresa.

Nelle salite e discese delle via strette del centro che separano la stazione e il Palazzo Ducale, mi sono infilato in un paio di chiese per evitare la pioggia e ho attraversato un portico appena accennato, prima di arrivare alla mia meta: la mostra di Moby Dick.

immagine della mostra Moby Dick — La Balena

immagine della mostra Moby Dick — La Balena

Un’esperienza immersiva, un percorso multidisciplinare e cronologico. Dall’arte medievale a quella contemporanea, dalla navigazione all’illustrazione, fino a musica, cinema, scienza e biologia filtrate dalla letteratura. Affascinato dalle grandi installazioni, rapito dalle riproduzioni sonore dei canti delle balene, mi sono districato tra dipinti, sculture, fotografie, incisioni, arpioni, imbarcazioni, oggetti Inuit e stampe giapponesi. Scrivono che la durata consigliata è un’ora, ma se ci si dimentica di guardare l’orologio, il tempo prende il largo e ti spiazza, serve l’intero pomeriggio. I video, le luci, la sala interamente dedicata al colore bianco e i contenuti sensoriali che permettono di “guardare l’oceano con gli occhi di Moby Dick” ti catturano.

immagine della mostra Moby Dick — La Balena

immagine della mostra Moby Dick — La Balena

Guardi la Balena come Ismaele, con un senso di stupore e meraviglia, per qualcosa di così grande e potente e indifferente all’uomo. Oppure la prendi di petto e la sfidi, con l’ossessione tipica degli Achab di questa terra, consumati e accecati (azzoppati sarebbe più corretto) dall’odio e dalla sete di vendetta. La Balena è il grande Ignoto o il simbolo della Natura matrigna, ma può essere anche un’occasione. Lo è per Giona, il profeta testardo dell’Antico Testamento, costretto a starci tre giorni e tre notti. Nelle viscere dell’animale c’è il mistero dell’uomo, alla ricerca di qualcosa di diverso da sé o di più grande, ma che alla fine torna sempre ai propri conflitti interiori.

Che tu sia Ismaele, Achab, Giona, Starbuck o chiunque altro, il Pequod partirà con certe intenzioni e troverà altro. Tempeste, imprevisti, scoperte, occasioni di tornare indietro.

immagine della mostra Moby Dick — La Balena

immagine della mostra Moby Dick — La Balena

La mostra mi ha restituito diverso da come mi aveva accolto. Ed è una fortuna che sia accaduto.

Avevo abbandonato l’ombrello appena arrivato in stazione, distrutto da una raffica di vento da allerta meteo (che effettivamente era stata diffusa nei giorni precedenti, ma naturalmente non avevo controllato). Ero rimasto nella tempesta per qualche minuto, ma dopo la mostra il cielo di Genova si è riaperto, lasciando trasparire dei raggi di sole.

E allora ho camminato verso la stazione con altri pensieri in testa, con la leggerezza di essere in ferie (non solo dal lavoro) per almeno una giornata. Con la gratitudine e il privilegio di essere spettatore per un pomeriggio di una città indaffarata, ma semplice. Costeggiando il porto ho fatto ritorno a Piazza del Principe respirando un’aria diversa, quasi un presagio di una primavera che sì, è lontana, ma in arrivo. Ho scrutato l’orizzonte dal mare al tramonto, pensando che il Pequod sarebbe potuto tornare, avrebbe solamente dovuto abbandonare l’insensata guerra alla Balena Bianca, deporre l’arpione e tornare sulla terra ferma.

Sono tornato in stazione e il treno era in ritardo (l’Italia è il paese che amo). Allora ho sfruttato l’occasione per scrivere due righe sulla mostra e su Genova, sullo stupore del mare e dei suoi abitanti, sull’acqua che travolge, sia essa un’onda spinta dal vento o una goccia calata dal cielo, sulla saggezza che viene dall’alto, troppo in alto perché sia possibile comprenderla.

Indeciso se ringraziare Melville, i curatori della mostra, chi ha scritto il libro di Giona o i Salmi, nel dubbio ringrazio Genova, sconosciuta e poco considerata tra le tante bellezze d’Italia, ma accogliente e sincera, leggera e sognante, visitabile con calma e stupore, anche in una giornata di pioggia e di vento di inizio febbraio.


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