2017, dammi il pugno campione
Oggi stavo scorrendo su Facebook ciò che avevo fatto in questo giorni negli scorsi anni e mi sono ritrovato di fronte al bilancio dei…
2017, dammi il pugno campione

Oggi stavo scorrendo su Facebook ciò che avevo fatto in questo giorni negli scorsi anni e mi sono ritrovato di fronte al bilancio dei migliori momenti del 2016. Mi ero completamente dimenticato di aver scritto quell’articolo e anche quest’anno vivevo nell’ansia e in quella sottile vena di paura che mi accompagna quando si arriva al 31 dicembre.
Al contrario di ciò che avviene nei film di fantascienza, il Lorenzo del passato ha salvato quello del futuro, scoprire che l’anno scorso ero riuscito in qualche modo a gestire la situazione con la scrittura mi ha spinto a farlo anche quest’anno.
D’altronde in quale altro modo avrei potuto farlo?
Parlare con Tim Schafer su un palco

Tim Schafer è uno dei molti responsabili della mia formazione videoludica, quindi umana, poterlo intervistare via Skype durante l’estate è stato senza dubbio un bel momento, ma non molto diverso da quelli che avevo già vissuto facendo questo lavoro. Quando mi hanno proposto di chiacchierare con lui sul palco della Gamesweek però la situazione è cambiata completamente: un conto è vedere uno dei propri miti che ti parla sul computer, un conto è farlo di fronte a una platea, completamente in inglese, cercando di metterlo a suo agio, portarlo a dire ciò che vuole e tenere desta l’attenzione del pubblico. Farlo è stata un’emozione fortissima, uno dei tanti momenti di quest’anno che non mi hanno fatto dormire e che subito dopo mi hanno lasciato un’energia fortissima.
L’ansia della conferenza al Campus Party

Quando mi hanno contattato per propormi una conferenza la cosa mi sembrava già assurda. Io parlare al pubblico? Di cosa? E con quale autorità? Poi mi hanno suggerito che l’argomento potevo essere io, il mio modo di vedere e scrivere di cultura pop e la situazione è rapidamente scivolata nell’impossibile, sacrilego, ridicolo. Ma cosa posso raccontare io al mondo? Non valgo niente, non ho niente da trasmettere. Per mesi l’ansia di fare questa cosa è montata sempre di più, l’ho ignorata finché ho potuto, poi alla fine ho capito che se provi ansia forse stai andando nella direzione giusta, vuol dire che ci tieni, che sei di fronte a uno dei boss di fine livello e ho dovuto farci i conti, preparare una presentazione, impararmela bene e salire su un palco. “Parla piano, non mangiarti le parole, non fermarti mai, non improvvisare, guarda sempre qualcuno nel pubblico”, questo era il mio mantra prima di iniziare. Il tutto è durato una mezz’ora e dopo avrei voluto rifarlo mille volte. Anche se era stata una piccola conferenza di fronte a un piccolo pubblico avevo l’ego pericolosamente a mille, c’erano state domande, nessuno si era alzato prima, qualcuno aveva fotografato le slide, ero gasato come uno che ha appena fatto bungee jumping. Avevo scoperto che potevo farcela, che c’era dignità in quello che facevo, che avrei dovuto credere di più in me, cercando evitare le lusinghe dell’egocentrismo, ma soprattutto di è stato finalmente un punto fermo diun cammino che durava da anni, un punto da cui ripartire.
Guidare su un circuito al volante di una BMW

Gran Turismo è stato, insieme a Godzilla e Star Wars, uno dei punti di contatto con mio padre. Non era un videogioco, era un luogo in cui parlavamo lo stesso linguaggio, lui mi aiutava con i settaggi, mi consigliava le macchine migliori, io correvo, vincevo e tornavo da lui per altri consigli. Adorava il mondo delle auto, gli autodromi, i box e non aveva mai preso la laurea perché passava più tempo al Mugello che a studiare. Non è mai riuscito a trasmettermi questa passione, per me la Formula Uno era qualcosa di noioso che si metteva tra me e lui quando volevo giocare da piccolo, non ho mai avuto la passione per le auto e neppure per la guida in sé. Quando mi hanno invitato alla presentazione di Granturismo World Tour sul momento ero un po’ riluttante, l’evento prevedeva di stare al volante di alcune supercar e avevo onestamente paura di fare una figuraccia. Ma quando mi sono ritrovato al volante di una BMW (lui adorava le BMW)sull’autodromo di Modena ho capito, ho capito perché la gente ama correre, ho capito perché mio padre amava questo mondo, ho sentito fortissima per tutto il giorno la sua presenza e mi sono maledetto perché non ho potuto raccontargli come mi sentivo, gli sarebbe piaciuto tanto.
Il Comic Con di New York

Quest’anno ho vissuto una bellissima edizione di Lucca Comics, ma la medaglia di “evento pop dell’anno a cui ho partecipato” se lo aggiudica senza dubbio il Comic Con di New York. Sarà che rispetto a Lucca è una manifestazione meno dispersiva, in cui in due enormi padiglioni hai praticamente sott’occhio tutto l’universo geek, sarà stata l’atmosfera generale di felicità, spensieratezza e positività che si respirava fuori e nei corridoi, alla faccia di chi vuole i nerd come fascistoni repressi, sarà stato che per puro caso ho stretto la mano a Jake the Snake Roberts, uno dei miei idoli d’infanzia, che in fondo è uno dei tanti motivi per cui ho scelto questa vita, sarà stata la somma di tutto questo e le magliette bellissime che mi son comprato, ma me la sono proprio goduta.
La Stampa

Chiudiamo questa carrellata di egocentrismi con quello più gratificante di tutti. Fino ad oggi il mio lavoro si basava sulla mia capacità di trovare la persona giusta a cui chiedere per ottenere una possibilità e poi tenersi stretto il posto lavorando sodo. Così ha funzionato nella stragrande maggioranza dei casi e così funziona tuttora, ma quest’anno per la prima volta non sono stato io a chiamare, ma mi hanno chiamato e a farlo è stata La Stampa, non il giornalino dell’oratorio. È stato un momento esaltante, gratificante e strano. La Stampa che cerca me? Che vuole me? Impossibile, non sono adatto, finirà male. Invece ci sono ancora. Non sono abituato a vedere il mio lavoro riconosciuto, non sono abituato a essere quello che viene contattato e forse per questo motivo non so gestire i complimenti. Stavolta però è andata diversamente e con l’occasione mi son preso anche il tesserino da pubblicista, che magari per qualcuno non vale niente, ma mi permette di non dover usare stupide perifrasi quando mi chiedono che lavoro faccio.
메타데이터
- post_id
- a54a8da63b9
- slug
- 2017-dammi-il-pugno-campione-a54a8da63b9
- url
- https://medium.com/@LorenzoF/2017-dammi-il-pugno-campione-a54a8da63b9
- canonical_url
- https://medium.com/@LorenzoF/2017-dammi-il-pugno-campione-a54a8da63b9
- author_url
- https://medium.com/@LorenzoF
- status
- ok
- fetched_at
- 2026-07-30 07:44:52