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I 46 anni di Valentino Rossi: da “contadino” a “dottore”

“L’ha fatta provare a me, poi a un altro e un altro ancora. In 10 giorni a Tavullia c’erano 10 Ape”.

Martina Tremolada · 2025-02-17 20:33 · 1 claps · 6.0 min read
#valentino-rossi #motogp #rossi #motorsport #birthday
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I 46 anni di Valentino Rossi: da “contadino” a “dottore”

“L’ha fatta provare a me, poi a un altro e un altro ancora. In 10 giorni a Tavullia c’erano 10 Ape”.

Con un sorriso sornione Uccio racconta che il suo carismatico amico Valentino, con cui passava gli intervalli a guardare gli altri giocare a calcio, ne aveva combinata un’altra: si era presentato a bordo di un’Ape. La compagnia dei chihuahua, nata tra musica, castagne e vin brulè, non si poteva far trovare impreparata e così, uno a uno, tutti avevano cominciato a presentarsi a bordo dello stesso mezzo.

Apecar

Apecar

Se d’estate la sfida al tempo migliore si affrontava con il motorino sulla “Panoramica” tra Gabicce Monte e Pesaro, d’inverno la soluzione per combattere il freddo senza smettere di fare bagarre era l’Ape. Lo stesso mezzo con cui si andava a scuola e si raggiungeva Cattolica la sera. Non importava se il prezzo da pagare fosse sentirsi chiamati “contadini” perché quel mezzo, sul mare, non si usava. Le corse intorno al castello del paese tra le colline romagnole si facevano sempre più serrate. Il biondino era il più veloce di tutti, proprio lui che era il ritardatario della compagnia; pochi se ne capacitavano. Il dubbio era destinato a rimanere irrisolto, la polizia troncò le gare ritirando tutte le Ape.

Valentino Rossi multato da vigili urbani dopo la vittoria al Mugello, Gp d’Italia 2002 / Credit: Pura Mercadotecnia

Valentino Rossi multato da vigili urbani dopo la vittoria al Mugello, Gp d’Italia 2002 / Credit: Pura Mercadotecnia

La scena qualche anno dopo si ripeteva, più o meno. I vigili erano Stefano Franca e Rino Salucci, proprio il papà di Alessio “Uccio” Salucci. La moto fermata per eccesso di velocità in pista al Mugello aveva appena vinto un’altra gara del Motomondiale. A guidarla era lo stesso ragazzino spericolato e scanzonato che andava sempre un po’ più forte degli altri e che ora aveva in tasca già qualche mondiale. Sulla moto campeggia il 46, diventata uno dei simboli di Valentino Rossi da quando aveva chiesto al papà pilota

“Graziano, ma avevi il 46 te?”

E il colore non poteva che essere lo stesso giallo della macchia così accattivante sul casco di Kevin Schwantz. Lo stesso Kevin Schwantz i cui caschi erano disegnati da Aldo Drudi, la stessa mano che ha saputo raccontare storie con umorismo tagliente sul casco di Valentino Rossi lasciando sempre impressa sulla visiera la scritta “Tribù dei chihuahua”.

Il casco con il disegno della tartaruga e la scritta per la compagnia di amici. / Credit: LaStampa

Il casco con il disegno della tartaruga e la scritta per la compagnia di amici. / Credit: LaStampa

Uno degli altri simboli che non si fatica ad associare all’esuberante romagnolo è la tartaruga. Nel 1989 alla Coop di Pesaro vendevano i pupazzi delle tartarughe Ninja, quelli piccoli con le ventose. Stefania Palma non poteva lasciarsele sfuggire: a suo figlio piacevano tanto. Nelle gare di minimoto, quella tartaruga era aggrappata al casco sotto cui rimanevano intrappolati i biondi ricci. Valentino Rossi spiegherà:

“Oggi non ha più le ventose ma viene sempre alla gara. Lei c’è sempre, si chiama Michelangelo, come il personaggio”.

Tra l’altro, impossibile non notare che anche Tazio Nuvolari (pilota della prima metà del ‘900) aveva una tartaruga come portafortuna. A lui, però, era stata regalata nel 1932 da Gabriele D’Annunzio con una dedica speciale: “All’uomo più veloce, l’animale più lento”. Una constatazione che suonava incredibilmente attuale anche dopo più di mezzo secolo.

Tazio Nuvolari nel 1938, Donington GP / Credit: kitchener.lord

Tazio Nuvolari nel 1938, Donington GP / Credit: kitchener.lord

I tempi delle corse con l’Ape e le minimoto erano ormai lontani. Dopo aver corso per due stagioni in ogni categoria (125, 250 e 500), perché certo non si poteva passare in quella successiva senza aver portato a casa i titolo, e il giovane promettente Valentino Rossi approdava in MotoGP. Già alla prima stagione, nel 2002, si posizionava davanti a tutti. Le prospettive cominciavano a cambiare, anziché andare a Cattolica, d’estate, durante le pause del Motomondiale, si andava a Ibiza, ma sempre con la stessa compagnia. Proprio sull’isola spagnola, intorno a mezzogiorno di una giornata qualunque Valentino Rossi si svegliava di soprassalto con la voce di Davide Brivio che perentorio gli diceva:

“In Yamaha abbiamo bisogno di te per vincere”.

Per convincere l’ormai fenomeno romagnolo, non è bastato aspettare che si svegliasse dal sonno ristoratore, ma sono stati necessari ripetuti incontri clandestini durante la stagione successiva. Infatti, mentre collezionava punti per il secondo titolo con la Honda, il pesarese, con il suo fidato amico Alessio “Uccio” Salucci, percorreva il paddock buio e deserto per nascondersi dietro la zip della Cinica Mobile popolata solo da Brivio e Jarvis. L’opera di convincimento è stata lunga, ma alla fine Valentino Rossi si è persuaso che può andare forte anche con la moto meno prestante dell’intero campionato.

In azione a Le Mans nel 2013 / Credit: HubertduMaine

In azione a Le Mans nel 2013 / Credit: HubertduMaine

La consacrazione come campione in pista era ormai avvenuta. Valentino Rossi, tornava a essere Valentino per tutti, non solo per gli amici con cui correva con l’Ape. In alternativa, chi preferisce può chiamarlo “Dottore”: l’adolescenziale soprannome “Rossifumi”, in onore di Norifumi Abe, era solo un ricordo e “The doctor” era diventato un marchio di fabbrica. Tanto che nel 2005, dopo aver vinto — nemmeno a dirlo — anche con la Yamaha, “Dottore” lo diventa per davvero con la laurea magistrale honoris causa in “Comunicazione e pubblicità per le organizzazioni” conferitagli dalla Facoltà di Sociologia dell’Università di Urbino. Valentino Rossi era, ed è, protagonista di una dimensione mediatica che trascende lo sport in senso stretto. Comunicando sempre con gli stessi simboli (il giallo e i 46 su tutti) era riuscito a crearsi un’identità e, soprattutto, a diffonderla a tipologie diverse di pubblico. Come si legge nelle motivazioni del conferimento della laurea, era riuscito a proporsi

«come elemento di valorizzazione dei brand, legando il suo personaggio a marchi diversi e riuscendo a valorizzarli in modo significativo» e creare «eventi spettacolari nell’evento sportivo, costruendo spazi di teatralizzazione capaci di muovere un’ondata comunicativa che valica le frontiere dei media nazionali».

Era un fenomeno virale, prima che si desse un’accezione prettamente digitale a questo termine. Con l’avvento dei social, la laurea pare quasi lungimirante: con 16 milioni di follower su Instagram, 12 su Facebook e quasi 6 su X è lo sportivo italiano più seguito.

Come capita a tutti i catalizzatori di attenzione, ad aspettare al varco Valentino Rossi erano in molti. Nel 2000 aveva spostato la sua residenza a Londra, come gli era stato consigliato di fare. Lasciando il domicilio in Italia, nelle dichiarazioni risultavano nella penisola i soli redditi di fabbricati, e in Inghilterra i redditi prodotti nell’isola. Rimaneva escluso tutto quanto gravitasse intorno al suo lavoro: il pilota di MotoGP. Questo ha attirato i sospetti dell’Agenzia delle Entrate che quantifica l’evasione in 60 milioni di euro. La notizia si è diffusa nel 2007, quando arriva probabilmente il periodo più difficile della sua carriera. La sua immagine si era sgretolata in pochi secondi per un “errore di comunicazione” (si direbbe così adesso) e la gestione della faccenda non sembra certo essere sotto controllo.

Eppure, se i campioni sono quelli che cadono dieci volte ma si rialzano undici, Valentino Rossi ha dato conferma ancora una volta di appartenere alla categoria. A suon di vittorie la macchia lasciata dai problemi con il fisco è sembrata offuscarsi. Ma non sono solo i risultati ad aver avuto questo potere: le celebrazioni con il solito umorismo tagliente stavano ristabilendo l’immagine scanzonata e positiva. Guarda caso, queste scenette mai banali nascevano dalle chiacchiere attorno al tavolo di un bar con gli amici, gli stessi che staccava con l’Ape.

La carriera sportiva di Valentino Rossi si è chiusa il 14 Novembre 2021 dopo aver vinto nove mondiali, ma il suo nome rimane immanente nel motociclismo e non solo. La VR-46 Racing oggi è una squadra di motociclismo, i piloti si allenano al Ranch per alzare trofei di MotoGP e la linea di merchandising continua ad avere eco anche fuori dalle piste. Per le strade di Tavullia, dove il limite di velocità è fissato a 46 km/h, sfreccia l’Ape giallo-blu a bordo della quale c’è anche Francesca Sofia Novello, la mamma di Giulietta e Gabriella Rossi. E il 16 Febbraio 2025 in un ristorante a Santarcangelo di Romagna, Valentino ha spento le candeline della millefoglie a forma di 46.

La torta per il 46° compleanno

La torta per il 46° compleanno

Tanti auguri Dottore!


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