4 anni come nomade digitale. 3 continenti e 10 paesi dopo: il mio compendio.
5 cose che gli altri nomadi non ti dicono. L’essenziale da sapere se vuoi intraprendere questa strada a qualsiasi età.
4 anni come nomade digitale. 3 continenti e 10 paesi dopo: il mio compendio, in 5 punti, fuori dai denti.

*Dopo 4 anni come nomade digitale e decine di domande e curiosità da parte di amici, colleghi e curiosi ho finalmente deciso di scrivere qualcosa che fosse il più semplice possibile. L’essenziale da sapere sulla questione se si vuole intraprendere questa strada a qualsiasi età e situazione lavorativa. Ma soprattutto, in un mondo che cambia molto rapidamente, ho voluto scrivere qualcosa che non invecchiasse troppo precocemente.
- Negli ultimi 4 anni ho lavorato:
- 5 mesi a Madeira (Portogallo 🇵🇹) — 2021
- 6 mesi a Porto Santo (Portogallo 🇵🇹) — 2021/2022
- 3 mesi ad Espinho-Porto (Portogallo 🇵🇹) — 2022
- 3 mesi a Gran Canaria (Spagna 🇮🇨) — 2022
- 4 mesi a Santa Marta, Palomino e Minca (Colombia 🇨🇴)- 2022
- 3 mesi a Playa del Carmen (Messico 🇲🇽) — 2023
- 2 mesi a Pokhara e Kathmandu (Nepal 🇳🇵) — 2023
- 3 mesi in Krabi e Chiang Mai (Thailandia 🇹🇭) — 2024
- 3 mesi a Hoi An — Sa Pa — Hanoi (Viet Nam 🇻🇳) — 2024
- 3 mesi a Bansko (Bulgaria 🇧🇬) — 2024
- 3 mesi a Chiang Mai, Pai, Hua Hin, Prachuap Kiri Kan, Surat Thani, Khon Kaen (Thailandia 🇹🇭) — 2025
- 1 mese a Luang Prabang, Vang Vieng, Vientiane (Laos 🇱🇦) — 2025
- 3 mesi a Da Nang (Viet Nam 🇻🇳) — 2025
- 2 mesi in Slovacchia 🇸🇰 — (In anni vari)
Dopo aver dormito in almeno 50 posti diversi e dio solo sa da quali scrivanie e tavoli ho lavorato mi sento di poter dire 6 punti in croce sull’argomento, molti dei quali non affrontati da altri.

Il posto giusto
Non tutti i nomadi digitali sono uguali e non tutti i posti sono composti dallo stesso genere di persone.
Se provi a fare il nomade digitale e non trovi la giusta compagnia magari hai solo sbagliato città o periodo dell’anno. C’è a chi piace stare in un’isola sperduta e a chi vivere in una capitale da milioni di persone. Non tutte le città, isole o villaggi sono uguali e tutte attraggono persone diverse.
Per loro natura, geografia e cultura, posti diversi attraggono persone diverse, per nazionalità, attitudini, e capacità di spesa. Ci sono posti che sono molto adatti alle famiglie e quindi troverai nomadi più grandi di età che ricercano certe comodità, voli frequenti per tornare a casa, scuole per i loro bambini, diversi sport da fare, coworking strutturati e affidabili, magari aperti 24 ore su 24 ecc. In altri posti più sperduti troverai persone più giovani all’avventura, che si arrangiano.
Alcuni preferiscono vivere in capitali, megalopoli, come Bangkok, Hanoi, Ho Chi Minh, Mexico City o Cambogia dove chiaramente non ti manca nulla ed è impossibile compararli con “isola sperduta in Cambogia”. Sarebbe come comparare la vita a Milano e quella a Lampedusa. È chiara l’assurdità della comparazione?
Inoltre per motivi svariati, di tradizione, di turismo e geopolitici, ci sono posti pieni di certe nazionalità. Ovvio che se vai a fare il nomade digitale in Messico sarai circondato da americani, sono il paese confinante e con lo stesso fuso orario! Questo può impattarti in modi diversi, è ottimo se vuoi trovare lavoro o opportunità, o se lavori con gli Stati Uniti o il Canada, ma devi pensare anche che hanno un potere d’acquisto maggiore del tuo.
In Vietnam ci sono più russi, per svariate ragioni storiche, alcuni posti sono pieni di Israeliani. Se resti in Europa è molto probabile che tu sia, prevalentemente, circondato da altri Europei che hanno scelto quella destinanzione sempre per ragioni pratiche.
Nella scelta della città però bisogna anche fare i conti non solo con “gli altri nomadi digitali”, che magari non hai interesse a conoscere o frequentare ma anche cosa trovi:
- Connessione Internet
- Connessione elettrica
- Presenza di Coworking
- Presenza di comunità di expat
- Aeroporti
- Mezzi di trasporto
- Palestre (e simili)
- Cinema
- Centri medici
- Attività-cose da vedere
In alcuni posti avrai tutte le cose sopra elencate, in altri no.
Ovviamente anche la cosa che per me è più importante: la gente del posto. I locali, che lingua parlano? La loro cultura è lontana o distante dalla nostra? Il loro rapporto con te è disinteressato o viziato da uno squilibrio economico? Da italiano sarà più facile parlare con uno spagnolo al forno o al bar, così come frequentarsi con gente del posto e fare cose insieme, che sia una gita fuori porta o giochi di ruolo. Non sarà facile fare lo stesso con un laotiano. Stacce.
Ci sono posti pieni di hippie, altri posti per gli amanti del surf, comunità con crypto maniaci e altri posti dove la produttività è tutto. Se ti piacciono i trekking Ho Chi Minh non fa per te. Che posto vuoi? Che stai cercando?

Nomade **≠ emigrato**
Se vi piacciono gli inglesismi: digital nomad ≠ smart working ≠ expat
Se dall’Italia vai a vivere alle Canarie e ci resti per 5 anni non sei un nomade digitale, sei uno espatriato che lavora da remoto. Fine. Non sei un nomade digitale. C’è qualcosa di male? Forse, ma non sei un nomade digitale. Se da Parigi vai a vivere a Bangkok è lo stesso. Se sei un nomade digitale, sei, appunto, nomade. Poi non sta a me dire se devi cambiare ogni 2 giorni o ogni 3 mesi città. Per la mia esperienza ciò dipende molto dal lavoro che fai e “in quali condizioni puoi lavorare”. Ho conosciuto nomadi, ottimi professionisti, che sono in grado di spostarsi ogni due giorni perché magari devono solo scrivere e possono farlo anche dal letto di qualsiasi stanza nel mondo. Altri che devono lavorare 8 ore precise, in determinati orari, con 2 o 3 schermi e non hanno così tanta mobilità. Eppur si muove. Questo è quello che conta.

Non, non devi per forza essere un freelancer
Non devi per forza essere “imprenditore di te stesso”. Non serve per andare in spiaggia dopo lavoro.
Sembra sempre che per essere nomade digitale non si possa essere dipendente. Nulla di più falso per la mia esperienza. Se non sbaglio, leggevo che il 40% dei nomadi digitali è dipendente. Alcuni possono lavorare “quando vogliono” altri sono costretti a lavorare a certe ore prestabilite dal contratto. Si può fare e non c’è niente di male. Certo, per lavorare da remoto ci vuole un contratto, un capo e un’azienda che ti consenta di farlo. In Italia sembra ancora abbastanza utopico, per questo freelancer = nomade digitale, nel nostro paese, di solito. Ma appunto non è e non deve essere, per forza così.

Costi
Sì ma quanto costa? Come scritto sopra, vivere a Lampedusa o a Milano non ha gli stessi costi e sono anche difficili da confrontare. Se parliamo del mio esempio sopra, stiamo ancora parlando di due città nello stesso stato. Eppure sono impossibile da paragonare, pensa se parlassimo di città in continenti diversi. Ci rendiamo conto di quanto sia assurda l’affermazione.
La risposta spesso è “che stile di vita vuoi?” E anche “Quanto vuoi spendere?”. Ci sono posti in cui cucinarsi a casa sarà sempre più costoso che mangiare fuori, ad esempio. Se invece non fatturi milioni e vivi in una capitale europea è probabile che tu debba cucinare. In alcuni posti sei costretto a noleggiare un mezzo di trasporto, in altri puoi vivere a piedi, in altri andrai avanti con i taxi. Ogni quanto prendi l’aereo per spostarti? Che hobby hai? Ho visto gente pagare 3–4 volte quello che spendevo io, vivendo nello stesso esatto posto. Dipende dalla disponibilità, dalle esigenze (e dai vizi) ecc.
Certo, navigando online, puoi avere un’idea di quanto spenderai, considerando che solitamente il costo maggiore sarà sempre l’alloggio. Sicuramente Nomad list può darti un’idea sui costi (anche se personalmente non ho mai speso quelle cifre lì).
La cosa più importante da considerare è che il mondo sta cambiando molto rapidamente, le monete, tutte soggette ad inflazione, sì muovono molto rapidamente. Qualsiasi prezzo altri ti diranno, se l’informazione è più vecchia di 6 mesi, probabilmente è inutile, i prezzi saranno cambiati, specie se rapportati alla tua moneta locale. Per questo mi rifiuto di scrivere quanto pagavo in Portogallo 4 anni fa o l’anno scorso in Thailandia, perché, ahimè, sarebbe un’informazione nata già vecchia.
Photo by Aleh Tsikhanau on Unsplash
Non sono tutti influencer e soprattutto non devi per forza esserlo tu stesso.
C’è questa assoluta convinzione che vivendo in un posto lontano bisogna essere costretti a filmare la propria vita e a condividerla. Pena essere fustigati dalle scimmie. Non critico ciò, il problema è che, siccome tutte le informazioni che arrivano sui nomadi digitali, sono di solito comunicate da content creators-nomadi digitali passa il concetto che nomadi digitali = content creator (o content imitator)
Vi svelo un segreto. I content creators sono una minoranza. Il nomade digitale medio è uno sviluppatore russo che sta tutto il giorno al computer in un Coworking o una stanza e a malapena dirà ciao al food delivery quando gli porterà il cibo. Scherzo, ma non troppo.
La maggior parte dei nomadi digitali, lavora, qualsiasi lavoro esso sia. Quando stacca (e ci auguriamo che stacchi) magari vuole riposarsi, surfare, andare in palestra, ma non “filmare la sua vita”. Tu hai il tempo di filmare, editare, condividere, se nella vita fai quello di lavoro o è buona parte del tuo hobby. Per la maggior parte dei nomadi non è così. Quella è solo la rappresentazione che arriva dall’altra parte del mondo. Uno che “fa casino” fa più rumore di 1000 che sono silenziosamente al lavoro.
Bonus: Lavoro.
Sì lavoro, magari sembra scontato ma i nomadi digitali lavorano e sono professionisti. Anzi con il fatto che lavorano da remoto devono spesso anche provare di essere “degni” di ciò e quindi lavorano duro per tenersi il lavoro e quello stile di vita o fare andare bene la loro attività. La differenza non sono le ore di lavoro ma come decidi di spendere le ore fuori dal lavoro.
L’ho tenuta corta, ma ovviamente si potrebbe parlare del discorso visti, voli, tasse, attrezzatura, prenotazioni e quanto altro. Se c’è interesse sull’argomento mi prenderò la briga e il piacere di parlarne. Se volete che parli di un paese o argomento in particolare fatemelo sapere nei commenti.
Consigli per un buon viaggio
Se decidi di imbarcarti in questa avventura ecco una lista di servizi che potrebbero tornarti utili.
Banca
Se c’è una cosa che sentirai ripetere a vita è che se vivi all’estero è quello di usare Revolut o Wise per prelevare e pagare. In effetti è così.
VPN
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Esim
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Assicurazione Sanitaria
Assicurazione sanitaria per nomadi testata e consigliata davvero.
Pagamenti QR
Se vuoi pagare nel sudest asiatico usando i pagamenti QR comunissimi raccomando Fizen App. Un po’ per smanettoni, meglio se pratici con le cripto.
Buon viaggio.
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