Saturno Buttò e l’ombra di Garlasco
Come molti ricordano, nella vicenda del delitto di Garlasco è emerso un nome che all’apparenza sembrava del tutto estraneo: quello di…
Saturno Buttò e l’ombra di Garlasco
Come molti ricordano, nella vicenda del delitto di Garlasco è emerso un nome che all’apparenza sembrava del tutto estraneo: quello di Saturno Buttò, pittore veneto contemporaneo.

Le sue opere raccontano un universo visivo che oscilla tra il rituale e l’erotico: scene di sacrificio, atmosfere sadomasochiste, orge che evocano le antiche celebrazioni dionisiache. Il suo immaginario è ricco di riferimenti simbolici ed esoterici, vi compaiano spesso vino e sangue— con il dettaglio, inquietante, che l’autore stesso dichiara di firmare i quadri col proprio sangue.
Luca Sforzini, critico ed esperto d’arte, ha sottolineato come i colori ricorrenti nelle tele richiamino quelli della tradizione alchemica, aprendo così a una lettura più esoterica che puramente estetica.
È proprio dentro questo mondo disturbante e visionario che alcuni osservatori hanno intravisto volti e rimandi al contesto di Garlasco. Si è parlato, ad esempio, di Alberto Sempio, che secondo alcuni apparirebbe in un ritratto insieme ad Angela Taccia. Lo stesso vale per le gemelle Cappa, riconosciute da più di un commentatore in diversi dipinti cosi come altre persone meno note che erano connesse a questa compagnia.
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Tra le opere più discusse c’è un quadro che raffigura due donne quasi identiche, sedute una di fronte all’altra. Una di loro tiene in mano una stampella: un dettaglio apparentemente marginale, ma che colpisce chi ricorda che, nell’estate del 2007, Paola Cappa — cugina di Chiara — si muoveva proprio con una stampella a causa di un infortunio. Somiglianze fisiche, coincidenze biografiche e posture che evocano dinamiche familiari hanno alimentato l’idea che quel dipinto custodisca un’eco del caso Garlasco.

Il fatto che alcune opere di Buttò siano state condivise sui social da persone vicine a quell’ambiente ha rafforzato il sospetto di un filo nascosto, di un linguaggio per iniziati, quasi che la pittura potesse diventare un codice capace di riflettere un dramma reale.
Lo stesso Buttò, però, ha sempre respinto ogni riferimento diretto al caso. Le sue modelle, spiega, sono amiche e conoscenti scelte per ragioni estetiche e simboliche, non per evocare fatti di cronaca.
Eppure, per chi conosce il delitto e le sue molteplici ombre, quei dipinti restano difficili da guardare senza pensare a Chiara Poggi, alle cugine, a quell’universo familiare e segreto che continua a interrogare l’opinione pubblica.
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