La storia di Laura
Attiva, ma mai protagonista
BUSSOLA DONNA
La storia di Laura
Attiva, ma mai protagonista

Laura è in cucina. Beve un caffè restando vigile affinché quella odiosa voglia di accendersi una sigaretta rimanga distante. Intanto, seguendo il solito schema, verifica le offerte di lavoro sullo schermo del portatile.
Laura è disoccupata, il 27 marzo 2020 il calzaturificio dove lavorava da più di vent’anni ha chiuso, annientato da quel virus che ancora oggi le fa un po’ paura. Però, ritrovarsi chiusa in casa con la sua famiglia non è stata una sfortuna, tutt’altro: averli intorno costantemente si è rivelata presto un’opportunità. Zero appuntamenti e alzatacce, la macchina col serbatoio pieno, il terrazzo che sembrava un parco giochi. Il tempo per cucinare, per guardare un film o leggere un libro. Quando squillava il telefono era come avere un allarme a tutto volume.
Tuttavia le mancava il mare, vedere suo figlio sull’altalena, il cane della vicina, il volto gentile della commessa dell’alimentari. Gli schiamazzi di notte al parco, le strade in lontananza che alle sette di sera sembrano collane di rubini e diamanti. Ogni volta che partiva un colpo di tosse, specialmente di notte, scattava il panico. Sentire che tra quelle quattro mura poteva accadere qualcosa che li avrebbe spinti fuori casa era molto peggio di quando le pareti scricchiolavano e ogni cosa sussultava. Sì, molto peggio del terremoto, perché almeno lì, se scappavi in strada, ti sentivi al sicuro.
Malgrado tutto, Laura sa che, se fosse per lei, comincerebbe a lavorare anche oggi stesso. È convinta di fare il possibile per riprendere il lavoro, qualunque esso sia. In famiglia c’è bisogno di quel secondo stipendio. E allora cerca, con metodo e rigore. Seleziona le offerte, vaglia le possibilità, coltiva i social giusti. Ci sono giornate in cui le sembra di essere tornata quella di un tempo: le amiche che chiamano, le mail che arrivano, le notifiche che il suo smartphone invia senza sosta.
Ma poi non cambia nulla, a parte il fatto che si sente ancora più delusa e arrabbiata, perché di sicuro gli altri hanno avuto più fortuna di lei. Chi è che filtra le domande? Chi cestina il suo curriculum? Chi la ignora, e perché?
Laura è più nervosa del solito. Ripensa al giorno prima, all’ennesimo sguardo disinteressato, alla tastiera che ticchettava a ogni sua risposta, a domande che sembravano pronunciate da un robot. È disponibile per una borsa lavoro? Può lavorare il fine settimana? Se i suoi figli hanno l’influenza c’è qualcuno che se ne occupa? Le andrebbe bene un impiego part-time per rimpiazzare una maternità? È sempre un inizio… Purtroppo non ho opportunità per il suo profilo, ma ci sono ditte che cercano posizioni generiche. Non pagano molto e il lavoro può essere saltuario, però non hanno grandi pretese, oltre alla disponibilità e alla voglia di lavorare, ovviamente.
Non è stata maleducata, in verità le ha fatto più male trovarsi davanti il riassunto perfetto di tutti i pregiudizi e l’indifferenza che le riserbano in queste occasioni.
Cercare lavoro è diventato una farsa! Ogni colloquio è la replica dello stesso copione imparato a memoria. Sa quando sorridere, quando dire “nessun problema”, quando fingere che la parola flessibilità non le faccia venire un nodo allo stomaco. Ha imparato a non parlare di stanchezza, a non dire da quanti anni lavora davvero, a togliere date dal curriculum come si tolgono le rughe da una foto. Eppure non basta mai. Essere disposta a tutto la fa sentire invisibile agli occhi altrui e sempre più scoraggiata.
Sono appena le dieci e Laura è già esausta. Non è stanchezza fisica, ma soltanto mentale, poiché quando i pensieri corrono senza meta la mente va in affanno. Sono anni che si dà da fare, che cade ogni volta e poi si rialza, però oggi è diverso. Non è solo il sentirsi vittima di un sistema discriminante, che ritiene una donna di cinquant’anni troppo vecchia e poco credibile per ottenere un posto serio, quanto riconoscersi tra i responsabili di quella situazione. Perché si ostina a fingere motivazione anche laddove non c’è? Si candida a qualsiasi offerta, risponde di sì ad ogni richiesta pur sapendo che non riuscirà a tenere sempre parola. In fondo è solo un modo di avanzare lungo la strada più affollata, dove tutti scelgono la medesima cosa: quello che arriva.
Laura sorride. Il suo sguardo si è posato proprio lì, tra la finestra e il mobile TV, dove suo figlio ha abbandonato la palla da basket. Sa che non resterà lì a lungo. Tra poche ore rimbalzerà per la via fino al campetto dietro casa. Quella palla le ricorda le corse improvvise, le traiettorie sbagliate che diventano iniziativa, quando era ancora un’esplosione di speranza e la voglia di non chiedere il permesso guidava ogni sua mossa.
Laura, da tempo, fa esattamente questo: segue. Non resta ferma, si muove molto, ma sempre dentro percorsi già tracciati. Risponde a richieste, accetta condizioni, si adatta a orari e mansioni che non ha scelto. È attiva, eppure non è protagonista di nessuna azione reale. Le sembra di vivere in una specie di riscaldamento infinito, sempre pronta a entrare in campo, con le scarpe allacciate e il fiato corto, ma mai davvero dentro la partita.
Forse è questo che più la tormenta: l’aver scambiato l’attesa per prudenza, la resa per ragionevolezza e così ha finito per spostarsi ai margini. Non esclusa, ma defilata, come se, a una certa età, desiderare fosse diventata una pretesa fuori luogo.
La palla rimarrà lì ancora per un po’, poi rimbalzerà via, magari accidentalmente. Laura resta a guardarla, immobile, e per la prima volta da mesi sente che il gioco potrebbe ricominciare.
메타데이터
- post_id
- a82a75fbbcdc
- slug
- attiva-ma-mai-protagonista-a82a75fbbcdc
- url
- https://medium.com/@silviabusilacchi/attiva-ma-mai-protagonista-a82a75fbbcdc
- canonical_url
- https://medium.com/@silviabusilacchi/attiva-ma-mai-protagonista-a82a75fbbcdc
- author_url
- https://medium.com/@silviabusilacchi
- status
- ok
- fetched_at
- 2026-06-23 06:34:20