Il Popolo del Nord Europa che si dice “Secolarizzato”
Esiste, nel cuore umido e ordinato del Nord Europa, un Paese che si compiace di definirsi laico fino al midollo.
Il Popolo del Nord Europa che si dice “Secolarizzato”
Esiste, nel cuore umido e ordinato del Nord Europa, un Paese che si compiace di definirsi laico fino al midollo.
Dicono di essersi liberati da ogni Dio, come da un vecchio cappotto logoro. I numeri sembrano dargli ragione: più del 55% degli abitanti non professa alcuna religione, e meno di un decimo mette piede in una chiesa con regolarità. Una società moderna, razionale, “matura”. O così dice la loro stessa narrativa che, con orgoglio, sbandierano in qualsiasi occasione o dibattito pubblico.
Eppure, scavando sotto la patina di biciclette, tulipani e welfare, si scopre che questa smaterializzazione del sacro non è una rivoluzione dell’ultima ora: è il frutto di una lunga, e a tratti cinica, metamorfosi storica.
Qualche breve cenno storico
Essi un tempo furono cattolici — lo furono sin dai giorni in cui i Batavi di Tacito servivano Roma «feroci nella libertà, disposti a morire piuttosto che servire» –, poi, fra il XVI e XVII secolo, abbracciarono il calvinismo. Non per un anelito ideale, ma per il vantaggio che offriva: una religione perfetta che benediceva il profitto e la parsimonia come tracce della Provvidenza.
Lo notava già, con fastidio e precisione, Margherita d’Austria nel 1566: “Gli olandesi sono più fedeli al loro portafoglio che a Cristo”. E Luis de Requesens, nel 1573, rincarava: “Qui non si obbedisce a nessun altro Dio che al denaro e alla libertà carnale”.
Il passaggio dal cattolicesimo al calvinismo fu una defezione, agli occhi di Madrid, non meno grave di una ribellione armata: il Consiglio dei Torbidi (o Consiglio del Sangue) li accusava di vivere “senza legge divina né umana”, di aver “abbandonato i sacramenti”, e di predicare che “le leggi divine e umane erano morte”.
E mentre nelle Fiandre si combatteva e si moriva per la Messa, ad Amsterdam si continuava a vendere stoffe e a stipulare contratti, come denunciava Alonso de la Cueva nel 1610: “Nelle case olandesi non trovi crocifissi, ma conti correnti; non preghiere, ma contratti”.
Poi, col Secolo d’Oro, quel calvinismo illustre di Vondel e di Hudde — che poteva dire, senza scandalo, “Dio benedice chi accumula ricchezza, purché la reinvesta”— si trasformò, lentamente ma inesorabilmente, in qualcos’altro: materialismo secolare.
Così oggi, per il popolo del nord Europa secolarizzato, la chiesa è il luogo di lavoro, la liturgia è il calendario delle riunioni, e il testo sacro è l’agenda — pronunciata “acgkhènda” con quella raucedine gutturale tipica della propria lingua parlata.
«La religione è una favola!», ma poi… ecco il “miracolo”
Oggi, questo popolo ama pensarsi immune alle narrazioni religiose: il Papa è ridotto a “simbolo di corruzione” o “favola per idioti” (“fabel”, nella loro lingua), e ogni cerimonia di fede — cristiana, islamica, induista, etc.. — viene derubricata a residuo folcloristico irrilevante e patetico.
I social e i giornali locali si riempiono di commenti indifferenti, se non sprezzanti, quando un pontefice muore o viene eletto. E non riescono a spiegarsi come sia possibile che, di fronte ad una “favola“ in piazza San Pietro a Roma, siano presenti i leader politici di tutto il mondo. È ovvio che fingono di non capire: è il loro mestiere.
Quanta intransigenza! E quanta condanna morale arriva dal popolo che inventò il «partito dei pedofili». Eppure — ed ecco il cuore del paradosso — la loro intransigenza atea si scioglie come burro al sole quando la religione coincide con la geopolitica giusta. Oggi, di fronte alle dichiarazioni di Benjamin Netanyahu sulla “Grande Israele”, fondate nientemeno che sulle promesse bibliche fatte da Dio ad Abramo — “Dio ci diede questa terra, e noi la completeremo” — la parola “favola” scompare. Ma non scompare nelle chiacchiere da coffee shop, scompare proprio dai titoli dei giornali e dei media più autorevoli.
I principali quotidiani oggi, Giovedì 14 Agosto 2025, titolano con rispetto sull’“importanza storica” (o le “Profonde Radici Storiche” di questo progetto ultraterritoriale, che nel disegno più audace abbraccerebbe Gaza, la Cisgiordania, il Golan, e oltre.
Ecco che qui, per queste genti di bassezza morale inarrivabile, non importa che si tratti della stessa matrice: un disegno politico fondato su un testo religioso. E dunque, quando il testo religioso a evocarlo è il Papa, è superstizione da ridere; quando a invocarlo è Israele, oggi, 14 Agosto 2025, diventa “visione storica” — forse perché, come sospettava De Requesens⁵, la bussola morale di questo popolo indica sempre il Nord… del proprio tornaconto.
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I nordici arancioni non sono diventati così. Sono sempre stati così
Il bello — o il brutto, in realtà — è che questo doppiopesismo non è un incidente della modernità. Dai Batavi di Tacito alla freddezza calcolatrice osservata oggi dagli stranieri che vivono ad Amsterdam (“distanza interpersonale, pianificazione minuziosa, attenzione parsimoniosa al denaro fino agli spiccioli via Tikkie”), è evidente un filo rosso che unisce secoli di storia:
- Indifferenza per la trascendenza se non utile alla navigazione pratica
- Centralità del commercio e del guadagno materiale come misura del valore
- Capacità di nascondere questa inclinazione dietro ideali più nobili
E come notava Erasmo, difendendo i “rozzi” Batavi dalle accuse di Marziale, forse questa sordità alle “oscene arguzie” della retorica non è tanto ignoranza, quanto precisa scelta di selezionare, fra le parole e le idee, solo quelle che servono al proprio tornaconto. Tutto il resto è nulla. Esseri Umani inclusi.
I Secolarizzati Nord Europei di Oggi
Il risultato odierno è l’immagine di una nazione che predica il secolarismo assoluto, ma lo sospende quando la religione serve a giustificare ciò che politicamente o economicamente conviene approvare. Ufficialmente, “non credono a nulla”; ufficiosamente, credono in qualsiasi cosa, purché torni utile in denaro o altri beni materiali. Ed ecco che la stragrande maggioranza degli olandesi, perché è di loro che parliamo se qualcuno non se ne fosse accorto, forse si sono liberati dei preti, ma non del dogma più feroce: quello del denaro.
Gregorj Cocco
Fonti Primarie
- CBS — Centraal Bureau voor de Statistiek (2020) — Statistiche religiose Olanda: oltre il 55% degli olandesi senza affiliazione religiosa; meno del 10% frequenta regolarmente un luogo di culto.
- Tacito (Cornelius Tacitus) Germania (98 d.C.), cap. 29: descrive i Batavi come “feroci nella libertà, disposti a morire piuttosto che servire”. Historiae IV, 12. Edizioni/Riferimenti: Perseus Digital Library.
- Dottrina calvinista olandese — Valori del lavoro, parsimonia e accumulo come segni di elezione divina nella Chiesa Riformata Olandese (XVI–XVII secolo).
- Margherita d’Austria (Margaret of Parma) Lettere del Bosco di Segovia (17–20 ottobre 1565; 31 luglio 1566): “Più fedeli al loro portafoglio che a Cristo. Preferiscono il commercio alla Messa”. In: Correspondance de Marguerite d’Autriche, ed. Poullet, 1867; Archivio Generale di Simancas, Estado.
- Luis de Requesens (Luis de Zúñiga y Requesens) Dispacci a Filippo II (dicembre 1573–marzo 1574): “Qui non si obbedisce a nessun altro Dio che al denaro e alla libertà carnale; la lussuria e l’avarizia hanno sostituito la pietà”. In: Archivo General de Simancas (AGS), Estado 1403, ff. 67r–68v; Correspondencia diplomática, vol. IV (BNE, MSS/18563).
- Consiglio dei Torbidi / Consiglio del Sangue (1567–1574) Verbali: accuse di “aver abbandonato i sacramenti”, vivere “senza legge divina né umana” e predicare che “le leggi divine e umane erano morte”. In: Archivo General de Simancas, Stato 553–559.
- Alonso de la Cueva (1610) Dispacci da Amsterdam: “Officina dove si forgiano nuove eresie” e “Nelle case olandesi non trovi crocifissi, ma conti correnti; non preghiere, ma contratti”. In: Archivo General de Simancas, Estado 2023.
- Joost van den Vondel (1637) Poesia: “Il nostro Dio è nel vento che gonfia le vele, nel fuoco che forgia il denaro”. Ed.: non specificata in fonte originaria, attribuita a componimento poetico del 1637.
- Johannes Hudde (1670) Wisselbank-stukken: “Dio benedice chi accumula ricchezza, purché la reinvesta”. Conservato nell’Archivio di Amsterdam.
- Commenti social olandesi (Riformatorisch Dagblad) Esempi: “Perché dovremmo piangere?”, “Era solo un simbolo di corruzione”, “Favola per gonzi” (“fabel”). Manifestazioni di anticattolicesimo radicatosi storicamente.
- Il “Partito dei Pedofili”, formalmente conosciuto come Partito per l’Amore di Vicinato, Libertà e Diversità (PNVD), è stato un fenomeno politico e sociale emerso nei Paesi Bassi. Come e perché è nato:
- Fondazione e Promotori: Il PNVD (Paesi Bassi) fu fondato nel 2006 da tre pedofili. La sua stessa esistenza è presentata come un esempio estremo di “decadenza morale interna al Paese”.
- Obiettivi e Proposte: Il partito proponeva di legalizzare la pornografia infantile e di abbassare l’età del consenso a 12 anni. Queste proposte venivano avanzate sotto il mantra della “libertà individuale”.
- Contesto di Iper-Tolleranza: La nascita del PNVD è interpretata come un riflesso di un estremismo libertario e di una tradizione olandese di tolleranza radicale, che, in alcuni casi, si ritiene possa degenerare in relativismo etico.
- Associazione correlata: In Olanda era attiva anche l’associazione pedofila Vereniging Martijn, sciolta nel 2014.
- Ci vollero ben 4 anni prima dello scioglimento del PNVD nei Paesi Bassi. Nonostante lo sciolgimento, nel 2010, il partito dei pedofili ebbe una breve rifondazione, nel 2020, con Nelson Maatman come leader. In quello stesso anno il partito si sciolse nuovamente a seguito dell’arresto proprio di Nelson Maatman a Città del Messico, dove fu accusato di traffico di esseri umani, possesso di pornografia infantile e armi da fuoco. Questo evento ha portato alla dissoluzione definitiva del partito dei pedofili olandese.
Benjamin Netanyahu Dichiarazioni su “Eretz Yisrael HaShlema” (“Grande Israele”): interviste e comizi, i24NEWS, agosto 2025.
- Reazioni internazionali (2025) Condanne ufficiali di Lega Araba, Giordania, Francia, Spagna, Irlanda, Malta, Norvegia, ONU.
- *Two Decades In Amsterdam: What Italians Think About Dutch Culture After 23 Years! | The Movement Hub*
- Erasmo da Rotterdam: Adagiorum Chiliades n. 3535 “Auris Batava”: Venezia 1508, f. 249a-b; Opera Omnia (Leiden 1703–1706; repr. Hildesheim 1961–1962) vol. II, iv.vi.35, 1083 F–1084 F; ASD (Amsterdam, 1969–). Lettere: Allen IV, Ep. 928 (1519); Ep. 1147 (1520); Allen VIII, Ep. 2328 (1530); Allen X, Ep. 2795 (1533).
- Marziale (Marcus Valerius Martialis): Epigrammaton Libri, lib. VI, ep. 82, v. 6 (“Auris Batava”): “Tune es, tune” ait “ille Martialis, / Cuius nequitias iocosque novit, / Aurem qui modo non habet Batavam?”. Ed.: W.C.A. Kerr (Cambridge, Mass.–London, 1948); W. Heraeus, J. Borovskij (Leipzig: Teubner, 1976). Commentario di Domitius Calderinus (1474), utilizzato da Erasmo.
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