“Challenging body”: corpi in tensione — onLife⁷
Bernardí Roig, Paolo Grassino e Gloria Friedmann dialogano
“Challenging body”: corpi in tensione — onLife⁷
Bernardí Roig, Paolo Grassino e Gloria Friedmann dialogano
Alla Galleria Umberto Benappi, “Challenging body” offre uno sguardo plurale sui corpi. Il nostro corpo, oltre ai corpi che ci circondano. Tre artisti, Bernardí Roig, Paolo Grassino e Gloria Friedmann, instaurano un dialogo multilaterale, con suggestioni che entrano in risonanza, senza apparire ridondanti. Tre letture personali prive di limitazioni, di un tema che troppo spesso risulta inflazionato e difficilmente percorribile, almeno senza sollevare l’onta pubblica.

“The last Light-Dream”, Bernardí Roig
Lo sguardo di Bernardí Roig è corrucciato in una smorfia. Così ci appaiono le sue sculture, non sappiamo se si tratti di dolore fisico o un’angoscia intellettuale. Le contrazioni del viso delle sue statue in polvere di marmo, non sono solo un segno volutamente lasciato dall’artista, ma anche la naturale conseguenza della pratica utilizzata per ricavare lo stampo per i suoi lavori. Produrre “The last Light-Dream”¹, come “Practice to suck the world”², ha richiesto uno sforzo fisico, una tensione non solo ideale. Tutto per ricavare qualcosa di inanimato, ma più resistente dell’essere originale da cui è stato ricavato. Eroica resistenza di chi è incapace di difendersi, da una realtà che ci lascia misteriosamente spaventati nelle nostre carni. Roig ci mostra l’ibridazione a cui il corpo umano si è sottoposto, e il conseguente rapporto di dipendenza che ne deriva. ¹ “The last Light-Dream”, Bernardí Roig, 2008–2022 ² “Practice to suck the world”, Bernardí Roig, 2014

“Resa”, Paolo Grassino
Paolo Grassino da anni lavora alla rivisitazione della tradizione scultorea europea. Attraverso una forma mista, di conservazione della rappresentazione classica, e sovversione delle reminiscenze occidentali, i suoi lavori delegittimano la coerenza spazio-temporale. I suoi sono corpi, pur non essendo prettamente antropomorfi. Sembrano accasciati, riversi al suolo, gonfi del loro ultimo respiro. Apparentemente leggeri, sorprenderebbero per la loro pesantezza, tenuti immobili da lastre di vetro che ne stabilizzano la composizione, facendoli però apparire inevitabilmente precari. Senza dimenticarsi di un’incursione pittorica nel progetto espositivo, “Resa”³. La rappresentazione di due mani alzate nel segno di arrendersi, attraverso le quali vedere ciò che si nasconde sotto la pelle. ³ “Resa”, Paolo Grassino, 2008

“New species”, Gloria Friedmann
Il corpo umano è animale, le due essenza che vivono in noi sono indissolubili. Questo, Gloria Friedmann, potrebbe pensarlo. I suoi corpi sono forme antropomorfe, fusi a frammenti organici proveniente dalla natura. Il tutto è contestualizzato grazie alla cultura tribale, mitologica ed etnografica, laddove l’arte non è solo uno sguardo al presente, ma spesso anche al futuro. Il suo processo creativa parte senza dubbio dal feticcio, l’oggetto rituale, che avrebbe valenza magica, se non venisse filtrato attraverso la sublimazione che lo porta ad essere puro simbolo. Da qui, quella sensuale posizione che gli esseri (e non, vedi “New species”⁴)nati da Gloria Friedmann, possono rievocare. ⁴ “New species”, Gloria Friedmann, 2021
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