Neko.
“I gatti, misteriosi e sensibili, non ubbidiscono nemmeno al buon Dio, che ne sorride.” [Francis Jammes]
Neko.
“I gatti, misteriosi e sensibili, non ubbidiscono nemmeno al buon Dio, che ne sorride.” [Francis Jammes]

Se l’anima – quel sé intoccato e profondo – potesse farsi corpo, ai miei piedi si incarnerebbe una gatta bianca. Fuoco morbido e immacolato. Acquatica, signora delle carte e degli inchiostri: cuore di cristallo di rocca oltre la bianca pelliccia. Strana bestia fatta di neve o di meringhe, tra le specchiere e i fiori secchi, nel bianco e nero di ogni sfondo. Sfingica, osservatrice, velluto in movimento. Lei che viaggia negli specchi, tra i profumi antichi, con il collarino di seta rossa e un campanello d’oro. Oltre il bordo della notte, ultimo, frammentata ed intera. Misteriosa, lenta, resa gentile dal biancore: sarà certamente una creatura lunare, amica dei fuochi di candela, fuoriuscita dalla nebbia. Sembra una scultura ed è un’ala. Animale baffuto disperso in qualche barca d’argento, sull’oceano universale, sotto un’esplosione di stelle, di cobalti, di vita. È una sfinge pensierosa, sotto gli alberi d’autunno, che fa le fusa a nebulose e supernove. Lei – l’anima – fatta di sale e di sogno.
Lei, che tutto sa… e niente dice.
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