Siamo tutte Isoardi una volta nella vita (o forse di più)
La Isoardi ha piantato Salvini e sul Web si tutti sono scatenati con battute più o meno divertenti, vignette e post di solidarietà nei…
Siamo tutte Isoardi una volta nella vita (o forse di più)

La Isoardi ha piantato Salvini e sul Web si sono tutti scatenati con battute più o meno divertenti, vignette e post di solidarietà nei confronti di lei. Io, dal canto mio, ho avuto la “malaugurata” idea di condividere sulla bacheca Facebook un articolo che narrava l’accaduto, aggiungendo questo commento: «Puoi essere chi vuoi, ma se dai una donna per scontata, la perdi». Non lo avessi mai fatto. Subito si è scomodata una mia autorevole collega dicendomi piccata (poi perché piccata?): «Ci mancava l’esegeta del rapporto Salvini-Isoardi. Ci mancava proprio». Io la ringrazio di cotanta attenzione, però, senza eccessiva vis polemica, vorrei domandarle quanto segue. Sei davvero sicura che la notizia di una donna di spettacolo (che tra l’altro lavora nel servizio pubblico) che lascia un vicepremier (nonché il leader italiano ed europeo oggi più in vista) non abbia una rilevanza antropologica e sociologica? Comunque, come ho detto, non voglio fare a capelli con una collega che ritengo, fino a prova contraria, competente nella sua materia (che credo essere la moda, se non sbaglio) e meritevole di stima, ma la voglio invitare alla riflessione, fuori da qualsivoglia snobismo o aristocrazia intellettuale (che poi anche su questo bisogna vedere CHI ne detenga lo scettro).
Detto ciò, penso che la decisione di Elisa Isoardi, che magari è solo momentanea, sia però sintomo di due cose. La prima è che la donna italiana, rispetto a qualche stagione fa, abbia preso consapevolezza di sé e che forse ci sia la speranza per le prossime generazioni di accantonare il mito di Cenerentola (una donna sostanzialmente un po’ puttana e in perenne attesa di essere salvata da, come dice Keira Knightly, un uomo ricco e potente). La seconda, è che i rapporti uomo-donna siano arrivati a una deriva inarrestabile e insanabile, soprattutto quando si fondano su una precisa asimmetria: lui con un certo potere (che sia socioeconomico, politico o di altra natura) e lei esteticamente bella, più giovane e desiderosa di un avanzamento di carriera. Sapete cosa accade? Forse sì, ma diciamolo insieme. Lui si sentirà in diritto di non dare nulla a lei sul piano umano, della serie “fatti bastare il privilegio, il blasone di stare con un semidio come me”, e lei dovrà ingoiare ogni maldetto rospo alla luce di poter essere “moglie-di”, “fidanzata-di”, o peggio, “amante-di”. Non dovrà dunque pretendere che lui si sporchi le mani con gesti, delicatezze, piccoli momenti di qualità del rapporto, quello che un tempo i nostri nonni chiamavano «affetto», per carità, o, almeno, «rispetto». Lei dovrà farsi vittima dei suoi soprusi psicologici (a volte sottilissimi, in ogni caso puntuali e costanti come una goccia cinese), dovrà piegare la testa come un fantoccio nella sue mani, giudicata ogni minuto per la sua adeguatezza o meno a uno standard demoniaco da lui impostato. E se mai avesse intenzione di “valere qualcosa a prescindere da lui”, dovrà essere pronta alle più machiavelliche e violente rappresaglie del “probo” despota, tenutario della sua femminile esistenza, il solo censore di vita e morte psicologica (se non sapete cosa sia, chiedete a uno psichiatra).
Non dico che questo che descrivo sia il caso di Isoardi-Salvini, anzi, spero che sia una bolla di sapone e tornino insieme. Tuttavia mi sento di comprendere il dolore di lei, perché a parte la facciata allegra da showgirl, è prima di tutto un essere umano che sembra aver creduto in un rapporto, in un sentimento. So che non va di moda il sentimento, che oggi è preferibile un’idea consumistica (decritta magistralmente da Zygmunt Bauman in Amore liquido) di relazioni tra individui, ma prima o poi tutti faremo i conti con la nostra solitudine e con le conseguenze di un modo di vivere insulso, improntato sul ‘the best is yet to come’ (non per niente uno degli hashtag attualmente più diffusi). Filosofia di vita quanto mai centrale nella caratterizzazione mentale dell’homo politicus. Uno stereotipo di uomo duro, che non deve chiedere mai, ma soprattutto tiranno nei confronti del genere femminile, e infine vendicativo se ‘l’amata’ non incarna il ruolo della piccola fiammiferaia, sempre a un passo dall’essere scartata o sostituita con una bambola nuova.
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