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Viaggio nella crisi di Fabio Aru

Luca Pulsoni in Rivista Allez · 2018-05-29 17:12 · 0 claps · 3.3 min read
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Viaggio nella crisi di Fabio Aru

Il più grande enigma che il Giro d’Italia 2018 ha lasciato in dote riguarda Fabio Aru. Lo scalatore sardo ha mostrato una evidente involuzione che lo ha tolto, di fatto, dalla parte alta della classifica generale già dalle prime frazioni di montagna. Un calvario concluso con il crollo di Sappada e il ritiro sul Col de Lys, nella tappa in cui Chris Froome ha ribaltato il Giro. In casa UAE, nuova formazione che Aru ha sposato dopo l’addio al veleno con l’Astana, è il tempo delle riflessioni e di tutte le analisi del caso. Il Fabio Aru visto all’opera non è lontanamente paragonabile a quello che ha entusiasmato nelle annate precedenti, un calo di rendimento evidente dopo le ultime due stagioni all’insegna della sfortuna.

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Fabio Aru durante il Giro d’Italia 2018[/caption]

L’opinione pubblica si è divisa su quello che è stato il percorso di avvicinamento di Aru alla Corsa Rosa. Poche gare nelle gambe e tante giornate in altura, una preparazione metodica che non rappresenta una novità per il corridore sardo. Già nel 2015, stagione in cui Aru ha conquistato il secondo posto al Giro e il trionfo alla Vuelta a Espana, il calendario di inizio stagione prevedeva soltanto Parigi-Nizza e Giro di Catalogna. Quest’anno i preparatori della UAE hanno aggiunto Abu Dhabi Tour e Tour of the Alps mentre alla Parigi-Nizza è stata preferita la Tirreno-Adriatico. I giorni di gara con i quali Aru si è presentato al via da Gerusalemme erano maggiori rispetto a quelli di due anni fa, un dato che lascia intendere che il problema, forse, è più a fondo. Da qui subentra la componente psicologica e quella pressione che il corridore si è attirato addosso dopo il successo in terra di Spagna. Da quel momento Aru non è più salito su un podio di un G.T. raccogliendo il risultato migliore al Tour 2016, quando ha chiuso al quinto posto in generale dopo un avvio esaltante ed un epilogo in calando. Altri piazzamenti il tredicesimo posto nell’ultima Vuelta e il sesto ai giochi olimpici di Rio oltre al successo nell’ultimo campionato italiano. Un po’ pochino viste le grandi attese scaturite dopo la conquista del suo primo grande giro.

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Riguardo la Vuelta 2015 è doveroso analizzare gli avversari sconfitti da Aru. Il successo finale è arrivato dopo un avvincente testa a testa con Tom Dumoulin, alla prima vera esperienza di alta classifica in una corsa a tappe di tre settimane. Da quella sconfitta l’olandese ha saputo migliorarsi e conquistare un primo ed un secondo posto al Giro d’Italia. Una evoluzione che è andata di pari passo al calo di Aru. Al quarto posto si è classificato quel Nairo Quintana che si è sempre confermato su altissimi livelli di rendimento. Dietro il colombiano il connazionale Esteban Chaves che da lì ha brillato soltanto al Giro 2016 a causa dei problemi fisici che lo hanno condizionato nella passata annata e nel corso della Corsa Rosa appena conclusa. Ad ogni modo traspare una evidente crescita dei concorrenti a fronte di un Fabio Aru rimasto sui propri livelli di rendimento o, in alcune occasioni, anche al di sotto degli stessi.

Altro punto di domanda sorge spontaneo riguardo la gestione da parte della UAE Team Emirates. La formazione ex Lampre non ha di certo brillato nelle ultime stagioni, almeno sul piano G.T. Dall’esperienza fallimentare dell’ex campione del mondo Alberto Rui Costa si è passati alle anonime prestazioni di Louis Meintjes, sbarcato alla corte di Saronni come nuovo talento del ciclismo mondiale, fino alla debacle del Giro 101. Una sequenza di sfortunati eventi che ha condizionato anche il neo arrivato Aru, lasciato troppo spesso in balia degli avversari nel corso delle tappe più impegnative dell’ultima Corsa Rosa. Eppure la qualità del roaster non era assolutamente da scartare, con pedine preziose quali Conti, Ulissi, Atapuma e Polanc che avrebbero dovuto elargire un importante contributo nelle frazioni di montagna. Il banco di prova definitivo per gli emiratini sarà il Tour de France di Daniel Martin, altro acquisto pesante dello scorso inverno assieme allo stesso Aru e al campione europeo Alexander Kristoff. Una campagna acquisti definita da molti faraonica che ha però portato soltanto tre vittorie stagionali nel circuito WorldTour, tutte messe a segno dal velocista norvegese.

Messa da parte la sfortuna che ha contagiato Aru nelle due annate passate, la crisi fatta registrare al Giro 101 lascia perplessi per le modalità in cui è arrivata e per gli strascichi che ha lasciato. Un crollo improvviso ed inaspettato in una corsa in cui il sardo ha sempre regalato spettacolo ai migliaia di tifosi che continuano ad incoraggiarlo. Forse Fabio dovrà ripartire proprio da loro.


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