Like Fascism? Come to Italy!
Qual è il livello attuale della democrazia in Italia? Ve lo racconto.
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Lo sparo di Rosazza
Era la notte di Capodanno 2024, a Rosazza, vicino a Biella. Durante i festeggiamenti, un uomo viene ferito da un colpo di pistola, sparato sicuramente per sbaglio, per una distrazione nella manipolazione dell’arma. Tra i presenti alla festa ci sono un deputato, un sottosegretario alla Giustizia con la sua scorta, un consigliere regionale, il presidente del consiglio comunale. Tutti rappresentanti di Fratelli d’Italia, partito della premier Giorgia Meloni, tutti servitori dello Stato. Trattandosi di un luogo pieno di persone dedite a svolgere il proprio servizio per il bene dei cittadini, con dedizione ed onore, uomini degni di rispetto, ci si aspetterebbe una gara a chi arriva primo a dichiarare è stato lui a sparare, è stato un errore, non intendeva farlo, gli spiace, è una brava persona, ha commesso una leggerezza, non lo farà più, siamo uomini dello Stato, la verità innanzi tutto, ci rimettiamo alle regole della legge. In realtà, da allora quattordici mesi sono trascorsi, nessuno dei servitori dello Stato di cui sopra ha collaborato con la giustizia, nessuno ha confessato, nessuno ha visto(!), nessuno ha parlato, neppure il ferito. E alla fine un processo dovrà stabilire chi ha sparato. Una storia di ‘ndrangheta? No, normale amministrazione nell’Italia meloniana.
La Giustizia Italiana è sovraccarica, vanta una quantità insopportabile di procedimenti arretrati. E un onorevole, un sottosegretario alla Giustizia, un consigliere regionale, un presidente di consiglio comunale e persino un militare della scorta del sottosegretario — poliziotto o carabiniere che sia, si tratta di una persona che ha la fedeltà alla legge fra i capisaldi del proprio lavoro e anche della propria vita privata quotidiana — che cosa fanno per sveltire i processi? Ne fanno aprire uno in più, inutile, costoso e superfluo, per non rivelare che un politico amico ha sfoderato un’arma da fuoco per vantarsene, maneggiandola fra decine di persone senza accertarsi che la sicura fosse inserita, facendo una figura da pirla (pare, almeno questo, che l’onorevole fosse in possesso della pistola legalmente).
Invece di collaborare con la Magistratura, invece di mostrare il desiderio di giustizia, invece di cooperare con le indagini per arrivare alla verità dei fatti, tutti quei servitori dello Stato non sono solamente stati omertosi, reticenti, quasi allergici alla giustizia, ma — per mettere in chiaro le cose dal principio — il procedimento si è aperto con il deputato/imputato che critica la Magistratura, affermando, come va di moda in questa lagnosa legislatura, che i giudici prendono decisioni politiche per avversione (per non dire eversione) contro il Governo attualmente in carica.
Questa era solo l’introduzione all’aria che si respira oggi in Italia, alla mercé del governo fascista di Giorgia Meloni, un governo autoritario che vuole essere lasciato in pace, che vuole governare senza dover rispettare fastidiose leggi, che vuole fare il proprio lavoro senza dover rispondere a fastidiose domande di giornalisti e di onorevoli dell’opposizione, che non vuole assistere a fastidiose manifestazioni di protesta e, semmai, preferisce prevenirle inoculando malware nei telefoni dei fastidiosi dissenzienti, che non vuole sentirsi dire che una nazione con spiagge meravigliose come quelle di Sharm El-Sheikh possa essere un paese repressivo (come se in Italia non convivessero due realtà come Jesolo e Casal di Principe).
Primi passi
Per connotare meglio l’orientamento fascista del governo Meloni è sufficiente partire da quella che è stata la sua prima iniziativa di un certo spessore. I problemi da risolvere erano tanti, le promesse elettorali erano state allettanti (via le accise, giù le tasse, pensioni minime a mille euro…), così tanto da far dimenticare agl’Italiani che dietro il partito della premier si celavano tanti politici con un pizzico di nostalgia per il Ventennio fascista del secolo scorso. Quindi, la prima magagna di una certa importanza che il Governo ha pensato di sanare è stata… la piaga dei rave-party. O, perlomeno, questa è la giustificazione da loro sbandierata in pubblico, perché in realtà la legge è formulata in modo tale da poter essere usata, in futuro, per proibire le occupazioni studentesche nelle scuole e nelle università e perfino le manifestazioni popolari e sindacali. In questo modo, il Governo Meloni si è presentato con una vigorosa spallata alle proteste ed al conflitto sociale, che è poi stata seguita, per chi non avesse capito (e i giovani manifestanti, zucconi, davvero non l’avevano capito!), dal decreto sulle zone rosse nelle città, dove è stato instaurato un clima militare con la scusa di allontanare eventuali elementi di disturbo (tipo: poveri, clochard, extracomunitari, brutti, tutta quella roba lì) da dove le Santanchésse vogliono sentirsi libere di ostentare la propria ricchezza.
Si faccia molta attenzione all’orientamento preciso di questa legge; non si appesantiscono le pene per atti violenti come, che so, il bullismo, che ancora oggi, nonostante la crescente tendenza al suicidio dei nostri giovani, viene discusso e trattato come una ragazzata. No. Quella che viene punita è la propensione al divertimento dei ragazzi, che — da sempre — desiderano farlo con le proprie regole, col proprio stile, di solito in posti isolati quindi disturbando il sonno di pochi, lontano dalle zone rosse dei Comuni che proprio malsopportano che i giovani cerchino di trascorrere un po’ di tempo senza dover pensare alla miseria, all’impossibilità di avere casa, figli, futuro. Tutti argomenti che, per il Governo Meloni, meritano molta meno attenzione ed urgenza — se mai li meriterranno — di quel caos apocalittico distruttivo che sono i rave.
E poiché la preoccupazione del Governo è “come cavolo fanno questi giovinastri ad aver voglia di divertirsi dopo che abbiamo ridotto a brandelli il loro futuro?”, cresce nel governo fascista italiano il desiderio di farli smettere armandosi, aumentando in misura abnorme la richiesta di fondi per l’Esercito e la Difesa, per difendersi da chi non è ancora chiarissimo, e per le forze dell’ordine che devono tenere a bada manifestanti armati di pericolosi striscioni e slogan (se è vero che ne uccide più la lingua della spada…). Decidere da dove va preso il denaro per armarsi e fare BU’ al nemico non è mai stato un problema: un taglio alle politiche sociali non se lo è mai negato nessun Governo in Italia e Meloni, che tanto si è vantata di rappresentare la Destra sociale, non ha esitato a togliere fondi alla sanità, alla scuola pubblica e all’adeguamento all’inflazione delle pensioni, anche di quelle infime.
Non è ancora finita…
Restavano due problemi ancora da risolvere. I giornalisti che si ostinano a fare domande e i giudici che si ostinano ad applicare le leggi. Il sistema per annientare i primi è sollevare polverone, sempre. Il caso Almasry, in questo senso, è stato emblematico; dall’inizio alla fine della discussione, il Governo ha detto tutto e il contrario di tutto ed ognuno dei partecipanti alla commedia ha contraddetto più volte non soltanto se stesso ma anche gli altri, al punto che — alla fine — tutti sanno il motivo del rimpatrio di Almasry anche se nessun rappresentante del Governo l’ha mai dichiarato. Un capolavoro di cortina fumogena. E per quanto riguarda le dichiarazioni ufficiali della premier, dalle sale stampa sono state trasferite ai social, dove le domande possono essere ignorate ed i commenti ripuliti dai moderatori, per poter raccontare che il consenso sia al massimo livello. Al resto ci pensano i megafoni della propaganda, che alla Destra italiana non sono mai mancati dato che gli editori più abbienti sono tutti in Parlamento sugli scranni della maggioranza.
Portare lentamente ma inesorabilmente i giudici sotto il controllo del Governo è l’ultimo tassello, per suggellare il passaggio dallo stato di diritto alla dittatura: separazione delle carriere e limitazione alle intercettazioni per tenere lontani i pm dal potere economico e dai rappresentanti dello Stato che con esso hanno rapporti corruttivi e di malaffare. Poco importa se gli ostacoli alle intercettazioni sono una mano santa per il crimine organizzato, troppi sono stati negli ultimi anni i politici colti al cellulare in intrallazzi che il popolino non deve conoscere.
ora sì che è proprio finita
Ecco, allora, che nasci in una Repubblica Parlamentare e ti ritrovi, dopo un’elezione regolare, in una maledetta dittatura con i boccoli biondi. Può mancare ancora qualcosa? Meloni non può più fare accordi con Hitler e Hirohito, ma è partita bene firmando contratti miliardari con Mohammed Bin Salman e costruendo centri di detenzione nel paese di Edi Rama, il primo esperto di privazione dei diritti umani anche quelli dei propri cittadini, il secondo premier di una nazione in cui corruzione e malavita sono prodotti di prima qualità. E infine Meloni si prenota un posto in Paradiso facendo gli occhi dolci ad Elon Musk, perché se Benito è diventato famoso per la pelata, Giorgia può pure contare sulla…
메타데이터
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- 2026-07-16 19:37:43