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La rabbia nei bambini

Come imparare a comprendere la rabbia del tuo bambino e saperla gestire.

Edizioni Il Lago · 2023-02-03 17:03 · 0 claps · 6.7 min read
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La rabbia nei bambini

Come imparare a comprendere la rabbia del tuo bambino e saperla gestire.

La rabbia è forse il sentimento che destabilizza di più un genitore perché ci si pone quasi inconsapevolmente davanti ad un bivio.

Da un lato si vorrebbe reagire di impulso con una rabbia maggiore per ristabilire una posizione di potere, specialmente nel caso in cui la reazione del bambino sia dovuta ad un “capriccio” e quindi razionalmente si tende a vederla esagerata ed amplificata senza un motivo apparentemente logico, reagire in questo modo inoltre potrebbe spaventare il bambino e indurlo a smettere, quindi “risolvere il problema”.

In secondo luogo ci si può sentire quasi paralizzati e scegliere di ignorare il bambino affinché smetta da solo o per paura della propria reazione perché potrebbe ovviamente portare alla sofferenza (un genitore che si arrabbia può fare paura). In questo caso si rischia di perdere la propria “autorità” non intesa come dittatura ma è pur sempre il genitore la parte adulta e consapevole e come tale spetta a lui saper mantenere il controllo e capire quale sia il modo migliore per reagire e comunicare.

Prima di procedere è necessario fare un passo indietro e porsi la domanda principale:

Che cos’è la rabbia?

La rabbia è un’emozione primaria e sensata e rappresenta uno scatto di affermazione forte di sé e per quanto la reazione non lo lasci intendere è sempre intenzionata ad annullare una sofferenza.

Nel momento in cui si percepisce l’impossibilità di affrontare la sofferenza in altri modi, la rabbia, prende il sopravvento ed è la penultima risorsa alla quale si attinge prima della totale inibizione e alla perdita di speranza.

La rabbia è lo strumento inconscio che si ha a disposizione per distruggere e sottomettere qualcosa che crea sofferenza e per questo motivo è indispensabile.

Si parla comunque di un emozione fortemente distruttiva che può suscitare effetti opposti a quelli desiderati, il bambino vive un momento di scompenso interiore che non sa ancora interpretare perché è al contempo molto rabbioso verso la mamma o il papà ma desidera affetto e attenzioni amorevoli che difficilmente può ottenere con effetto immediato se la rabbia prende il sopravvento e causa una perdita di controllo momentanea.

La rabbia è inoltre la prima risposta alla frustrazione, alla delusione e all’imbarazzo. Questi sono tutti sentimenti che per il bambino sono di difficile comprensione e apparentemente impossibili da gestire, anche la stanchezza e la fame contribuiscono ad agitarlo.

Esempi in cui il bambino sperimenta la rabbia:

  • Quando non riesce a portare a termine un’attività nella quale si sta impegnando molto
  • Quando non riesce a controllare l’impazienza
  • Quando vorrebbe attenzioni che non riesce ad ottenere
  • Quando percepisce se stesso incapace ed insicuro
  • Quando non riesce a gestire e a riconoscere tristezza e paure
  • Quando si trova impreparato di fronte a situazioni che non sa gestire e che dunque non corrispondono alle sue aspettative, in questo caso si sente ingannato e la delusione si trasforma in rabbia.

In tutti questi casi a livello fisico vengono sprigionati una serie di ormoni che aumentano la pressione sanguigna e attivano i neurotrasmettitori legati allo stress minimizzando quali legati al piacere.

Un bambino molto arrabbiato non riesce a mettersi nei panni dell’altro, perlomeno non nell’immediato. Ma è bene sapere che biologicamente gli ormoni della rabbia hanno una durata. Tendono infatti ad attivarsi, raggiungere l’apice e lentamente spegnersi in un tempo stimato di circa mezzora.

Si può affermare che si rimane biologicamente arrabbiati per un tempo limitato non infinito indipendentemente dall’andamento degli eventi successivi.

Non tutti i tipi di percezione della rabbia solo uguali, la più comune è quella realistica ovvero la conseguenza immediata di un torto subito più o meno grande. Un esempio può essere una piccola disputa tra compagni di giochi oppure un insetto fastidioso. Parliamo quindi di una rabbia che ha un principio di causa-effetto tangibile.

Questo tipo di reazione è la più facile da comprendere e da gestire nonché aiuta il bambino a “farsi valere” nella vita sperimentando il coraggio contro la paura. È una rabbia di breve durata e difficilmente tendere a ripresentarsi una volta esternata.

La rabbia è quindi commisurata alla frustrazione e alla ferita che l’ha innescata, quella più dolorosa viene provata quando il bambino sente che la parte lesa è il suo senso del sé e del proprio valore ed è in questa maniera che vengono inflitte le ferite narcisistiche.

La rabbia narcisistica è la più terribile fra tutte perché come uno tsunami irrazionale e quasi delirante che distrugge ogni cosa senza curarsi delle conseguenze. È innescata da un dolore atroce e primordiale legato al sentirsi umiliato, deriso, disprezzato, non riconosciuto, incapace o comunque non corrispondente alle aspettative proprie o altrui.

In questo caso è quasi impossibile avere un dialogo “reale” perché la rabbia narcisistica porta il bambino su un livello interiore che è completamente distorto da quello effettivamente esistente.

La rabbia più angosciante, spesso conseguenza delle stesse ferite narcisistiche, è quella impotente. Ovvero quando per quanto venga sfogata verbalmente o fisicamente non può portare, per una serie di ragioni, ad una risoluzione effettiva del “problema”.

Abbiamo in questo caso un’attivazione distruttiva, disperata dettata dalla consapevolezza che non vi è alcuna possibilità di modificare o sanare la ferita subita oppure inferta. Diventa uno sfogo disperato e impotente di chi ha perduto ogni legame con qualsiasi fine.

Lo sfogo di questa rabbia desolante non è comunque fine a se stessa, è una comunicazione urlata di una sofferenza che viene vissuta come estrema. La tendenza è che si ingigantisca sempre di più cessando solo con l’esaurimento psicofisico delle energie.

Abbiamo in questo caso a che fare con un bambino che è cieco e sordo davanti a qualsiasi interazione e in molti casi può rivolgere il senso di distruzione proprio contro se stesso che oltre a spaccare ogni cosa gli capiti a tiro e lanciare oggetti inizierà a farsi del male da solo. Sbattere la testa contro il muro, prendere a pugni oggetti che possono ferirlo per arrivare anche allo spasmo affettivo.

Un vero e proprio collasso psicologico. La parte difficile in questo caso è riportare il bambino su un piano di realtà in quanto la sua furia lo renderà incapace di tranquillizzarsi anche davanti a chi vorrebbe calmarlo e consolarlo perdendo ogni forma di contatto.

La rabbia impotente è paragonabile al massimo della solitudine e mescola in un turbine catastrofico sentimenti di colpa, inadeguatezza, impotenza e distruzione.

Bisogna essere in grado di capire questa estrema frustrazione per aiutare il bambino a gestirla e quindi a prevenirne l’esplosione massima.

Come aiutare il tuo bambino a gestire la rabbia

Prima di vedere i punti fondamentali per aiutare il tuo bambino a gestire la rabbia è bene sapere che per quanto ci troviamo davanti ad una creatura che urla e tira calci in realtà sta manifestando una profonda paura e un forte spavento interiore che è tutto meno che legato ad un’espressione di forza.

È bene dunque essere in primo luogo modelli positivi e cercare di limitare le proprie reazioni rabbiose davanti al bambino che le potrebbe assimilare come unica maniera comunicativa in situazioni di normale disaccordo tranquillamente risolvibili con il dialogo e la condivisione delle proprie opinioni.

  1. SPIEGARE LA RABBIA

Sopratutto le prime esperienze con questa emozione nuova spaventano il bambino, quindi è giusto dimostrarsi comprensivi ed empatici nei suoi confronti mettendosi al loro livello e spiegando che è del tutto normale il sentimento che stanno provando. È importante essere comprensivi e non sminuire il sentimento ma spiegargli in casi eccessivi che la modalità con cui lo sta manifestando non è quella adeguata.

2. DESCRIVERE LA RABBIA

Fare dei piccoli esempi comprensibili al bambino che descrivano come si manifesta la rabbia in maniera fisiologica e che non deve spaventarsi se si sente fisicamente agitato o “scombussolato”, questo lo aiuterà a calmarsi.

3. ACCOGLIERE LA RABBIA

Il bambino deve capire che può arrabbiarsi, perché è giusto provare anche quel sentimento e che quindi non deve reprimerlo. Deve imparare a sentirsi libero di poterlo esternare nella maniera corretta e non esagerata perché altrimenti accumulerà soltanto altra rabbia che lo porterà ad esplodere in futuro in maniera totalmente catastrofica e quasi irrazionale.

4. INCANALARE LA RABBIA

Infine è bene aiutare il bambino a scaricare la sua rabbia insegnandogli la respirazione come se fosse un gioco da fare insieme, prendendo le sue mani e aiutandolo a calmarsi insieme, se la rabbia è fortemente destabilizzante a livello fisico è utile farlo sfogare sul “cuscino della rabbia” sul quale può scaricare la tensione fisica e l’adrenalina facendo ben attenzione a non associare la violenza a un gesto che deve essere limitato solo ed unicamente a quel momento e a quell’oggetto.

Come abbiamo visto la rabbia è un sentimento del tutto normale ma se non viene interiorizzato nella giusta maniera nelle fasi dell’età evolutiva può causare problemi maggiori e molto più difficili da gestire in futuro e anche nell’età adulta.

E’ consigliabile rivolgersi ad un’esperto del settore nel caso in cui non si riesca ad ottenere un risultato positivo dalle azioni che abbiamo analizzato proprio per aiutare il bambino a comprenderle ed evitare la presenza di traumi futuri.

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