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Non nominate gli NFT

Nelle ultime due settimane è accaduto qualcosa di strano. Alcune iniziative il ambito Web 3.0 hanno fatto una scelta del tutto nuova…

Andrea Vassallo · 2022-09-13 08:26 · 0 claps · 6.3 min read
#nft #nft-collectibles #blockchain #technology-lifecycle #innovation
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Wiki topics: CRY · Crypto & Web3 🔧 · Data Engineering

Non nominate gli NFT

Nelle ultime due settimane è accaduto qualcosa di strano. Alcune iniziative il ambito Web 3.0 hanno fatto una scelta del tutto nuova, sintomo che qualcosa sta cambiando.

Le tecnologie e i progetti che ricadono all’interno della sfera del Web 3.0 sono tutt’ora in continua evoluzione e in pieno hype da quel “lontano” annuncio di Ottobre 2021 in cui Mark Zuckerberg lanciava Meta come rebranding della società Facebook.

Nel mercato del Web 3.0 la crescita, le novità e i cambiamenti sono all’ordine del giorno. Inoltre, sia per chi partecipa attivamente e sia per chi assiste allo spettacolo, c’è sempre qualcosa di curioso da scoprire e spazio per inventare.

Ecco, all’interno di questo vortice positivo emerge però da recentissime iniziative (parliamo di avvenimenti reali) una variazione particolare, di quelle che lasciano il segno ben più di altre: evitare di nominare il termine NFT.

Prima di approfondire, segue giusto una specifica su Web 3.0 e NFT per chi ne avesse bisogno. In caso contrario, saltate al paragrafo successivo.

Cos’è il Web 3.0 e cosa sono gli NFT

Secondo la letteratura attuale, con il termine Web 3.0 si intende la nuova versione del Web, quindi di Internet, che stiamo iniziando a vivere e che vivremo sempre più approfonditamente negli anni a venire, mese su mese.

Il percorso evolutivo del Web è iniziato con il Web 1.0 degli anni ’90, fatto dai primi siti web strutturati in pagine statiche e che era solo possibile leggere. A questo, è seguito il più recente Web 2.0 degli anni 2000, che si discosta dal precedente soprattutto per via della caratteristica di interattività, garantita principalmente da soluzioni nuove come i Blog e i Social Network.

Il Web 3.0 porta anch’esso un cambiamento significativo, tale da giustificare appunto l’incremento del numero di versione. Si tratta della decentralizzazione dei sistemi, che possono essere di qualsiasi tipo e che può abilitare modelli di business completamente nuovi (creando qualche problemino o paura a quelli esistenti) data l’assenza di intermediari governanti.

La tecnologia abilitante la decentralizzazione in termini fattivi è una sola, la blockchain. Trovare una definizione e un dettaglio sulla blockchain è alla portata di tutti, basta cercarla su Google, e non mi dilungo in questo articolo.

Vi basti sapere che, oltre alle caratteristiche e ai benefit che intrinsecamente garantisce (sicurezza, immutabilità del dato, trasparenza, …) con sfumature diverse in base alla tipologia e all’algoritmo di consenso impostati, la blockchain consente di costruire al di sopra di essa elementi tecnologici e funzionali di diverso tipo.

I principali costrutti da conoscere sono: gli Asset Digitali Nativi, gli Smart Contract e i Token. Questi ultimi, si distinguono poi in due tipologie: i Token Fungibili e i Token Non Fungibili, altresì detti NFT.

I Token Fungibili sono anch’essi criptovalute e, appunto, indistinguibili e scambiabili tra elementi dello stesso tipo senza che vi siano differenze, come se due persone si scambiassero una banconota da 5€.

Gli NFT invece hanno proprietà diametralmente opposte. Si tratta di certificati digitali associabili a una qualsiasi risorsa, fisica e/o digitale, e hanno la caratteristica di essere unici e distinguibili tra loro. Sulla base di questa caratteristica, è nato il movimento che ha portato al loro vantaggioso utilizzo in iniziative di business per dimostrare la proprietà (tracciata e condivisibile) di un preciso elemento, generando desiderio grazie a una risorsa (volutamente) scarsa, che di conseguenza acquista valore.

NFT, gli innominabili

Eccoci al cuore della novità e del cambiamento.

Nelle recenti grande iniziative che vertono a tutti gli effetti sull’utilizzo (tramite acquisto e scambio) degli NFT, questi non vengono mai nominati esplicitamente con questo termine “tecnico”.

A questo viene preferito il termine “Digital Collectible” o similari, chiaramente più vicini all’utente/cliente, orientati al significato e alla funzionalità al di là del mezzo tecnico sottostante.

Primo caso: FIFA+ Collect

L’attore principale è FIFA, o Fédération Internationale de Football Association, ovvero la federazione internazionale che governa lo sport del calcio in ogni sua manifestazione internazionale e nazionale.

FIFA ha annunciato che sulla sua piattaforma web e mobile **FIFA+** lancerà FIFA+ Collect. Wooo! (scusate)

**FIFA+ Collect** sarà una nuova piattaforma in cui i tifosi potranno possedere e collezionare momenti (proprio come quelli famosi della NBA americana) della Coppa del Mondo maschile e femminile.

E’ curioso notare come nel comunicato di lancio (link qui) del 2 di Settembre, oltre a esplodere meglio la spiegazione sopra, ci si “dilunghi” approfondendo i temi della diffusione dello sport, dell’inclusività e della sostenibilità.

Per trovare una prima indicazione tecnica serve raggiungere il fondo del comunicato, e qui si introduce la partnership fatta tra FIFA e la piattaforma blockchain Algorand, sottolineando come questa sia low-cost, carbon neutral e accessibile attraverso più valute e metodi di pagamento.

La parolina magica “NFT” non compare neanche un volta.

Secondo caso: Starbucks Odyssey

Starbucks, nota catena di caffetteria americana, ha lanciato Starbucks Odissey, una piattaforma e community che fa leva sul programma fedeltà già avviato, dal nome Starbucks Rewards, consentendo ai propri clienti di guadagnare e comprare Digital Asset che sbloccano esperienze e premi esclusivi.

Anche in questo caso, si chiarisce che sarà una piattaforma blockchain-based che gestirà Digital Collectibles ma non si cita mai esplicitamente il termine “NFT”, se non tra parentesi e sempre dopo il primo termine, sebbene sia chiarissimo che la soluzione tecnologica utilizzata sia proprio questa.

Qui il link all’iniziativa: https://waitlist.starbucks.com/#/landing

Terzo caso: NBA Fantasy League

Sorare, piattaforma piuttosto famosa per aver trasposto in chiave digitale e basata su blockchain il gioco del fantacalcio, ha da poco annunciato che offrirà un analogo servizio agli appassionati di NBA, la ricca e famosa lega di basket americana.

Nella comunicazione congiunta tra Sorare e NBA, si definisce questa novità come il “gioco licenziato ufficialmente di carte digitali dei giocatori NBA”.

Ripetendomi per quest’ultima occasione, si trovano nei dettagli o in articoli correlati le specifiche sull’utilizzo della tecnologia NFT, ma di nuovo non è stato scelto questo termine all’interno dei messaggi principali e che raggiungono subito gli occhi del cliente/utente.

Qui il link all’iniziativa: https://sorare.com/NBA

Ipotesi e ragioni

Io mi immagino già così, alla Sherlock! =)

Potrei proporre altri esempi ma non aggiungerebbero significati. E comunque, mia prima ipotesi, ne seguiranno altri che manterranno lo stesso trend comunicativo.

Quindi, cosa sta accadendo? Perché? Siamo attenti osservatori e diventa obbligatorio porsi queste domande.

Provo a delineare alcune risposte e le ragioni alla base, facendo anche alcune ipotesi abbastanza fondate.

A mio avviso, sta accadendo che i brand si sono “accorti” che lanciare un’iniziativa NFT facendo leva proprio sul fatto che preveda l’utilizzo degli NFT, non paga più. L’effetto wow derivante dall’utilizzo di una nuova tecnologia sta svanendo.

Esplicitare che saranno in gioco degli NFT non è più un valore aggiunto. ma un qualcosa che il cliente/utente dà per scontato, o comunque non aggiunge e non toglie nulla. E’ un mezzo, non un fine.

Volendo fare un paragone, è come se una piattaforma online di car sharing esplicitasse, prima dei benefici che offre al cliente, che saranno coinvolti dispositivi IoT e un’infrastruttura IT di tipo Cloud. All’utente/cliente finale, queste cose non interessano minimamente, ed è giusto così. Chissenefrega.

Ma questo fenomeno è una buona o cattiva notizia?

Assolutamente buona! Le persone “comuni” iniziano a conoscere questi strumenti, a sapere di cosa si tratta e quali benefici garantisce il loro utilizzo. Si fidano, non si elettrizzano ma non sono neanche più spaventati. E il loro utilizzo si sta espandendo a tal punto che non è più una differenziante da titolo in prima pagina.

Questo fenomeno è stato studiato, ha riguardato molte tecnologie ben prima che arrivassero la blockchain e gli NFT, ed è spiegato molto chiaramente dalla teoria raccontata da Geoffrey Moore (costruita sulle spalle di studi ancora precedenti) nel libro “**Crossing the chasm**”.

Ripartiamo dalla curva gaussiana del “Technology Adoption Lifecycle”.

La diffusione degli NFT è in crescita, e il target si sta spostando oltre i “Tech Enthusiast”, che apprezzano una nuova tecnologia prima di ogni altra cosa, e oltre i “Visionari”, siccome di investitori e di progetti ce ne sono in abbondanza. Ebbene sì, a mio avviso in questo momento si sta attraversando il chiasma (se già non è avvenuto) e si sta raggiungendo la Prima Maggioranza.

E questa, signori, è una notizia super splendida!

Cosa accadrà in futuro lo scopriremo insieme, analizzando il mercato e gli avvenimenti ogni giorno. Sarà molto avvincente.

Lunga vita all’evoluzione tecnologica!

Andrea Vassallo


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