“I soci fondatori …”
L’immagine che qui riproduco è apparsa nei giorni scorsi sulla bacheca di Facebook.
“I soci fondatori …”

L’immagine che qui riproduco è apparsa nei giorni scorsi sulla bacheca di Facebook.
E’ stata proposta in forma di “amarcord” dall’avv. Gaetano Ferrentino, appassionato cultore di storia locale a Sarno, oltre che autorevole politico nella Valle dei Sarrasti.
Lui non appartiene alla generazione dei “soggetti” presentati nel ritaglio di giornale, in occasione della formazione di una Associazione locale che, se non ricordo male, risale ad una quarantina di anni fa.
Queste persone, con tutto il peso delle loro “cariche” sono ancora su questo pianeta, grazie al Cielo. Ci sono anche io in qualità di “segretario”. “Dinosauro” come mi considero, quando ho visto questa immagine non ho potuto fare a meno di condividerla e chiosarla con un mio commento, riservandomi mentalmente di scrivere un post a futura memoria. Di getto ho scritto queste parole:
“Alla ricerca del tempo perduto … Se dovessi o volessi pubblicare “memorie” come queste, altro che Felliniani “amarcord” come ha scritto l’avvocato Gaetano Ferrentino, sceglierei Wes Craven con il suo “Nightmare” …”
Qualcuno potrà trovare questa chiosa discutibile, per questa ragione ho deciso di chiarire meglio prima a me stesso e poi eventualmente a chi potrebbe avere da ridire, prendendola per una offesa. A distanza di quasi mezzo secolo, uno dei vantaggi della quarta età è decisamente quello di non poter mentire più nè a se stessi, nè tantomeno agli altri.
Ho scritto in diverse occasioni che non mi piace parlare del passato, ormai che le speranze sono finite, come scrive Marcello Veneziani nel suo ultimo pamphlet Dispera Bene. Ma non sono affatto pessimista, non mi lascio travolgere dalle disperazioni, anzi confido nella loro fine, perchè anch’esse finiranno.
Non conosco le intenzioni di chi ha deciso di pubblicare questa clip cartacea, nè tanto meno riesco a comprendere l’etichetta “amarcord”. Una provocazione, un ricordo, un invito, un confronto, diretto a chi, nel bene e nel male, si sforzò di fare del suo meglio fondando quella Associazione? Importa poco.
Che io sia stato un “segretario” di “qualcosa” di cui ricordo ben poco, lascia il tempo che trova. Il tempo ritrovato, appunto, come ho scritto nel commento, rimane “tempo perduto”. Nel suo settimo volume, Marcel Proust, a conclusione della sua “ricerca” si rese conto che quello che “ritrovava” valeva tanto quanto quello che aveva “perduto”. Quel che resta dei giorni passati si perde nel tempo vissuto.
Soltanto chi l’ha vissuto può dire se sia stato utile o inutile. Per quanto mi riguarda ho scelto la parola “nightmare”, (incubo) forse esagerando, guardando a questo passato, come si può guardare un film dell’ “horror”, pur se con un bel pò di “humour”, anche se “noir”. Qualcuno può obiettare che gli “incubi” ci sono oggi. Ma non è vero.
In un piccolo Paese come il nostro, che si crede una città, ci conosciamo tutti. Rivedere questi volti a distanza di tanto tempo, mi ha portato a pensare ai tanti conti in sospeso che abbiamo tutti con la vita. Siamo sicuri di avere svolto e portato a compimento la missione che ognuno di noi si era prefisso? Abbiamo saputo fronteggiare le sorprese, affrontare i cambiamenti, evitare gli errori, costruire un futuro non solo ragionevole, ma anche vivibile?
Una domanda alla quale dovrà saper rispondere a suo tempo anche chi fa dell’ “amarcord”, vivendo in un presente senza pensare che ci sono sempre tre mondi da scoprire oltre il passato e il futuro. Esiste anche l’eterno, vive in ciò che non muore in un tempo che rimane sempre illusorio e poco significativo.
La distanza che ci separa oggi dal tempo in cui questi “soci” cercarono di cambiare il mondo, o almeno il piccolo “nostro” mondo antico, vale quella di un tempo, a mio modesto parere “perduto”, solo se si riesce a superare se stessi e si affronta il futuro non in nome di ideologie, bensì in nome di una comunità che vuole ritrovare se stessa. Essere “soci della vita”, come noi non fummo …
메타데이터
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- 2026-08-11 02:06:29