7 GRANDI CENTRI NBA CHE SI PRESTANO A COMPARSATE IN PELLICOLE DISCUTIBILI
7 GRANDI CENTRI NBA CHE SI PRESTANO A COMPARSATE IN PELLICOLE DISCUTIBILI

Wilt Chamberlain — Conan il distruttore (1984)
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The Big Dipper. L’Orsa maggiore. Un soprannome così bello lo si da solo a qualcuno che veramente può cambiare le cose. E Wilt Chamberlain le cambia. L’unico giocatore veramente mitologico della storia del basket. Uno che non si allenava, scendeva direttamente alle partite, 30 punti e 22 rimbalzi di media in carriera. Colui che il 2 Marzo 1962, contro i Knicks, segna 100 punti. Ripeto: 100 punti. Leggenda. E tu che fai? Gli metti corna e pelliccia e lo mandi a morire contro Schwarzy? Eh no, così no. Quindi, non mi fate essere antipatico, ma era Wilt a dover fare Conan.
Kareem Abdul Jabbar — L’ultimo combattimento di Chen (1972/1978)
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Aggiusto subito il tiro, non tutti questi film sono discutibili, L’ultimo combattimento di Chen è un capolavoro, come tutti i film di Bruce Lee (Anche Conan il distruttore è un bel film, ma sono gusti). Per farvi capire, è in questo film che Bruce indossa la tuta gialla poi ripresa da QT in Kill Bill. Ma non è solo questo, è la bellezza di quelle trame orizzontali da videogioco. La vita ti mette di fronte a delle prove, e tu, una dopo l’altra, le devi superare, fino al meritato finale. Queste prove, nei cappa e spada cinesi, consistono nel darsele di santa ragione. E’ un modo di vedere il mondo, lo rispetto. Problema. Una di queste prove si chiama Kareem Abdul Jabbar. Centro leggendario dei Lakers, primo realizzatore della storia dell’NBA. Perchè diavolo Bruce Lee dovrebbe menarsi con Kareem? Perchè Kareem era un allievo di Lee, da lui studiava arti marziali, l’equilibrio interiore, l’uso della forza. Stai a vedere che nei 6 Titoli che ha vinto c’è lo zampino del Piccolo Drago di San Francisco.
Shaquille O’Neal — Steel (1997)
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Steel esce nel momento storico in cui la tecnica migliore per marcare Shaq è il segno della croce. Stando a Wikipedia è stato un fiasco sia di critica che di pubblico; il classico film che Truffaut definirebbe: una stronzata. Il film però ci conferma una cosa che chi segue l’NBA sa bene, ovvero che Shaq è un attore di tutto rispetto. Se ci pensate non è semplice tenere in piedi un film orrendo facendo il super eroe di latta, quando la vera occupazione della tua vita è fracassare i canestri. Ricordate che Shaq è quello che una volta andò in conferenza stampa dicendo, da oggi in poi voglio essere chiamato The Big Aristotle. E allora fai tutto quello che vuoi grande Aristotele, noi staremo sempre a guardarti.
Pau Gasol — CSI Miami (Ep. Point of Impact) 2009
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Praticamente in questo episodio, causa incidente stradale, il povero Pau soffre di black out temporanei che lo fanno sembrare morto. Se fossimo nel 2008 Kobe Bryant confermerebbe questa diagnosi perchè Gasol giocò una pessima finale contro i granitici Celtics, lasciandogli il Titolo. Pensate che Garnett lo chiamava Ga-soft. Se invece fossimo nel 2009 e 2010, Kobe la negherebbe, perchè il vecchio capellone e intellettuale Pau ha fatto gran gioco sotto il ferro e ha portato a casa tutte e due le finali. Insomma come sempre, CSI è un’arguta metafora della realtà, con molti più rallenty.
Patrick Ewing — L’esorcista III (1990)
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L’unica cosa che mi fa collegare Ewing all’esorcista sono quelle gare di playoff in cui menava e si incazzava di brutto, che giusto Padre Michael Jordan riusciva a sedarlo. Comunque nel film non fa l’indemoniato, perchè sarebbe stato un problema da gestire. Nel film è un angelo che gioca a carte. Anche qui ragazzi, non dico che avrebbe dovuto fare l’esorcista, perchè sennò due schiaffi a Satana e il film finiva, ma almeno un ruolo di pregio. Vabè vado a rivedermi la serie del ’92 contro i Bulls.
Dennis Rodman — Una famiglia del Terzo Tipo (Ep. Ridateci il vecchio Dick) 1996–1997
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La gag della serie è che questa famiglia in realtà è extraterrestre, ma fa di tutto per fingersi umana. In questo episodio, senza motivo, in un supermercato, incontrano Rodman (minuto 08:58). Salta fuori che anche lui è un extraterrestre che si finge umano, ovviamente. Nella versione italiana il bambino gli fa: “18 canestri a partita, gli umani non sospettano niente?”. 18 canestri a partita? Rodman nella sua carriera ha attaccato il canestro meno volte di quanto abbia cambiato colore ai capelli. Infatti nella versione inglese si parla di 18 rimbalzi. Certo, Rodman ha vinto 7 volte consecutive la classifica dei rimbalzisti NBA. Sembrava un poco di buono, ma è stato uno dei più grandi difensori della sua epoca. Si vestiva da donna, si faceva arrestare, si improvvisava wrestler, si tatuava prima di tutti, si faceva i piercing prima di tutti, e mentre tutti lo guardavano storto, Michael Jordan diceva: portatemelo ai Bulls che con questo vinciamo tutto.
Bill Russell — Cowboy in Africa (Ep. The Time of the Predator) 1967–68
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Scusa Bill, quanti Titoli hai vinto? Undici. No intendo proprio quante finali hai vinto, quanti Anelli hai. Undici. E per quanti anni hai giocato in Nba? Tredici. Ah ecco. Un’altra leggenda. Il più grande difensore e il più grande vincente della storia del gioco. E se vogliamo proprio dirla tutta anche il giocatore più vincente della storia di tutti gli sport del nord America. Uno che ha inventato un nuovo modo di giocare. Quando gli avversari sciorinavano i loro perfetti ed accademici ganci in corsa, lui volava e li stoppava, mandando la palla in tribuna, una cosa mai vista. E questi poveri cristi si voltavano impietriti come per dire: e Questo chi è. Bene, Cowboy in Africa è una serie televisiva anni ’60. Essendo l’America finita, geograficamente intendo, serviva un nuovo spazio sterminato per riproporre il concetto di frontiera. Quindi prendiamo questo gruppo di bovari e mettiamoli in Kenya. In questa puntata Bill è un saggio meccanico, questo è quanto (minuto 0:59). E pensare che io nelle notti insonni che ho passato a vedere le varie Finali, quando lo vedevo apparire per la premiazione dell’Mvp (premio a lui intitolato) ancora in grande forma, inanellato, calmo, slanciato, elegante, con barba e capelli bianchi, con lo sguardo fermo di chi la vita l’ha dominata, ho sempre pensato intimamente che se ci fosse un Dio avrebbe quell’aspetto.
Valerio Coletta Giocatore di basket e hockey sul prato. A 12 anni ho incontrato Alberto Angela al McDonald. Scrivo su Bookskywalker. @LerioLesio
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- 2026-07-30 21:03:13