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Federico II e la Corona di Gerusalemme

Il 18 Marzo 1229 Federico II entra in trionfo a Gerusalemme. Ha finalmente restituito la Città Santa al culto cristiano e lo ha fatto senza…

Storie Medievali · 2023-01-28 17:28 · 0 claps · 2.9 min read
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Federico II e la Corona di Gerusalemme

Il 18 Marzo 1229 Federico II entra in trionfo a Gerusalemme. Ha finalmente restituito la Città Santa al culto cristiano e lo ha fatto senza versare un goccio di sangue, grazie alle trattative diplomatiche con il Sultano Al-Kamil.

I, Sailko, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons

I, Sailko, CC BY-SA 3.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0, via Wikimedia Commons

Un simile successo merita una celebrazione unica e Ernst Kantorowicz nel suo Federico II Imperatore ci racconta “la più memorabile autoincoronazione che la storia ricordi fino a Napoleone. […] Federico II, senza intermediario della Chiesa, superbo e senza rimorso ascese l’altare, prese la corona di Gerusalemme e se la pose egli stesso in capo.” L’autorità di Federico discende direttamente da Dio e non ha bisogno di consacrazioni ulteriori. Ma fu veramente così?

Se guardiamo alle fonti dell’epoca abbiamo numerose prospettive. Federico II, in un manifesto emanato lo stesso 18 Marzo scrive: “abbiamo portato lì la corona a onore e gloria del Sommo Re.” Lo stesso racconto è riecheggiato dal suo consigliere, Ermanno di Salza, Gran Maestro dell’Ordine Teutonico. Si tratta della relazione ufficiale trasmessa dai registri papali, quella che Federico manda al papa e ai fedeli cattolici. Un’altra versione della stessa relazione, probabilmente spedita al re d’Inghilterra e conservata dal cronista Ruggero di Wendover recita: “abbiamo portato la corona, e il Signore onnipotente, prevedendo dal trono della sua maestà che noi dovessimo riceverla, per la grazia speciale della sua pietà ci ha mirabilmente posto al di sopra di tutti i principi del mondo.”

“Portare corona” è un’espressione peculiare che possiamo rintracciare in una lettera che Ermanno aveva scritto al papa, dove scrive che Federico voleva “ascendere a Gerusalemme con tutto il popolo e lì, in onore del Re dei re, portare la corona.” E sempre il 18 Marzo, nella sua relazione, Ermanno ricorda che l’imperatore: “non ascoltò gli uffici divini, ma semplicemente, senza consacrazione, prese la corona dall’altare e la portò alla sede, come è consueto.” Ermanno priva il gesto di significati simbolici, utilizzando l’avverbio semplicemente e ricordando che si tratta di una consuetudine, che oggi risulta purtroppo irrintracciabile per gli storici.

Federico II in questo momento non è giuridicamente Re di Gerusalemme, ma solo reggente. Il titolare effettivo era suo figlio Corrado, che a sua volta aveva ereditato il titolo dalla madre, Isabella di Brienne. Due motivi potrebbero aver spinto Federico a non celebrare un’incoronazione: il non voler privare il figlio del titolo e evitare l’imbarazzo di essere incoronato mentre era formalmente scomunicato, quindi privo della legittimità offerta da un intermediario della Chiesa. L’espressione “portare corona” secondo la versione imperiale è da prendere alla lettera.

Il racconto del patriarca di Gerusalemme ci offre una prospettiva completamente diversa. Nella sua relazione diretta al papa, scritta il 26 Marzo egli racconta che Federico: “quella domenica entrò nel sepolcro e, indossate le vesti regali, pose sulla sua testa la corona.” Nel Maggio successivo ribadirà: “Nella chiesa del Santo Sepolcro, con manifesto pregiudizio dell’onore e dell’eccellenza imperiale, pose sulla sua testa la corona.” Il patriarca afferma di non aver assistito all’evento, che gli è stato raccontato in un secondo momento. Geroldo è un oppositore della condotta pacifica dell’imperatore dal primo momento. Il gesto dell’incoronazione gli dimostra che Federico sta agendo in disprezzo della cristianità e della sua stessa dignità imperiale.

Sulla base del racconto del patriarca, papa Gregorio IX si convincerà della versione dell’autoincoronazione. Il 13 Giugno scrive all’arcivescovo di Milano che Federico: “in una Gerusalemme pressoché diruta e deserta, si incoronò in maniera solenne, sebben inutile.” Ruggero di Wendover, cronista inglese già citato, ci lascia la testimonianza di una legazione papale capitanata da Stefano di Anagni. Il legato, rafforza le teorie papali, ma sposta l’evento dal 18 al 25 Marzo. Questo dettaglio ci suggerisce che non stesse semplicemente ripetendo quanto detto dal papa, mostrandoci, però, che il racconto dell’evento era stato già recepito e rielaborato.

In conclusione si possiedono gli elementi per affermare che Federico, pur portando la corona di Gerusalemme in capo, non avesse voluto celebrare il momento in maniera ufficiale e liturgica. Dal punto di vista filologico è utile considerare che in molti testi dell’epoca, soprattutto francesi, “portare corona” equivale a “essere incoronato”. I nemici dell’imperatore vissero l’evento come un gesto di tracotanza, mentre i suoi sostenitori vedevano realizzate attese millenarie.

Questo breve testo è basato su: Fulvio Delle Donne, Federico II e la Crociata della Pace, pp. 78–84, disponibile a questo link.


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