Ancora ultimi: ormai è una tradizione
La maglia nera dell’Ingorda 2026 è ancora nostra
Ancora ultimi: ormai è una tradizione
La maglia nera dell’Ingorda 2026 è ancora nostra
La terza partecipazione all’Ingorda è stata preparata con una precisione logistica a prova di contrattempo: partecipanti limitati nel numero per minimizzare i problemi di trasporto fino a Parma, partenza in gruppi differenti con van, furgone Scudo e auto con rastrelliera pronte in varie parti della provincia, itinerari diversi e partenza antelucana … ma ancora una volta non siamo riusciti ad arrivare in tempo per la partenza dell’ultimo gruppo! Il traffico del ponte del 2 giugno ha bloccato l’autostrada, perciò tutta la nostra programmazione è andata a farsi benedire.
Partiamo dal Parco 1° maggio di Parma già oltre tempo massimo, mentre gli organizzatori stavano smantellando le strutture per l’accoglienza. Michele e Andrea — che avevano recuperato i pacchi gara per tutti — sono partiti velocemente per raggiungere al più presto l’ultimo gruppo ufficiale che aveva una mezz’oretta di vantaggio. Il gruppone di Adelaide a pedali è andato avanti con più calma, ma non senza speranza di riprendere gli ultimi.
Al primo ristoro con il parmigiano reggiano la prima delusione: avevano già chiuso tutto, senza far notare troppo la cosa si prosegue sperando nella pasta al pomodoro a Lentigione. La speranza era ben riposta: il ristoro era ancora aperto, anche se la banda del paese si stava già ristorando e non si è esibita per noi ultimi in rincorsa. Si riprende morale, perché ci sentiamo partecipi dell’Ingorda grazie all’accoglienza dei volontari e al primo risultato raggiunto in giornata.

Pasta al pomodoro condivisa con la banda
Si prosegue sull’argine dell’Enza, seguendo la traccia, ma anche la memoria del percorso di due anni fa (lo scorso anno questa porzione è saltata per “difficoltà” con i treni …). Il sole fa la prima (e per fortuna unica) vittima: Matilde ha un colpo di calore in mezzo al nulla. Dopo averla ristorata, costringendola a idratarsi e a “bombarsi” con una bustina di gel al glucosio, si riprende pian piano fino alla Tenuta San Giorgio, tappa dove offrono la crostata alla prugna zucchella.

La strada dell’argine dell’Enza, confine tra le province di Parma e Reggio nell’Emilia
Il gruppo riparte, lasciando indietro me e Matilde che all’ombra e con le chiacchiere del vicesindaco si riprende un poco. Si pianifica il resto delal giornata: tornare a Parma? Sarebbero almeno 25 km, tra l’altro già percorsi. Meglio proseguire fino a Colorno (14 km) per poi prendere il treno e tornare a Parma in attesa degli altri. Pian piano si procede, ma Matilde è colpita dall’avversità della sorte: la ruota anteriore si sgonfia inesorabilmente. Ma questa è stata la vera svolta della giornata: la bomboletta ripara efficacemente la gomma, senza neanche esplodere come era successo a Volpedo, e si può proseguire. È un segno del favore con cui si prosegue la pedalata. Saltiamo la visita alla centrale del consorzio di bonifica (mi ricordo ancora la lunga e dotta spiegazione sul funzionamento delle pompe idrovore, e non so quanto Matilde possa apprezzarla), vediamo il ristoro dei ravioli con l’erbetta mentre i volontari si godono un meritato pranzo, decidiamo di proseguire oltre l’acquario per non perdere il ritmo — lento, ma costante — verso Colorno … e senza accorgercene abbiamo superato l’ultimo gruppo. Il resto di Adelaide a pedali ora ci insegue, ci supera e prosegue verso la meta, ma recuperiamo un gruppetto di gaudenti con gli ultimi accompagnatori dello staff che ci scortano fino in riva al Po per la tappa dell’anolino morbino.

pausa all’ombra con l’anolino morbino
“L’anolino guarisce tutto” secondo i volontari che lo servono, anche se Matilde non lo assaggia si rinfranca solo per la vicinanza a questa panacea.

Doccia ristoratrice e gemellaggi tra ingordi e Adelaide a pedali
L’Ingorda, ormai, è un rinnovare gli incontri degli anni scorsi. “Ma tu sei il professore che l’anno scorso mi ha fatto arrivare ultimo!” al suono di questo lieto saluto trovo chi ci ha “spinto” fino a Busseto lo scorso anno. “Ovviamente, ci impegniamo per essere ultimo anche quest’anno” Prosegue, ma è di parola perché arriveremo a Busseto insieme felicemente ultimi, degni emuli di Malabrocca.
Prima di Colorno una sorpresa: un’altra sosta veramente gradita con ghiaccioli e musica. I ghiaccioli non sono proprio prodotto DOC o IGP, ma sono una manna dal cielo, e poi ricordano le merende del bar dell’oratorio nelle afose estati lombarde. Mentre gustiamo il refrigerio della menta ghiacciata all’ombra conosciamo la signora Romana, un’arzilla 96enne che ha portato una sedia fuori da casa sua per godersi il passaggio di 800 ciclisti nella piazza del paese. Parla in emiliano stretto e non si capisce proprio tutto, anzi, quasi niente, ma ciò che si comprende è dissacrante: prima si lamenta perché un tizio che è passato in auto l’ha salutata, ma non ha rallentato, quindi non ha potuto riconoscerlo … “si rende conto che a 96 anni non si fa niente di fretta?” (liberamente tradotto dall’emiliano) e giù improperi; poi alla richiesta di informazioni sul “museo aperto alle visite in piazza”, spiega che se lo è inventato il sindaco ieri pomeriggio, aprendo la casa di una famiglia non meglio identificata. Molto invitante alla visita. Abbiamo poi scoperto che era stata allestita la visita a una casa contadina degli anni Cinquanta con mobili d’epoca e una stanza che riproduceva l’ufficio del sindaco Peppone dei film tratti dai romanzi di Guareschi.

La piazza dei ghiaccioli
Pochi chilometri ancora e arriviamo a Colorno, con foto obbligatoria davanti alla reggia. Purtroppo non ci siamo avvalsi di un fotografo provetto … o forse troppo professionale per la scelta del piano americano.

La conquista della mezza ingorda mia e di Matilde ha seguito di poco l’arrivo del resto del gruppo di Adelaide a pedali, che aveva trovato un fotografo più bravo.

Affidata Matilde a Michele e Andrea, che sono tornati con lei in treno, si è partiti come ultimo gruppo ufficiale per Busseto, consapevoli che la parte più impegnativa era ancora da percorrere. Ora le tappe sono più distanti una dall’altra e la stanchezza si fa sentire, ma si prosegue di buon ritmo guidati dagli organizzatori, che ci rassicurano e ci fanno saltare i ristori già chiusi, non per cattiveria, ma perché contenere il ritardo sulla tabella di marcia per poter prendere il pullman a Busseto.
[embed]
A Gramignazzo ci accoglie la sosta più “ignorante” nel senso buono di atmosfera da sagra paesana. Presso la fornace per mattoni, monumento iconico della frazione, offrono la micca emiliana con la spalla cruda, al suono della musica con una dj con cappello di paglia e vestito a fiori che commenta ogni arrivo. Particolare festa per Carolina, definita eroica per essere arrivata qui su una bici non proprio comoda a causa della dimensione baby delle ruote e del telaio.

Evoluzione di Carolina da “in posa per la foto” a “Non ce la faccio più”
Si risale sull’argine per raggiungere Polesine parmense e il suo culatello, ancora una ventina di chilometri che si fanno sentire, ma che permettono di sperimentare la solidarietà tra i ragazzi. Francesco fa “da motore” a Carolina per superare tutto il gruppo, ed è stato anche premiato con un post del profilo ufficiale dell’ingorda su instagram

Ormai in ritardo, senza ritegno prolunghiamo la pausa del culatello con la visita alle cantine in cui il pregiato salume invecchia. I culatelli sono solo in custodia dell’azienda agricola, perché sono acquistati prima dell’invecchiamento dalla nobiltà europea e non. Tra il principe di Monaco e re Carlo III non si sa chi abbia la scorta più abbondante.

Culattelli reali
Tra pavoni che esibivano la ruota e profumo del culatello, ultimo evento sfortunato: la mia ruota posteriore è stata infilzata da un chiodo di due centimetri e ci ha bloccato. Il gruppo è ripartito, lasciando indietro la squadra tecnica per la riparazione. Le bomboletta avevano già esaurito la percentuale quotidiana di successo, quindi via al cambio della camera d’aria… e poi a tutta velocità per recuperare il gruppo prima di Busseto. Con Enea a fare l’andatura ce l’abbiamo fatta in pochi chilometri, ma si è riusciti solo per non l’impossibilità di sfigurare davanti agli studenti.

Pronti per l’ultimo tratto
Prima di concludere abbiamo goduto dell’ultimo scorcio sul Po a Roccabianca, dove abbiamo approfittato più del rifornimento d’acqua che dei ciccioli, che apparivano un poco pesanti per una digestione a 30° all’ombra. La ragazza al banchetto mi ha sgridato, perché anche lo scorso anno “il professore non ha mangiato i ciccioli … non si dà così il buon esempio”.

[embed]
E infine la grande soddisfazione di essere arrivati a Busseto, c’è sempre l’orgoglio di aver compiuto una grande avventura, che in queste occasioni è ancora maggiore per averla condivisa con altri.

Abbiamo anche recuperato Carlotta, all’Ingorda in compagnia di suo papà
A Busseto, tra i saluti festosi delle signore che davano la spongada, ricordandoci che aspettavano noi per smantellare tutto come da abitudine, ho salutato Ivan, l’organizzatore di tutto, che subito ha avvisato tutti: “Sono arrivati, potete iniziare a smontare, perché non arriverà più nessuno”. E queste sono soddisfazioni degne di Malabrocca: meglio ultimi e riconosciuti che anonimi in mezzo al gruppo!
[embed]
Ma come? Questa primavera Zitti&pedalare non ha fatto altro che l’ingorda? Direi di no, semplicemente il racconto dei giri con Adelaide a Pedali è stato scritto dagli studenti. Si può ritrovare qui
[embed]Adelaide inizia a pedalare Il giro del Siccomario è la prima escursione del progettomedium.com
[embed]Nel paese delle pesche e del pittore Escursione a Volpedo, il paese di Pellizzamedium.com
메타데이터
- post_id
- be1fa204536a
- slug
- ancora-ultimi-ormai-è-una-tradizione-be1fa204536a
- url
- https://medium.com/@zittiepedalare/ancora-ultimi-ormai-%C3%A8-una-tradizione-be1fa204536a
- canonical_url
- https://medium.com/@zittiepedalare/ancora-ultimi-ormai-%C3%A8-una-tradizione-be1fa204536a
- author_url
- https://medium.com/@zittiepedalare
- status
- ok
- fetched_at
- 2026-07-10 08:43:10