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Le pioniere del volo

Le donne in aeronautica

Gabriella Bernardi · 2025-03-15 11:31 · 10 claps · 4.1 min read paywalled
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Le pioniere del volo

Le donne in aeronautica

Thérèse Peltier

Thérèse Peltier

Con ali di coraggio e determinazione, le donne hanno solcato i cieli dell’aviazione, superando ogni ostacolo. Le loro storie di audacia e successo hanno illuminato la strada per le donne di oggi e di domani. Vediamo alcune figure che hanno fatto la storia iniziando con Thérèse Peltier, scultrice con la passione del volo, risulta la prima donna a pilotare un aereo (ma non prese mai il brevetto di volo), o un manufatto più pesante dell’aria, dove percorse circa 150–200 metri a circa 2,50 metri dal suolo, atterrando in piazza d’ armi a Torino. La notizia fu riportata da L’Illustrazione Italiana il 27 settembre 1908 e questo successo fu l’inizio della storia delle pilota donne.

Élise Deroche e il primo brevetto di volo al mondo

Elise Deroche o nota anche come Raymonde de Laroche, pioniera dell’aviazione francese, dimostrò una passione inarrestabile per il volo. L’8 marzo 1910, divenne la prima donna al mondo a ottenere il brevetto di volo, superando brillantemente l’esame.

Élise Deroche

Élise Deroche

Nonostante le difficoltà e i pregiudizi dell’epoca, che le rendevano quasi impossibile trovare sponsor, non rinunciò mai al suo sogno, diventando anche la prima donna a pilotare un aereo a motore e a eseguire un doppio volo rimorchiato. La sua vita fu tragicamente interrotta da un incidente aereo nel 1919.

Melli Beese e cieli della germania

Solo un anno dopo Élise Deroche, Melli Beese divenne la prima donna tedesca a ottenere la licenza di pilota, il 13 settembre 1911. Il suo percorso fu irto di ostacoli: inizialmente rifiutata dalle scuole di volo, poi accolta con riluttanza, dovette superare anche un incidente tecnico e il pregiudizio del suo istruttore.

Melli Beese

Melli Beese

Nonostante derisioni e boicottaggi, Melli non si arrese. Fondò una scuola di volo di successo e, grazie alle sue competenze ingegneristiche, contribuì al miglioramento della navigazione aerea e alla costruzione di aerei.

La sua ascesa fu bruscamente interrotta dalla Prima guerra mondiale, che la portò alla rovina economica e all’impossibilità di rinnovare la licenza. Disperata, nel dicembre 1925, scrisse: «Volare è una necessità, vivere no» e si tolse la vita.

Rosina Ferrario la prima aviatrice italiana

Nata nel 1888 in una famiglia borghese milanese, i suoi genitori la incoraggiarono a coltivare i suoi interessi, permettendole di studiare e di imparare quattro lingue.

La scintilla dell’aviazione si accese in lei quando decise di iscriversi alla scuola di aviazione di Vizzola Ticino, vicino a Malpensa. Era un mondo di pionieri, di uomini audaci che sfidavano i limiti della tecnologia e della gravità. Rosina, con la sua determinazione e il suo talento, si guadagnò presto il rispetto dei suoi istruttori.

Rosina Ferrario

Rosina Ferrario

Il suo percorso non fu privo di ostacoli. Al primo tentativo di decollo, il velivolo s’impennò e si schiantò al suolo. Molti si sarebbero arresi, ma Rosina vide l’incidente come “la sua prima forte emozione”. Ne uscì illesa, ma si ruppe un braccio cadendo dalla bicicletta poco tempo dopo, un ironico colpo del destino. Il 13 gennaio 1913, il suo coraggio e la sua abilità furono premiati con il brevetto di pilota, un traguardo storico che la rese la prima donna aviatrice d’Italia e l’ottava al mondo.

Dopo il brevetto, Rosina divenne una celebrità. Era invitata a manifestazioni aeree in tutta Italia, dove si esibiva con il suo monoplano Caproni da 50 cavalli, compiendo volteggi spericolati che lasciavano il pubblico a bocca aperta. Volò in aerostato con Erminio Donner Flori, scattando fotografie con una Kodak, e gettò una pioggia di garofani rossi sulla folla durante un meeting aviatorio a Napoli. Volò sopra Bergamo in occasione di una visita del re Vittorio Emanuele III, e si esibì durante una commemorazione di Giuseppe Verdi.

La sua fama attirò l’attenzione di Carlo Maria Piazza, un pioniere dell’aviazione militare, che le inviò un biglietto di congratulazioni, ma anche un velato ammonimento: “Tutte le mie più vive congratulazioni signorina, ma preferirei saperla più mamma che aviatrice”. La frase suscitò un’ondata di indignazione negli ambienti femministi, ma rifletteva anche la mentalità dell’epoca, che vedeva la donna confinata al ruolo di madre e moglie.

Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Rosina sentì il desiderio di mettere le sue abilità al servizio del paese. Si offrì volontaria per volare in missioni di trasporto medico per la Croce Rossa, ma le fu negato l’arruolamento. Il Regio Esercito non prevedeva donne pilota, una decisione che la riempì di frustrazione, soprattutto sapendo che la Francia aveva arruolato Marie Marvingt, un’altra donna aviatrice.

Dopo la guerra, Rosina sposò Enrico Grugnola, un alpinista con cui condivideva la passione per le vette. Insieme gestirono un albergo a Milano e ebbero due figli.

Amelia Earhart e l’Oceano Atlantico

Il 20 maggio 1932, Amelia Earhart compì un’impresa che avrebbe scolpito il suo nome nella storia dell’aviazione: decollò da Terranova, sola a bordo del suo Lockheed Vega 5B, con la sola bussola e una cartina come guida, e divenne la prima donna ad attraversare in solitaria l’Atlantico, atterrando in Irlanda del Nord dopo quasi 15 ore di volo.

Amelia Earhart

Amelia Earhart

Ma la sua leggenda fu avvolta nel mistero quando, nel 1937, scomparve durante un tentativo di circumnavigazione del globo. Nonostante le intense ricerche, né lei né il suo aereo furono mai ritrovati e rimane il nome femminile più famoso legato al volo.


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