← Back to list

2. Biennale di Architettura 2021 Venezia

Mnamon · 2021-10-28 10:37 · 0 claps · 3.2 min read
#biennale-di-venezia #mnamon #venezia #architettura #mnamon-editore
Open on Medium ↗

2. Biennale di Architettura 2021 Venezia

Il padiglione della Spagna

Entrando dunque nei Giardini, muovendoci a sinistra, come generalmente nelle mostre, incontriamo il padiglione della Spagna. Come primo, ha giustamente una proposta decisiva: una scritta domina, composta da ua parola sola: Uncertainty, a cui dovremmo forse aggiungere un punto esclamativo. L’incertezza domina le nostra vite, chi è troppo sicuro inciampa, e tende a far inciampare. Come tradurre tutto ciò in architettura?

Delle varie proposte presenti all’interno del padiglione, ne sceglerei una sola, quella di Carmen Moreno Alvarez, Celosia de memoria (graticolo della memoria), 2017, lastre di ferro nero tagliate al laser, 3 per1m ciascuna, con uno spessore di 4 mm, formano una lunga parete.

Il peso intrinseco del ferro, che grava comunque sul visitatore, ancor più perché di colore nero, ricorda da vicino la memoria; perché ci sono nei nostri ricordi delle pesantezze, dei momenti di cui vorremmo l’oblio, e a volte l’otteniamo, ma questi ricordi giacciono in noi sedimentati, pronti a risvegliarsi e a spaventarci.

Qui però c’è anche un lato giocoso, il ferro è messo in un graticolo, quindi con ritmo, e il ritmo, generalmente, rallegra.

Ora possiamo riallacciare quest’idea di memoria con il sottotitolo del padiglione spagnolo, Uncertainty. L’incertezza è generata dalla memoria? Inoltre, questo ha a che fare con l’arte, in special modo con l’architettura?

Direi che le falle della memoria, in particolare l’accorgersi dell’oblio, siano una causa di incertezza. Per questo viene rappresentata come un graticolo.

L’architettura ne deve tener conto, e progettare abitazioni in cui tutto deve essere facilmente ripetibile, come un’azione imparata continuamente di nuovo. Se poi, l’utente si ricorda, meglio per lui. Ma è meglio non fidarsi troppo della memoria. È uno dei primi consigli che si dà agli studenti universitari, perché prendano appunti, e soprattutto annotino i riferimenti dei loci.

Il padiglione spagnolo risponde così al titolo proposto dal curatore (How will we live together?), con la sottolineatura su How, come.

Il padiglione dei Paesi Bassi

Ma è tempo di vedere la risposta di un altro padiglione al pressante problema we, noi. Per far questo dobbiamo recarci a due padiglioni più in là, cioè al padiglione dei Paesi Bassi.

Il sottotitolo stavolta è Who is We?

Insomma, l’accento è sul we: chi è il “noi”?

Per cercare di capirlo, guardiamo un’opera: di Afaina de Jong and Innavisions, Space of other, 2019. Tessuto stampato, 5 per 3 per 4 m circa. Courtesy Wozen Studio, Lisbon copyright CX Casulo.

Una persona di colore guarda un cerchio davanti a lei; un cerchio giallo, forse un sole, ma compresso. Lo spazio dell’altro è claustrofobico. Ha ragione il padiglione olandese: la vittima principale del “noi“ è l’”altro”, cioè tutti coloro che appaiono diversi, e basta davvero poco per apparire diversi, com’è noto. Di qui il concetto di “patria”, che è l’opposizione tra “noi” e il diverso. Il problema è che spesso si è più simili ad un diverso, che ad un altro dei “noi”. E questo suggerisce il lavoro olandese, che sottolinea l’oppressione del diverso e la proiezione di una società: come tale la soluzione architettonica, più facile forse in società che hanno mantenuto rapporti con le colonie, e cioè “colorate”, come Francia, Gran Bretagna, Portogallo, Paesi Bassi appunto, ecc.

Mi rendo che il problema è politico, ma intanto tocca all’architetto trovare soluzioni per case per tutti, con relativo arredamento. Soluzioni che devono tenere conto dei rispettivi usi e costumi, per quanto il fine sia l’integrazione.

I Paesi Bassi hanno avuto il merito di presentare il problema e le sue ombre.

Ecco due modi di interpretare il tema proposto dal curatore.

Claudio Barna

Nato nel 1958 a Domodossola (VB), si è laureato in lettere classiche. Ha insegnato all’Università di Kaunas (Lituania). Collabora con l’Università degli Studi di Milano. Parla Inglese, Francese, Tedesco, Spagnolo e Lituano. È single e non ha figli. Ha una forte passione per la musica. Ha pubblicato 13 volumi di poesie e un romanzo.


메타데이터
post_id
c6083dc2fdfa
slug
2-biennale-di-architettura-2021-venezia-c6083dc2fdfa
url
https://medium.com/@mnamon/2-biennale-di-architettura-2021-venezia-c6083dc2fdfa
canonical_url
https://medium.com/@mnamon/2-biennale-di-architettura-2021-venezia-c6083dc2fdfa
author_url
https://medium.com/@mnamon
status
ok
fetched_at
2026-08-19 19:16:50