MASTURBAZIONE E AUTOEROTISMO: SCOPRIRE SE STESSI ATTRAVERSO IL PIACERE
Di Tony Bottino

MASTURBAZIONE E AUTOEROTISMO: SCOPRIRE SE STESSI ATTRAVERSO IL PIACERE
Ogni mattina la storia si ripete: ci svegliamo, ci infiliamo nei nostri abiti migliori e usciamo di casa, chiudendo la porta a doppia mandata. Lasciamo indietro il nostro piccolo, protetto spazio di intimità per addentrarci nelle città ed entrare in relazione con il mondo: le strade che percorriamo, i luoghi che attraversiamo, le persone che incontriamo.
Nelle nostre giornate inseguiamo una lunga serie di appuntamenti, cercando di arrivare al momento giusto, nel luogo giusto, con le persone giuste. C’è chi prova a organizzare ogni dettaglio per evitare di arrivare in ritardo e chi vive il tempo in maniera più immediata, senza preoccuparsi dell’istante successivo. L’importante è arrivare, poi quando non importa: conta solo il modo in cui arriviamo. Forse, tra tutte le mete possibili, alla fine di questa folle corsa quotidiana arriviamo sempre a un nuovo inizio.
Il primo appuntamento, con se stessi.
Un appuntamento che non ce lo segniamo sull’agenda del telefono, ma che è iniziato molto tempo fa, quando il nostro corpo ha cominciato a cambiare, a trasformarsi e a fare fondamentalmente quello che voleva. In quel periodo la nostra anatomia inizia a parlarci in un modo totalmente nuovo, attraverso sensazioni che fino al giorno prima ci erano del tutto estranee e decisamente bizzarre. È bastato guardarci allo specchio per capire che il gioco stava cambiando: il nostro corpo non era più il solito rifugio sicuro, ma stava evolvendo verso qualcosa di decisamente sconconosciuto.
Un cambiamento che non ci siamo limitati a osservare passivamente, ma che abbiamo vissuto sulla nostra pelle, spesso con un misto di curiosità e terrore. Cambiava il modo in cui reagivamo alla vista, al contatto, alla semplice vicinanza. In quell’istante, per la primissima volta, ci accorgevamo che determinati pensieri provocavano una risposta fisica immediata e non negoziabile. Fino a quel momento il rapporto con gli altri era una faccenda semplice fatta di giochi, amicizia e condivisione; allora, improvvisamente, alcune persone iniziavano a suscitare in noi un’attrazione del tutto nuova. Un desiderio che sperimentavamo per la prima volta e che coinvolgeva pensiero, corpo e fantasia, spalancando le porte a uno spazio inedito fatto di scenari e piccoli segreti. Quello con la propria fisicità, in fondo, è stato il nostro vero primo appuntamento al buio: un incontro ravvicinato e caotico con un corpo che non conoscevamo e che abbiamo dovuto imparare a decifrare completamente da soli, senza libretto delle istruzioni.
Ma se quel primo incontro da ragazzi è stato una tempesta confusa e travolgente, oggi, da adulti, quell’appuntamento ha tutto un altro sapore. E, decisamente, con molta più consapevolezza.
Dopo aver attraversato le nostre città e incastrato mille impegni di lavoro e di facciata, alla fine della giornata torniamo finalmente a casa. Riapriamo quella porta che avevamo chiuso al mattino e ritorniamo in quel perimetro intimo in cui possiamo vivere noi stessi. Uno spazio rigorosamente privato dove viviamo la relazione con il nostro corpo, lontani dal giudizio della società. Un viaggio personale che attraversa la masturbazione e l’autoerotismo.
Così, nel silenzio della nostra stanza, mentre lasciamo alle spalle il rumore del mondo, i confini della nostra intimità tornano a farsi nitidi. Un territorio tremendamente intimo che non abbiamo ancora finito di esplorare, eppure ancora diviso da sfumature invisibili. Proprio per questo non posso fare a meno di chiedermi dove finisce la masturbazione e dove inizia l’autoerotismo. Ma soprattutto, dove ci portano queste due polarità nel rapporto con noi stessi?
Non è sempre semplice parlare di argomenti come questo… Mi chiedo se dipenda dai tabù che ci hanno tramandato nei confronti dell’argomento stesso, o se sia colpa di una certa forma di falso puritanesimo che alcune persone hanno nei confronti della masturbazione e dell’autoerotismo, argomenti molte volte ritenuti inappropriati – come se non fossimo già abbastanza incasinati – finendo pure per essere giudicati. Così, fin da ragazzi ci hanno costretto a cercare da soli la nostra verità.
Viene da domandarsi come questa situazione in cui ci siamo cacciati non riguardi solo il modo in cui ne parliamo con gli altri, ma tocchi anche il modo in cui viviamo inizialmente questa esperienza, nasce dalla pura curiosità di scoprire il proprio corpo; un’esperienza che per alcuni, a volte, viene accompagnata dalla sensazione di fare qualcosa di sbagliato, che bisogna tenere nascosto e di cui è peccato anche solo parlarne. Forse sono stati secoli di tradizione cattolica che ci hanno costretti a pensare al nostro corpo e al piacere come a qualcosa di impuro, di sconveniente, da controllare? Così, mentre cerchiamo di riappropriarci di una parte di noi, dobbiamo capire come confrontarci con questa visione distorta che ci hanno fatto interiorizzare.
Crescendo, il rapporto con il nostro corpo cambia perché non siamo più soltanto alla ricerca di una risposta a ciò che proviamo, ma iniziamo anche a costruire un dialogo con noi stessi. Non si tratta più solo di scoprire cosa ci piace, ma anche di comprendere il modo in cui viviamo il piacere, le sensazioni e il rapporto con la nostra intimità. Il corpo non è più soltanto qualcosa da esplorare, ma diventa uno spazio che conosciamo, con cui abbiamo imparato a entrare in relazione.
Oggi sperimento una libertà che non ha bisogno di dipendere dall’urgenza digitale o da stimoli esterni confezionati da altri. Ho imparato a fare della mia mente e della fantasia il vero motore del piacere, coltivando un’intimità che è tutta mia. La vera fortuna la vivo nel modo in cui abito questa consapevolezza.
Per me, spiegare questo viaggio significa inevitavelmente fare i conti con un brano che ha fatto la storia della musica italiana: America di Gianna Nannini, da sempre manifesto del sesso con se stessi. Ma se quel pezzo nasceva originariamente con un’altra prospettiva, oggi mi piace reinterpretarne il senso, piegando quel ritmo rock alle esigenze e al mio vissuto.
È un gioco di specchi che si accende nella solitudine della mia stanza. Ho passato anni a cercare, spinto dalle promesse di chi mi diceva che prima o poi avrei trovato qualcuno. E alla fine ho trovato la risposta proprio qui: adesso sto con me e va bene così. Quando mi accarezzo nel buio, è come se chiedessi al mio corpo di volare oltreoceano, oltre ogni confine. Allungo la mano e sento l’America, facendo l’amore forte, molto più forte, fino ad arrivare nell’America della canzone. Eppure, quanta fantasia serve? Quanto devo immaginare per sentirmi in due… per proiettare una presenza accanto a me?
Ora che ho capito come trovare ciò che cercavo, mi concedo il lusso di indugiare in questa variazione, accarezzando quel pensiero ancora un po’. Ma quando non so bene cosa chiedere al mio corpo, lascio fare alla mente. Sogno, seguo un ritmo che scende e che sale mentre penso al corpo di un altro uomo; poi facciamo l’amore forte, sempre più forte, finché l’intensità non tocca il suo picco e sento di essere arrivato a destinazione, finalmente, l’America.
Ma se io seguo istintivamente l’ispirazione della celebre canzone della Nannini, seppur riadattandola alle mie esigenze, c’è chi in modi diversi ha esplorato quello stesso territorio, fatto di scoperte continue su di sé. E allora mi sono chiesto: cosa hanno trovato gli altri? Avranno trovato l’America come me, oppure hanno scoperto un continente completamente diverso?
Per capirlo ho fatto quello che mi riesce meglio: ho iniziato a fare domande.
Il primo a rispondermi è stato Andrea, che ha sollevato una questione di pura sopravvivenza urbana: «Nella masturbazione non ho trovato solo un mezzo di gratificazione fisica, ma un modo per sperimentare in sicurezza, nella solitudine del mio spazio privato». Sentendolo parlare, non ho potuto fare a meno di pensare a quanto la scienza gli dia ragione. In un mondo che ci chiede costantemente di essere performanti, l’orgasmo in solitaria diventa l’ultimo ammortizzatore sociale rimasto: un magico reset biologico capace di abbattere i livelli di cortisolo e inondarci di dopamina. Per Andrea, quel momento non è un semplice sfogo, ma un’oasi psicologica a costo zero, un modo per staccare il cervello dall’ansia quotidiana e ricordarsi che il proprio corpo ci appartiene ancora.
Poi è arrivato il turno di Giorgio, che ha aperto una finestra su uno dei tabù più duri a morire: l’autoerotismo quando si è fidanzati. «Infondo non sto mica tradendo qualcuno, anzi, è un qualcosa che può essere portato anche all’interno della coppia», mi ha confessato con assoluta naturalezza. E ammettiamolo, quante volte abbiamo confuso l’indipendenza sessuale con la distanza emotiva? La verità, supportata da fior fior di sessuologi, è che l’amore per un partner non cancella il diritto all’esclusiva sul nostro corpo. Giorgio mi ha fatto capire che assecondare il proprio desiderio da soli non toglie nulla alla relazione; al contrario, la nutre. È come fare un corso di aggiornamento privato per poi portare sotto le lenzuola condivise una versione decisamente più consapevole e matura di noi stessi.
Ma la vera svolta tecnologica me l’ha regalata Federico, che ha introdotto nella conversazione un elemento decisamente più… vibrante. Mi ha raccontato di come l’uso dei sex toys abbia completamente rivoluzionato la sua routine, definendola «un’esperienza interessante che introduce un nuovo livello di conoscenza con se stessi». Ed è proprio così: oggi questi oggetti hanno finalmente abbandonato l’estetica polverosa dei vecchi sexy shop per diventare veri e propri strumenti di self-care hi-tech. Federico mi ha spiegato che non si tratta di cercare scorciatoie, ma di usare la tecnologia come un amplificatore di sensazioni, un modo per scavalcare i limiti della stimolazione manuale e testare nuove risposte anatomiche. Una via per il piacere 2.0 che sposta i confini dell’esplorazione un po’ più in là.
Ripensando a quella domanda da cui siamo partiti – dove finisce la masturbazione e dove inizia l’autoerotismo, e soprattutto dove ci portano queste due polarità nel rapporto con noi stessi – la risposta non è mai una sola. Attraverso le storie che abbiamo raccolto e l’analisi dei vecchi tabù che ci portiamo dietro fin da ragazzi, emerge un panorama tutt’altro che rigido, fatto di sfumature in continua evoluzione.
Le risposte che ho trovato lungo la strada non fanno che confermare questa complessità.
C’è la dimensione di Andrea, che vede in questo spazio un’oasi di pura sicurezza e decompressione, un modo per staccare dal rumore del mondo all’interno delle proprie mura private. C’è la prospettiva di Giorgio, che scardina l’idea del senso di colpa nella coppia, dimostrando come l’intimità individuale possa diventare un binario parallelo che arricchisce la condivisione, anziché sottrarle spazio. E infine c’è lo sguardo di Federico, che attraverso l’uso consapevole dei sex toys ridefinisce l’esplorazione del corpo grazie alla curiosità e all’innovazione, aprendo le porte a nuove forme di consapevolezza e self-care.
E poi c’è la mia esperienza. Quell’indugiare nella fantasia, quel viaggiare oltreoceano sulle note rock della Nannini, dove la mente e il corpo si fondono per trovare un’autosufficienza emotiva e fisica che basta a se stessa, sia nel buio della solitudine sia nell’immaginare la presenza di un altro uomo.
Tutte queste traiettorie diverse ci mostrano che non esiste un confine netto o una definizione universale. Quello che per secoli la tradizione e il falso puritanesimo hanno cercato di etichettare, controllare e confinare nell’ombra del peccato, è in realtà un dialogo personalissimo e legittimo. Che si cerchi il rilassamento, la complicità, la sperimentazione tecnologica o un viaggio profondo nell’immaginazione, l’autoerotismo e la masturbazione si rivelano per ciò che sono: strumenti di libertà.
Ognuno di noi, dietro la propria porta chiusa a doppia mandata, declina questo appuntamento intimo secondo i propri bisogni e la propria fase di vita, senza che una scelta escluda o svaluti l’altra.
In fondo, in un mondo che si ostina a tracciare linee e a stabilire regole persino per il piacere, resta la certezza che non esistono confini rigidi, e l’America di ognuno ha semplicemente le coordinate che ciascuno decide di darle.
메타데이터
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