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Come Better Social ha portato le competenze sull’Intelligenza Artificiale a persone con disabilità

1. Contesto di partenza: l’interesse non è scontato

Lorenzo Pieraccini in Inklusivə — Un progetto Better Social · 2026-06-19 09:14 · 0 claps · 3.1 min read
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Come Better Social ha portato le competenze sull’Intelligenza Artificiale a persone con disabilità

1. Contesto di partenza: l’interesse non è scontato

Quando abbiamo deciso di progettare un corso sull’Intelligenza Artificiale rivolto a persone autistiche, sapevamo che il primo passo non sarebbe stato trovare i contenuti, ma trovare le persone. Parlare di IA oggi è diventato quasi mainstream, ma non significa automaticamente che tutti siano interessati a dedicare tempo, energie e attenzione a questi temi. Per molte persone — e in particolare per chi vive con una disabilità — il tempo è un valore più che prezioso: è selezionato, filtrato, dosato in base a priorità vissute. In altre parole, chi deve affrontare molte sfide quotidiane tende giustamente a chiedersi: “Questa attività vale davvero il mio tempo?”

Questo aspetto è emerso fin da subito: il nostro obiettivo non era “insegnare l’IA”, ma costruire uno spazio che rispondesse a bisogni reali, che fosse rispettoso delle sensibilità individuali, che non desse per scontato l’interesse. E per farlo, ci siamo affidati al supporto della psicologa Pamela Nobile, con la quale abbiamo strutturato una fase di ascolto e preparazione personalizzata.

2. Introduzione dell’attività: come siamo partiti

Pamela ed io abbiamo incontrato uno per uno i sei partecipanti, spiegando in modo semplice e diretto cosa sarebbe successo durante il corso. È stato chiaro fin da subito che ogni persona aveva un approccio diverso all’argomento: c’era chi era incuriosito dal lato tecnico, chi da quello culturale, chi lo vedeva in chiave personale o lavorativa. Questa pluralità di visioni ci ha confermato che stavamo imboccando una strada fertile, purché rimanesse aperta, inclusiva e adattabile.

I partecipanti erano molto diversi tra loro: c’era chi faceva fatica a comunicare verbalmente, e chi invece si esprimeva con scioltezza. Questo ci ha imposto di progettare un percorso altamente flessibile e soprattutto centrato sulla relazione.

3. Svolgimento: tra contenuti, relazioni e ostacoli pratici

Durante il corso, realizzato con il supporto della piattaforma Coursera e accompagnato da momenti formativi online in sincrono, abbiamo affrontato anche delle difficoltà pratiche inaspettate. Ad esempio, il processo di registrazione alla piattaforma si è rivelato più complicato del previsto, anche per ragazzi giovani e digitalmente alfabetizzati. Questo dimostra che l’accessibilità non è solo una questione di interfaccia, ma anche di processo, accompagnamento, relazione.

Fondamentale è stato il contributo di Pasquale Tamborra, educatore della cooperativa Intrecci, e di Elisabetta Petrini, coordinatrice del servizio. Entrambi hanno partecipato attivamente, offrendo supporto relazionale e contenutistico costante.

Il corso è stato svolto in parte online tramite moduli registrati e in parte con lezioni live, condotte da Sara Elli, la docente che ha introdotto strumenti pratici e tool di Intelligenza Artificiale.

Parallelamente, abbiamo creato un gruppo WhatsApp e una chat Google per gestire la comunicazione e il supporto quotidiano. Questo ha avuto un valore relazionale fortissimo: la socialità digitale è stata un elemento strutturale del corso.

Siamo riusciti a trasformare un’esperienza di apprendimento asincrona e individuale in un’esperienza collettiva e condivisa. Non è solo un dettaglio organizzativo, ma un vero valore aggiunto. Lavorare insieme sui contenuti ha favorito riflessione, confronto, scambio. I ragazzi hanno potuto “smanettare” con i tool, acquisire competenze base sull’IA, ma anche attivare processi cognitivi, immaginativi e relazionali

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4. Conclusione: risultati e prospettive

Alla fine del percorso, ogni partecipante ha portato con sé qualcosa di diverso: competenze tecniche, maggiore consapevolezza del mondo digitale, strumenti da riutilizzare in autonomia. Ma ciò che ha davvero fatto la differenza è stata la relazione: un elemento spesso sottovalutato nei corsi online, ma che qui ha rappresentato il cuore dell’esperienza.

Ciò che abbiamo imparato è che parlare di Intelligenza Artificiale in modo accessibile e inclusivo non è solo possibile, ma necessario. Serve però un lavoro collettivo: progettazione attenta, supporto educativo, cura delle relazioni, rispetto dei tempi e delle specificità individuali.

Di seguito vediamo questa esperienza dal punto di vista della psicologa Pamela Nobile.

Commento della dott.ssa Pamela Nobile — psicologa del progetto

Il corso di Competenze Digitali tenuto dai professionisti della cooperativa sociale Better Social ha rappresentato per il Progetto Fondi Autismo un’opportunità in termini di offerta alle ragazze e ai ragazzi afferenti al progetto, ragazze e ragazzi i cui nominativi sono stati forniti dall’Unità Funzionale Salute Mentale Infanzia e Adolescenza e dall’Unità Funzionale Salute Mentale Adulti, in quanto autistici.

Un’offerta innovativa, che ha saputo catturare l’interesse dei partecipanti fin dalla prima lezione.

Nello specifico per i ragazzi, è stata occasione per acquisire conoscenze da inserire nel proprio bagaglio arricchendolo, ma soprattutto è stato momento propizio per la socializzazione, per la condivisione di interessi, momento di focus sull’esplorazione delle proprie competenze digitali e sociali, che ha favorito appunto anche le ultime, aspetto non da poco quando si parla di autismo.

La risposta in termini di frequenza è stata ottima, tutti i partecipanti dei 3 gruppi, tranne uno hanno frequentato con continuità ed entusiasmo.

Riteniamo che sia stata un’esperienza molto importante e stimolante, che ha favorito il senso di autoefficacia dei partecipanti.


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