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Wimbledon ricomincia, e ritrova la sua Regina

Lo slam sull’erba apre una nuova edizione ricca di fascino e contenuti tecnici, ma la notizia che supera ogni pronostico è il ritorno di…

adele suatoni · 2026-06-27 09:57 · 1,091 claps · 4.2 min read
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Wimbledon ricomincia, e ritrova la sua Regina

Lo slam sull’erba apre una nuova edizione ricca di fascino e contenuti tecnici, ma la notizia che supera ogni pronostico è il ritorno di Serena Williams, pronta ancora una volta a sfidare il tempo e il tennis.

All England Lawn Tennis and Croquet Club, Londra

All England Lawn Tennis and Croquet Club, Londra

È luglio. E per chi ama il tennis significa una cosa sola: Wimbledon. Da lunedì il gioco torna all’All England Club di Londra, dove il verde diventa il palcoscenico più iconico del mondo. È il torneo più antico, il più prestigioso, il più ritualistico ma soprattutto il più diverso. L’erba inglese è sempre l’appuntamento più particolare della stagione. Non è solo una superficie diversa: è una superficie viva, imprevedibile. Cambia giorno dopo giorno, si consuma, modifica il rimbalzo, premia chi sa leggere il punto con un istinto che ormai il tennis moderno utilizza sempre meno. Per questo Wimbledon rimane lo Slam diverso dagli altri: il servizio torna a essere un’arma decisiva, le variazioni valgono quanto la potenza e il coraggio di prendere la rete può ancora fare la differenza. È il torneo che costringe anche i campioni più completi a reinventarsi.

L’edizione 2026 arriva in un momento in cui il circuito maschile vive il pieno della nuova generazione e quello femminile continua a essere uno dei più competitivi degli ultimi anni. Ma su tutto aleggia una sensazione particolare. Perché questa volta il tabellone racconta solo una parte della storia. L’altra ha un nome che non ha bisogno di presentazioni: Serena Williams.

Wimbledon 2016, settima volta campionessa

Wimbledon 2016, settima volta campionessa

Il ritorno della Regina. Ventitré titoli dello Slam in singolare e quattordici in doppio, quattro medaglie olimpiche, cinque titoli Finals, oltre trecento settimane da numero uno, raccontano solo una parte della sua grandezza. L’altra è impossibile misurarla con le statistiche. Sta nell’intesnità con cui affrontava i momenti decisivi, nella sensazione che una partita non fosse mai davvero finita finché dall’altra parte della rete c’era lei. Sta in quella convinzione, quasi irrazionale, che Serena avrebbe trovato un modo per vincere comunque. Per chi è cresciuto guardandola giocare, non è stata semplicemente una campionessa. È stata un punto di riferimento. La misura dell’eccellenza. La certezza che la forza potesse convivere con l’eleganza, che il carattere potesse essere un colpo tanto quanto il servizio. Il suo è stato un dominio durato oltre vent’anni, un impatto culturale che ha cambiato per sempre lo sport femminile.

A 44 anni, dopo quasi quattro anni senza disputare un match di singolare ufficiale, torna a Wimbledon grazie a una wild card. L’ultima sua partita risale agli US Open del 2022, quando in un Flushing Meadows gremito aveva detto a venticinquemila persone in lacrime “non credo tornerò”. Da allora sembrava essersi chiuso definitivamente uno dei capitoli più straordinari della storia dello sport.

Anatomia di un servizio perfetto

Anatomia di un servizio perfetto

La domanda che tutti si fanno è : può davvero essere competitiva? Forse sì, forse no. E, in fondo, è quasi irrilevante. Perché Serena non torna soltanto per vincere. Torna per ricordare cosa significa avere un’aura capace di cambiare l’atmosfera di un torneo. In un’epoca dominata da Sabalenka, Swiatek, Gauff e dalle nuove stelle del circuito, la sua presenza riesce comunque a catalizzare l’attenzione e ad alzare la pressione in maniera significativa.

Sta di fatto che Wimbledon è sempre stato il suo regno. Sull’erba londinese ha conquistato sette titoli in singolare e sei in doppio insieme alla sorella Venus, un doppio misto da giovanissima e due medaglie olimpiche nel 2012, costruendo alcune delle pagine più iconiche della storia recente dello sport. Perciò se esiste un luogo in cui il suo tennis può ancora esprimersi al massimo, è proprio qui. Il suo servizio è il migliore mai visto nel tennis femminile e sull’erba è sempre stato un’arma quasi impossibile da arginare, la sua capacità di togliere tempo all’avversaria, l’aggressività in risposta, gli angoli stretti e quella straordinaria attitudine a giocare meglio quando la pressione aumenta sono caratteristiche costruite apposta per il Centre Court. È vero, il circuito oggi è diverso. Più giovane, più veloce, più profondo. Ma è altrettanto vero che praticamente nessuna delle protagoniste attuali ha mai dovuto affrontare Serena Williams, tanto meno sull’erba di Wimbledon, nel palcoscenico più importante del mondo. Ed è questo il bello. Non sappiamo quale Serena vedremo. Sappiamo però chi è Serena.

L’iconico “cmon” alla Serena Williams

L’iconico “cmon” alla Serena Williams

Il ritorno ha anche un significato personale. Serena ha raccontato di voler giocare davanti alle sue figlie, regalando loro la possibilità di vederla competere in quel posto che l’ha resa una leggenda. È una motivazione diversa rispetto al passato, meno legata ai record e più al desiderio di vivere ancora una volta l’emozione della competizione. Anche se non dovesse arrivare fino in fondo, ogni partita di Serena Williams sarà un pezzo di storia.

Serena accompagnata a Wimbledon dalle figlie Adira (3) e Olympia (9)

Serena accompagnata a Wimbledon dalle figlie Adira (3) e Olympia (9)

Perché si vive anche di momenti simbolici. Di campioni che ritornano, di stadi che si alzano in piedi prima ancora che inizi il riscaldamento, di applausi che raccontano una carriera più dei trofei. Wimbledon 2026 offrirà certamente grande spettacolo, ma il suo volto resterà quello di Serena Williams. Per una settimana — forse due — il tempo sembrerà tornare indietro. E per chi ama lo sport, assistere al ritorno di una delle atlete più influenti di sempre sarà molto più di una semplice partita: sarà l’occasione per vedere, ancora una volta, la storia entrare in campo.

— Adele Suatoni Scrivo di sport, emozioni e cose che restano.

Foto: Wimbledon / Getty Images /

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