Non uccidere: il fascino del delitto
Di tutti e dieci i Comandamenti, non saprei dire qual è quello più disatteso. Sono propenso a pensare che tutti e dieci lo siano. Qui mi…
Non uccidere: il fascino del delitto

Grandi delitti della storia
Di tutti e dieci i Comandamenti, non saprei dire qual è quello più disatteso. Sono propenso a pensare che tutti e dieci lo siano. Qui mi interessa parlare del quinto (secondo il catechismo cattolico); sesto, secondo la Bibbia (Esodo 20:2–17): non uccidere.
Anche se è complicato capire il perchè di questa posizione del comandamento, sembra facile comprendere come la conseguenza dell’uccidere, quando si commette un “delitto”, continua a mantenere nel tempo un fascino perverso.
Dal lat. delictum, derivato di delinquĕre (v. delinquere), part. pass. delictus, si intende un atto illecito, doloso o colposo contro la persona, contro la famiglia, contro il patrimonio, contro la personalità dello stato, contro l’amministrazione della giustizia, contro il sentimento religioso, contro l’ordine pubblico, contro l’incolumità pubblica, contro la moralità pubblica e il buon costume, fino a diventare sinonimo di omicidio, assassinio, delitto, appunto.
L’uccisione di una singola persona può cambiare il corso della storia. Questa collana inedita del “Corriere della Sera”, scritta da autorevoli studiosi, approfondisce le circostanze, gli antefatti e le conseguenze storiche e culturali degli episodi di sangue che hanno rappresentato vere e proprie cesure per popoli, nazioni, secoli.
Da Cesare a Cicerone, da Lincoln a Martin Luther King, da JFK a Gandhi, da Falcone e Borsellino a Enrico Mattei, da Francesco Ferdinando a Umberto I, l’eccezionalità delle storie, la natura estrema dei fatti e gli elementi psicologici in gioco vengono raccontati con rigore e accuratezza: i grandi cambiamenti storici sono spesso iniziati da un delitto.
E’ stato scritto, e molti lo pensano, che “uno vale uno”. La frase, che è diventata anche uno slogan politico, significherebbe democrazia, decidere insieme, spazio per la partecipazione di tutti e che nessuno fa per gli altri o conta di più. Significherebbe rifiutare una logica che ci ha portati tanto al fascismo in passato che allo strapotere dei leader di partito oggi.
Con la possibilità di voto, attraverso internet, per le scelte da condividere, “Uno vale Uno” vorrebbe dire anche partecipazione, in alternativa al modello di delega e rappresentanza. Io penso, invece, che nessuno vale tanti. “Uno vale Uno” vuol dire che il tuo voto pesa come il mio e che ognuno di noi ha diritto al proprio parere senza, perciò, vincolare le decisioni prese dal gruppo.
Uno vale uno significherebbe, quindi, rispettare il parere altrui e le decisioni assunte dalla maggioranza facendole proprie. Se date uno sguardo alla lista dei trenta libretti dedicati ai delitti “eccellenti” vi accorgerete che è stato sempre colpito non “uno” qualunque, sia esso un politico, scrittore, idealista, rivoluzionario, magistrato, dittatore, uomo o donna, non fa differenza.
Il delitto rimane delitto, e “uno non vale uno”. Sempre scorrendo la lista dei nomi ci si rende conto che “Jack lo Squartatore” fu ben diverso da Marat, così come Rosa Luxemburg da Elisabetta d’Austria.
Ogni essere umano è un “mondo” unico ed irripetibile, conosciuto e ignoto a se stesso ed agli altri. Ma ciò non significa che può/deve essere eliminato. Eppure i “delitti” della storia vanno ben oltre la serie limitata di questa collana che nella sua prima uscita ha un nome eccellente: Giulio Cesare. Basta la parola …
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