Calipso
«Tristi voi Numi siete, siete invidi, come niun altri, che contendete alle Dive che giacciano presso ai mortali palesemente, se alcuna…
Calipso
«Tristi voi Numi siete, siete invidi, come niun altri, che contendete alle Dive che giacciano presso ai mortali palesemente, se alcuna s’elesse un diletto consorte.
[…]
Io lo nutrivo, io l’amavo, io fatta gli avevo promessa che sarà fatto immortale, che immune sarà da vecchiezza. Ma se possibil non è che un altro dei Numi contrasti la volontà de l’egíoco Giove, né vana la renda, vada pur via, se quegli comanda, se quegli lo spinge, sovra lo sterile mare; ma io rimandarlo non posso: poi che non ho navigli forniti di remi, o nocchieri che trasportare lo possan su l’ampia distesa del mare. Ben lo potrò di consigli giovare, dicendogli il modo ch’ei senza danno possa tornare alla patria sua terra»
(Odissea, V Canto — Omero)

Tanti i desideri e le parole racchiuse dentro questo corpo. Sono come una marea a volte, che si solleva nell’aria e si riversa in te, mentre gemi e sospiri. E con me ti do ogni cosa: tutto il mio gorgheggiare, mulinelli d’acqua e d’aria di una storia antica, capace di raccontare adesso, se i Fati e bontà loro vogliono, tutto quello che avrei voluto dire e ho trattenuto, tutto quello che avrei voluto cambiare, le voci autentiche che sento risuonare in me e ciò che si può solo tenere dentro, prima di andare a dormire; poiché non avrò la bellezza di un dio, ma ugualmente risplendo di una luce diversa da ieri.
Riverso la mia onda in te, straniero, che ignaro mi guardi e non sai.
Mi hai dato un nome, che vive meraviglioso e divertente nel tuo ricordo di me, che la prossima ondata avrà già cancellato.
Significa “nascondere”, “coprire”, perché Calipso tante voci occulta nella sua grotta azzurra e profonda, molte fantasie e mancanze cela nel suo sacro bosco, dove sorgenti sgorgano dall’erba e grandi alberi la proteggono dalla luce del giorno. E se una qualche forza debba essere disciolta, voglio che ti arrivi, potente, anche se ti confonde e non conosci cosa l’abbia generata. Mi basta questo adesso, nel tuo libero girovagare.
Ma se è caro a te il desiderio di lasciare Ogigia, come gli dei comandano, non ti intimerò lo stesso divieto che loro imposero a me, ma ti aiuterò a costruire una zattera che possa attraversare le correnti più impetuose che Nettuno ti scaglierà contro.
Sembriamo così uguali in questo divertente gioco e in fondo siamo diversi, che non mi sogno di infrangere le leggi superiori a me. Quindi vai, tenendo sempre a sinistra l’ Orsa maggiore, e danza con me nella spiaggia; ricorda Calipso, le onde birichine nelle vesti e gli occhi di un verde reale che tu stesso hai guardato, mentre attracchi in porto la zattera. Che, se i Fati e bontà loro vogliono, potremmo riconoscerci al di là di questa riva con vesti diverse, ricordando questa nostra amicizia.
Non era forse un paradiso quello che ti avevo promesso e narrato?
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