Salvini: causa o effetto?
Le ‘Sardine’ e la stupida fissazione del fascismo
Salvini: causa o effetto?
Le ‘Sardine’ e la stupida fissazione del fascismo

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Salvini e fascismo sembrano ormai sinonimi. I media non fanno altro che sottolineare e diffondere questa equazione, e similmente altrettanti giovani si son riempiti la bocca della stessa formula estenuante e infinitamente ripetuta. Ma seriamente il fascismo è il problema principale del paese? Le ‘sardine’ (il nuovo fenomeno di protesta giovanile, vedi Fig 1), che cantano ‘O bella ciao’ in piazza, e si danno l’unico scopo di opporsi al salvinismo (con misero comune obiettivo del governo giallo-rosso), hanno davvero ragione? E da cosa devono resistere?
Sebbene noti per essere pesci dall’alto contenuto di Omega 3, queste sardine sono tutto meno che sane per il nostro organismo. Anche se è evidente una crescita di Casa Pound negli ultimi anni (unico partito che si dichiara neo-fascista) si tratta ancora di un 2% nella migliore delle migliori delle ipotesi. In ogni caso quel che i giovani pesci azzurri non sembrano digerire invece, è probabilmente la democrazia, un po’ come gli anti Trump dopo gli esiti del 2016. Ci si chiede se a scuola abbiano imparato veramente cosa sia stato il fascismo, soprattutto quello post leggi razziali, e come sia possibile che si permettano di paragonare anni che non hanno vissuto, con la libera espressione democratica. Ma a parte queste sciocchezze, è fondamentale capire un concetto semplice, che non è chiaro nemmeno alla sinistra dei salotti o dei giornalisti televisivi: Salvini non è la causa di un odio o di una frustrazione, Salvini è l’effetto. Questa storia che ci raccontano al contrario, è da guardare come prodotto d’un malcontento non come causa d’un attrito interno. Matteo ha raccolto qualcosa che già era presente (giustificato o meno) e che aveva solamente bisogno d’un nome (e un bel po’ di marketing).

Fig 1 — Source — Le ‘sardine’
Se davvero avessimo voglia di analizzare meglio questo evidente fenomeno di polarizzazione (che vediamo in tutto il mondo), potremmo iniziare con l’uscire da vecchi epiteti di quasi un secolo fa (che usavano i nostri nonni e padri), e guardarci attorno:
- Gli italiani, forse più di altri, soffrono di grave distopia. Percezioni e realtà sono due mondi separati: Daniel Kahneman ce lo ha insegnato, non siamo un granché a valutare statisticamente il mondo. I media hanno una responsabilità nel far percepire qualcosa di marginale come fondamentale. Hans Rosling ci ha fatto vedere, con gapminder.com (testate la vostra ignoranza sul mondo) e il suo libro Factfulness, quanto siamo infusi di pessimismo in quest’epoca. Tutti i grandi indicatori di benessere sono drammaticamente migliorati negli ultimi 40 anni. Altro libro sullo stesso tema, ma incentrato sull’Italia, è La Penisola che non c’è di Nando Pagnoncelli, che racconta come il percepito degli Italiani sia diverso dai dati reali che mai sono conosciuti nel dettaglio.
- Il ruolo di amplificazione dei social media in questa polarizzazione è ormai conosciuto. Il cosiddetto “Confirmation Bias” di cui tutti siamo peccatori, ha portato il mondo a far della politica una tifoseria. Assieme al punto 1 e 2 è uno dei fattori che alimenta la discrepanza tra realtà e percezione. La polarizzazione politica però è sempre stimolata da motivazioni più profonde, legate ad uno scontento interno, una ineguaglianza economica che rischia di destabilizzare la democrazia, di creare un percepito di grosse ingiustizie e di frustrazione in una popolazione.
Allora Salvini, che ben ha saputo usare le nuove piattaforme digitali, ha semplicemente raccolto un trend.
Ma questo trend italiano di scontento è costruito su un’illusione? Ni.
Sì: sì perché gli indicatori a livello globale migliorano, gli omicidi diminuiscono drasticamente, la tecnologia ci aiuta a vivere meglio, la povertà è diminuita oltre le aspettative e gli obiettivi dell’UN, e noi vediamo sempre una caricatura pessimista della verità a livello generale.
No: no perché quello che alimenta la frustrazione è la relatività della performance del paese nei confronti degli altri Stati. Il malcontento nasce da povertà relativa e non assoluta. E siamo, relativamente ai nostri coetanei, messi male.
- Nord e Sud : Se guardiamo l’Italia nella mappa europea sotto (in Fig 3), è evidente come tra il Sud e il Nord del paese vi siano due storie differenti per quanto riguarda il reddito pro capite (e anche per altre molte statistiche a dire il vero). Questa differenza, che a chi ha un minimo viaggiato tra le due macro regioni non sorprende, è certamente un motivo di attrito, amplificato in condizione di stagnazione come quella attuale.
- Crescita : La crescita italiana è, sempre paragonata alle altre potenze europee (e mondiali), una delle peggiori in termini di crescita del PIL (Fig 4): +1.2% la crescita percentuale nel 2018 del PIL reale. Da solo può anche dir non molto (cosa non vera), ma nel panorama globale è un disastro.
- Tasse : Il paese è uno tra i più tassati nel mondo (Fig 5 — i dati in figura sono del 2015, i più affidabili dell’OECD), e, aggiungerei, anche uno dei paesi con la burocrazia più intricata e malata
- Lavoro : Il tasso di disoccupazione (~10%), comparato al resto del mondo, è ancora una volta inaccettabile considerando che siamo uno dei paesi del G7 (Fig 6). Non a caso si registra un incredibile aumento delle emigrazioni giovanili.
- Natalità : Qui è abbastanza chiaro il motivo. Le donne oggi fanno figli dopo i 30 anni, per via di una stabilità economica che è ritardata, conseguenza di un’istruzione più lunga (Fig 7) e soprattutto lo standard di figli per famiglia è sceso sotto 2: questo porta alla diminuzione di natalità che oggi osserviamo e a quello che diventerà un nuovo equilibrio mondiale entro il 2100. Altri fattori possono avere un ruolo (minor frequenza del coito fra i giovani, efficacia contraccettiva, emigrazione giovanile, ecc), ma probabilmente meno pesante di quelli sopra citati. Il problema è però nella differenza di pendenza dei due trend nella figura 7: dopo il 2008 i nati diminuiscono più velocemente della fertilità media. Quindi aggiungiamo il peso delle pensioni sul nostro petto, un paese con un problema demografico rischia di incartare il sistema pensionistico per ovvi motivi.

1: Fig 3 — Soucre — GDP per capita per region
![2: Fig 4 — Source — GDP growth [%]](https://miro.medium.com/v2/resize:fit:1326/1*cWgjyJuRaS51Ko3LmJ4ytg.png)
2: Fig 4 — Source — GDP growth [%]

3: Fig 5 — Source

4: Fig 6 — Source

5: Fig 7 — Source
Sono poche le parole necessarie a descrivere questo scenario: non il fascismo, non l’immigrazione, non le pensioni, né l’evasione fiscale. Il paese è uno dei più severi riguardo alla tassazione (e burocrazia), ha uno dei più alti tassi di disoccupazione nel mondo, invecchia a vista d’occhio e cresce in modo ridicolo rispetto agli altri. Fa tristezza veder manifestare i giovani per il cambiamento climatico, il fascismo o Salvini con quella foga, e non invece per le tasse o per il lavoro.
Difficile non riuscire a vedere che una frustrazione interna al paese, soprattutto nei giovani senza lavoro, non può che produrre il grido disperato ed assistenzialista che cerca il primo Salvini e, rispettivamente, l’anti Salvini di turno. Gli estremi politici crescono (non solo a destra) come effetto di cosa sta accadendo: un paese in cui 1 giovane su 5 si laurea e tutti quanti gli pagano l’istruzione, che probabilmente se intelligente emigrerà all’estero, che se invece rimane non aprirà un’azienda in Italia per la burocrazia e la soffocante pressione fiscale, che se cerca lavoro non lo troverà perché le aziende non investono nel paese o spostano le sedi, che se lo trova non sarà stipendiato adeguatamente, che se non stipendiato adeguatamente non farà figli o li ritarderà.
Quindi sì sardine, mi sembra proprio che il populismo sia il problema del paese, e che Salvini, ne sia la causa.
Lorenzo Coacci
3 Dicembre 2019
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