Le famiglie queer ad Altamura
Nello spazio del possibile Michela Murgia è seduta in uno dei bar di Piazza Duomo e gira per le strade di Altamura. Gira attorno la…
Le famiglie queer ad Altamura
Nello spazio del possibile Michela Murgia è seduta in uno dei bar di Piazza Duomo e gira per le strade di Altamura. Gira attorno la Cattedrale, mette il naso nei forni della zona e, poi, si ferma a parlare con la signorina Graziella, che quegli odori li conosce bene essendo cresciuta in quel quartiere. Graziella è signorina e vive con la sua amica Lina, vedova da qualche anno e con una figlia che vive a Londra. Graziella sta innaffiando le piante del suo claustro quando Michela Murgia si ferma.
M: Complimenti, è un giardino bellissimo!
G: Grazie assai. Questo è un claustro, lo conoscete? Siete forestiera?
M: Sì signora, sono sarda.
G: Sono signorina, non mi sono mai sposata. Però vivo da tanti anni con la signora che prima viveva all’appartamento sopra, Lina. E voi? Tenete famiglia?
M: Sì sì… e anche molto simile alla sua — dice sorridendo.
G: Ah sì? Vivete con vostra sorella? Comunque piacere, mi chiamo Graziella.
Nei momenti di silenzio si sente il suono del ragù scoppiettare sul fuoco.
Michela Murgia: ho una famiglia molto numerosa. Ci sono quattro figli. Ciascuno di loro si crede figlio unico rispetto a me. Sono entrati nella mia vita in tempi diversi. Da Raphael, il più piccolo, agli altri. Stanno con me da quasi vent’anni. Abbiamo mantenuto delle relazioni più o meno vicine in anni diversi ma nei momenti di transizione importanti erano tutti presenti in modo parentale. Poi c’è Claudia. Abbiamo condiviso il figlio come due donne che si passano una responsabilità. L’altro giorno piangendo lei mi ha detto: io sono stata una madre migliore perché c’eri anche tu. E io le ho risposto: io sono stata una madre perché tu me lo hai consentito. Questa cosa mi commuove profondamente. Ed è stato bello quando Claudia si è sposata con Marco. Gli ha detto: guarda che c’è questa donna con cui ho cresciuto mio figlio. Se vuoi sposarti con me, devi accettare anche lei. E lui ha detto: va bene. Ma ci sono tante altre persone1.
G: Ma un tempo era così. Quando ero piccola io vivevamo in campagna con tutti i cugini. Le famiglie erano unite, si cresceva tutti come figli. Ora con Lina dividiamo la spesa, puliamo la casa, teniamo il giardino. E la domenica facciamo pure il dolce.
M: Le famiglie non sono solo di sangue. Lei e Lina vi siete scelte. Sa, io ho avuto più madri. Mia madre, rivoluzionaria ma vincolata in casa ai rapporti violenti e tossici di mio padre, e mia zia, conservatrice, cattolica, ministro straordinario dell’eucarestia ma anche più libera rispetto al rapporto col marito e con me1.
G: Pure Lina dà l’eucarestia in Cattedrale. Jé ‘na bella cristien, ormai la figlia vive lontano e qui siamo rimaste noi due. D’estate viene a trovarci sua figlia, ma lei ormai vive a Londra. Lavora là e in vacanza se ne torna qua. Le voglio bene come a una figlia. Come lei con la sua amica.
1 intervista Vanity Fair, https://www.vanityfair.it/article/michela-murgia-famiglia-queer
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